Il “passo di lato” era nell’aria da mesi, ma la rapidità del crollo ha comunque spiazzato i palazzi della politica siciliana. Le dimissioni di Anthony Barbagallo dalla guida del Pd regionale certificano il fallimento dell’ennesimo tentativo di pax interna in un partito strutturalmente logorato dalle correnti. Con il mandato rimesso formalmente nelle mani di Elly Schlein, il Nazareno si appresta a prendere in mano il dossier Sicilia. Le parole di Igor Taruffi, responsabile Organizzazione nazionale, tracciano la strada: azzeramento e gestione centralizzata per evitare che la rissa interna pregiudichi la corsa alle Regionali del 2027.

Le radici del crollo: il logoramento dei deputati Ars

Ufficialmente, Barbagallo ha motivato la scelta con la necessità di “cambiare marcia” in vista delle prossime scadenze elettorali. Nei fatti, il deputato nazionale si è trovato isolato, stretto nella morsa di un gruppo parlamentare all’Ars sempre più insofferente alla sua gestione. I tentativi di mediazione degli ultimi mesi sono naufragati uno dopo l’altro: “In Sicilia ho lavorato per ricomporre le diverse sensibilità del Pd… La ricomposizione ancora non arriva”, ha ammesso lo stesso ex segretario.

A pesare sul tavolo ci sono i veti incrociati sul posizionamento del partito rispetto al “campo largo” regionale e le storiche frizioni tra le anime riformiste e la linea Schlein, di cui Barbagallo era il garante nell’Isola ma con margini di manovra ormai ridotti al lumicino dalle fronde interne.

Cosa succede adesso: l’ombra del commissariamento

L’intervento della segreteria nazionale è già scattato. Igor Taruffi ha dettato le condizioni per il post-Barbagallo, invocando una svolta drastica. Un assist immediatamente raccolto a Palermo dal capogruppo dem all’Ars, Michele Catanzaro, che si fa portavoce dei parlamentari regionali: “Condividiamo le parole di Igor Taruffi. Gli appuntamenti politici che abbiamo davanti richiedono senso di responsabilità da parte di tutti noi. La posta in gioco è troppo alta: dobbiamo mandare a casa le destre e costruire un’alternativa credibile”.

La sponda offerta da Catanzaro a Taruffi indica la volontà dell’Ars di assecondare i piani di Roma per una “fase nuova”. Tradotto dal politichese: a guidare la transizione potrebbe essere un commissario inviato dal Nazareno, una figura terza di caratura nazionale capace di congelare i conflitti locali e traghettare il partito fino ai congressi.

Verso le Regionali 2027

La mossa di Schlein non sarà solo organizzativa, ma fortemente politica. La Sicilia è considerata un laboratorio cruciale. Catanzaro ha blindato l’allineamento con Roma: “Siamo pronti a sostenere le iniziative che la segreteria nazionale indicherà”. Resta da capire se le correnti siciliane accetteranno passivamente i diktat del Nazareno o se la corsa alla successione aprirà una nuova, sanguinosa guerra interna per le candidature che contano.