• Nell’isola vi sono numerosi scavi
  • Un viaggio per scoprire quali siano i cantieri
  • Samonà: “Siamo davanti ad un rinnovato entusiasmo”

Da Lilibeo a Messina, da Segesta a Siracusa, da Selinunte ad Agrigento, la Sicilia, in attesa di poter riaprire i parchi archeologici ai visitatori, continua a lavorare alacremente alla ricerca della propria storia: sono innumervevoli cantieri attivi in cui si stanno svolgendo scavi archeologici per scoprire sempre più sulle testimonianze lasciateci dalle antiche civiltà che hanno abitato l’Isola.

Quella che sta vivendo la Sicilia da alcuni mesi è una stagione di entusiasmante ripresa dei cantieri archeologici e di rinnovate collaborazioni con università siciliane, italiane ed estere: una vera e propria primavera dell’archeologia in Sicilia, grazie all’impulso dell’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

“La ricerca della nostra storia e delle testimonianze del passato – sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – è, non soltanto un impegno scientifico e un modo per conoscere le nostre radici e la nostra identità, ma un’attività che ha il gusto della contemporaneità, perché ci permette di offrire al mondo una Sicilia più consapevole di se stessa, in grado di progettare futuro e politiche di sviluppo proprio a partire dalla cultura. Definire questa stagione come la primavera dell’archeologia siciliana è oltremodo giusto, perché siamo davanti a un rinnovato entusiasmo che il Governo regionale ha posto al centro di una visione complessiva, che unisce studio, scienza, storia, cultura ed economia, protesta alla crescita della nostra Sicilia”.

Proviamo a compiere, quindi, un viaggio all’interno delle diverse province per segnalare i cantieri di scavo che animano in questi mesi il territorio siciliano, sotto la direzione dei Parchi archeologici e delle Soprintendenze della Sicilia.

Agrigento

Ad Agrigento le archeologhe del Parco della Valle dei Templi hanno avviato nei giorni scorsi il nuovo cantiere di scavo per riportare in luce il teatro ellenistico scoperto nel 2016 e di cui è stata individuata solo la parte sommitale della cavea sulla quale sedevano gli spettatori. Il 70 percento del monumento, ampio 100 metri quadri, è ancora nascosto sotto le campagne della valle e la prima tranche di lavori mira a recuperarlo insieme con i reperti che custodisce.

Ma non solo: la Scuola Normale di Pisa è tornata a studiare il tempio “D” e gli edifici della collina dei templi con una borsa di studio a Cristoforo Grotta, studioso e docente a contratto dell’Università di Palermo che seguirà le indagini sotto la guida di Gianfranco Adornato, professore di Archeologia della Normale di Pisa. Inoltre, si scava anche nell’area di un torrione visibile all’ingresso del parco che potrebbe risultare essere la porta d’accesso al santuario, un’area sacra di dimensioni imponenti che fino ad oggi non è stata indagata e che potrebbe essere stata dedicata a Hera o Atena.

Sempre ad Agrigento, in collaborazione con l’Università di Catania e la Scuola Normale di Pisa, da giugno riprenderanno le ricerche al tempio di Giunone. Con la Freie Universitat di Berlino, inoltre, si indaga l’area del Ginnasio, con l’Università di Bordeaux-Montagne l’area monumentale ad Est di Porta V, con l’Università di Augsburg sono in corso gli scavi al santuario extraurbano di S.Anna, mentre l’Università di Palermo ha ripreso le indagini nell’area a SE dell’Olympieion, l’Università di Bologna lavora nell’Insula III del Quartiere Ellenistico-Romano e nel quartiere dei ceramisti presso porta V, grazie a una convenzione con l’Università Statale di Milano riprendono gli studi sulla città greca.

Intanto la soprintendenza ha in programma numerose attività di scavo nei siti della Valle del Platani. In particolare in fase di avvio un nuovo intervento a Monte Castello di Sant’Angelo Muxaro, dove, dopo le importanti risultanze delle indagini del 2020, si è messo in luce l’intero perimetro delle mura del castello medievale e sono state verificate le diverse fasi di frequentazione del sito che risalgono al Neolitico medio-finale (metà del VI millennio a.C.).

E sono in programma, in proposito, una mostra e un convegno internazionale sulle recenti acquisizioni che riscrivono, con i dati inediti e i risultati di analisi scientifiche, le fasi più antiche di popolamento del territorio.

Nel comune di Santa Elisabetta sono in fase di programmazione scavi nei siti di Monte Cheli e Monte Guastanella, luoghi di straordinario interesse non solo dal punto di vista archeologico (sede di una grande necropoli tardoantica il primo, fortilizio militare di età medievale il secondo), ma anche geologico, in quanto esempi della successione sedimentaria evaporitica di circa sei milioni di anni fa, in cui sono documentati i cristalli di gesso fra i più grandi in Europa.

Nei siti svolgono attività di studio e ricerche numerosi tirocinanti sia in scienze geologiche che archeologiche, secondo accordi di collaborazione e/o convenzioni con le Università di Modena e Reggio Emilia, la Sapienza di Roma, l’Alma Mater di Bologna, le Università di Palermo e Catania.

Caltanissetta

Ad opera della soprintendenza, vanno avanti gli scavi che hanno portato, a Vallelunga Pratameno, alla scoperta di un’importante villa rurale romana del I secolo d.C., verosimilmente un’azienda agricola, che si estendeva su sei ettari. La Villa, emersa durante i lavori per la realizzazione della linea ferrata Palermo-Catania, si configura come uno dei più importanti ritrovamenti nell’area interna della Sicilia.

A Gela, invece, in via Di Bartolo, sono in corso i lavori di musealizzazione della necropoli greca riferibile ai primi coloni fondatori della città. Il lembo di necropoli, rinvenuta durante i lavori di scavo per la posa della fibra ottica, riguarda in particolare dieci sepolture, distribuite su due livelli, all’interno delle quali sono stati individuati centinaia di frammenti di pregevole fattura in stile proto-corinzio, corinzio e attico, molti dei quali ricomponibili.
Grazie alla convenzione con l’Università di Camerino si indaga, infine, nell’area di Vassallaggi, sito preistorico dell’età del bronzo nel territorio di San Cataldo e, grazie alla convenzione con l’Università degli Studi di Catania, si avvieranno le ricerche archeologiche nell’area di Dessueri, necropoli preistorica tra i territori di Butera e Mazzarino.

Catania

A Catania sono in fase di avvio i lavori di sistemazione e scavo dell’anfiteatro romano di piazza Stesicoro e gli scavi de “le necropoli” in via Androne. A Caltagirone si lavora alla valorizzazione dell’area archeologica Colle S. Ippolito, mentre a Ramacca si indaga nell’area archeologica di Castellito “La Domus”. Inoltre, sono in corso diverse mostre che espongono i reperti archeologici rinvenuti a S. Maria di Licodia, dove è appena stata inaugurata l’esposizione virtuale “la storia nella storia”, mentre la Guardia di Finanza espone, nella mostra “Dai sequestri alla valorizzazione”, materiali degli scavi rinvenuti nel territorio di Riposto.

Enna

Il Parco Archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale ha in corso collaborazioni con l’Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna, con l’Università di Trento e l’Università Kore di Enna che stanno operando con scavi e ricerche nella Villa Romana del Casale di Piazza Armerina. Inoltre, il governo regionale ha in atto un grande progetto di recupero della Villa Romana di Gerace, un’altra importantissima testimonianza nel cuore della Sicilia Centrale, in un’area a metà strada fra Enna e Barrafranca. Inoltre, grazie al vincolo archeologico apposto lo scorso anno in’area del territorio di Centuripe, si sta progettando un’attività di ripresa delle indagini archeologiche del territorio. Sempre nell’Ennese, sono in fase di studio alcuni rinvenimenti avvenuti nel territorio di Cerami, che potrebbero far pensare a testimonianze di culti solari.

Messina

A Messina sono in corso in questi giorni i lavori di indagine di un settore della più ampia necropoli ellenistico-romana degli Orti della Maddalena risalente al II sec a.C., emersa nel corso dell’attività di vigilanza svolta dalla soprintendenza.

Ad Halaesa, leggendaria città siculo-greca che si trova nel territorio di Tusa stanno per riprendere le indagini volte a meglio individuare il teatro. Mentre il neo direttore del Parco di Tindari, Domenico Targia, sta formalizzando la convenzione con l’Università francese di Amiens per la ripresa degli scavi e le Università di Messina, Oxford e Palermo indagheranno sul santuario di Apollo, mentre è in corso per Tindari una convenzione con l’università di Torino.

Grazie al professor Luca Sineo, paleontologo dell’Università di Palermo, sono in corso ricerche nel sito paleontologico e preistorico della “Grotta di San Teodoro”. Il sito, dove sono presenti resti di elefante nano, iena, cervo, cinghiale, orso, asino fu abitato dall’uomo tra i 12.000 e gli 8.000 anni prima di Cristo.

L’importanza della grotta è legata al ritrovamento delle prime sepolture paleolitiche siciliane – sono cinque crani e due scheletri eccezionalmente completi – che ci hanno consentito una conoscenza approfondita degli antichi abitanti della Sicilia. La testimonianza più importante è il ritrovamento dei resti fossili di una donna di circa 30 anni, alta 165 cm, alla quale è stato attribuito il nome di Thea (dal latino Theodora) per collegarlo a quello della grotta. Inoltre proseguono i lavori alla villa S.Pancrazio di Taormina dove sono state già rinvenute tre Domus di età imperiale e un muro arcaico in tecnica poligonale, unica evidenza a Taormina.

A Terme Vigliatore si continua a scavare nella villa romana in contrada S.Biagio mentre a Milazzo proseguono gli scavi nel lembo di abitato tardo-antico di via Cumbo Borgia e nel tratto di necropoli del I e II secolo d.C.; a Lipari, infine, si indaga su un impianto produttivo di età romana.

Per quanto riguarda le Isole Eolie, al Villaggio preistorico di Capo Graziano, abitato durante l’età del Bronzo Antico e Medio, verranno condotte nuove indagini archeologiche al fine di individuare e mettere in luce altri manufatti, al fine di ampliare le potenzialità della fruizione.

A Stromboli, nel Villaggio preistorico in c.da San Vincenzo, gli scavi condotti con l’Università di Modena e Reggio Emilia, dalla professoressa. Sara T. Levi (Hunter College New York), nel corso di dieci anni hanno portato alla luce i resti di strutture dell’età del Bronzo e di età medievale.

Al Castello di Lipari, con l’Università Roma Tre è in corso l’attività di scavo nell’area archeologica e sede del Museo Archeologico Regionale Luigi Bernabò Brea. Qui è in corso l’individuazione di parte della stratigrafia preistorica (fase di Serra d’Alto del VI millennio a.C.) e protostorica (Media Età del Bronzo), con rinvenimenti anche di ambito medievale, già messa in luce e studiata dallo stesso Bernabò Brea e da Madeleine Cavalier.

E’ in corso, inoltre, un Laboratorio di archeobotanica con l’Università del Salento mirata alla ricerca e studio sui resti dei vegetali composti da semi (carpologia), carboni (antracologia) e frammenti vegetali fossili, recuperati nei contesti dei siti archeologici e naturali delle isole Eolie e conservati nei depositi del Museo di Lipari. In particolare dai siti preistorici. Con il Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano è in corso il progetto “Ossidiana di Lipari e comunità umane neolitiche nelle isole Eolie”, studio e analisi delle colate di ossidiana nell’isola di Lipari in rapporto al popolamento delle isole Eolie durante il Neolitico.

Con partner scientifici come Sara T. Levi (Hunter College New York), Girolamo Fiorentino (Università del Salento), Helen Dawson (Università Bologna), Pietro Lo Cascio (Nesos, Lipari).
si sta svolgendo, infine, la mappatura topografica dei siti archeologici dalla preistoria all’età bizantina con sistemi geolocalizzazione.

Palermo

Moltissimi i cantieri di scavo in corso a Palermo e nella sua provincia. Nel Parco Archeologico di Himera, Solunto e Monte Iato, grazie a un protocollo d’intesa sottoscritto tra il direttore Stefano Zangara, e il direttore del dipartimento Culture e Società dell’Università di Palermo, Michele Cometa, è stata avviata una nuova stagione di ricerca nei tre siti archeologici.

L’accordo, che sancisce la collaborazione tra i due enti, consente di approfondire la storia dei luoghi, grazie all’attività di studio svolta dai docenti e ricercatori di istituti universitari siciliani e nazionali. In particolare, diversi approfondimenti riguardano l’area di Himera e l’analisi dei sistemi e delle installazioni idrauliche di Solunto.
Proprio a Solunto, da alcuni giorni studenti e dottorandi dell’Università stanno approfondendo importanti aspetti dell’insediamento di età arcaico-classica della città ellenistico-romana che sono oggetto di tesi di laurea, di specializzazione e di dottorato.

Intanto, sempre nell’ambito della collaborazione con l’Università di Palermo, si stanno svolgendo le attività relative a due progetti. Il primo, coordinato da Elisa Chiara Portale, riguarda il rilievo architettonico, l’analisi archeologica, la georeferenziazione e geolocalizzazione di tutto l’impianto urbano, al fine di realizzare una ricostruzione della città antica da proporre attraverso un percorso didattico-esplorativo che aiuti i visitatori a orientarsi meglio nella visita di Solunto. Il secondo progetto, finanziato dal Miur attraverso il Pon ricerca, vede impegnato Massimo Limoncelli insieme a un gruppo di ricercatori dell’Università di Palermo e ad alcuni specialisti di architettura antica e di archeologia greco-romana, nella realizzazione di un innovativo progetto di restauro virtuale, che sarà completato alla fine del 2022.

A Palermo, nel Palazzo dell’ Uscibene va avanti il progetto di restauro e riqualificazione con indagini archeologiche e georadar mentre nel sito della Cuba Soprana con il Progetto “Almunias medievales en el Mediterraneo….” proseguono le indagini archeologiche in collaboazione con il professor. Julio Navarro Palazon della Escuela de Estudios Arabes di Granada.
A San Giovanni degli Eremiti è in corso lo scavo archeologico che prevede anche la sistemazione dei percorsi mentre nell’area della Caserma Carlo Alberto Dalla Chiesa si procederà ad effettuare gli scavi all’interno del compendio di pertinenza della Legione e della chiesa di Santa Maria Maddalena; nella Caserma Calatafimi, che insieme alla Caserma Dalla Chiesa fa parte del cosiddetto “Quartiere Militare di San Giacomo”, sono in corso indagini conoscitive.

A Palazzo Steri, si indaga in collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo. Al Palazzo Reale ci sono scavi preventivi all’interno del progetto “Cortile della fontana” e a Piazza Parlamento si stanno effettuando saggi preventivi e sorveglianza archeologica.

In collaborazione con l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale nell’area del Castello a Mare si sta provando a riportare in luce il perimetro del Castello mentre nella Chiesa di Santa Maria della Misericordia nel corso dei lavori di ricostruzione del conservatorio Brunaccini, localizzato sul paleoalveo del Kemonia, si cercano evidenze di chiese rupestri e di ipogei non ancora indagati. Qanat arabi sono oggetto di indagine a Villagrazia di Palermo e a piazzetta Calandra.

Ulteriori scavi sono in corso, inoltre, nella Chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi in collaborazione con CSIS, al Foro Italico e a Palazzo Galletti di Santa Marina
Numerosi gli scavi anche in provincia.

Ad opera del Parco Archeologico di Segesta e della scuola Normale di Pisa si è appena conclusa una campagna di scavi a Entella, nel territorio di Contessa Entellina dove, l’antica città abitata dagli Elimi tra il V e il III secolo a.C. ha restituito i resti di un antico santuario e di un edificio pubblico di età romana.
A Caltavuturo, in un tratto della via Catina-Thermae, una delle strade più importanti della Sicilia, è stata scoperta una strada romana del II-III secolo d.C. Il ritrovamento è avvenuto nel corso dei saggi archeologici preventivi.

L’eccezionalità del rinvenimento sta nel fatto che siamo di fronte all’unico tratto di strada romana costruita sull’Isola, fino ad oggi attestato. Altro dato straordinario è la coincidenza della strada romana con la Statale 120 “dell’Etna e delle Madonie”. Le ricerche hanno confermato che, almeno tra il Km 36 e il Km 37, vi sia una straordinaria corrispondenza tra le due strade, che prima d’ora era stata solo ipotizzata dagli studiosi di topografia antica.

A Villagrazia di Carini sono in fase di recupero alcune Catacombe. A Carini, in contrada San Nicola si scava nell’area dell’insediamento tardo-antico corrispondente alla Hyccara di età romana e medievale. Lo scavo si propone di comprendere l’insediamento, arricchito da pavimenti in mosaico, dal punto di vista planimetrico e diacronico.
A Petralia Soprana, nell’area della villa Romana di Santa Marina, in collaborazione con l’Associazione culturale “G. Messineo” in corso uno scavo che, associato ad indagini geognostiche, si propone di delimitare la planimetria della villa in vita dall’età tardo ellenistica ad età tardo antica.
Ad Altavilla Milicia si scava nella chiesa di Santa Maria di Campogrosso detta la Chiesazza in cui si lavora con l’Università di Breslavia rappresentata dal professore. S. Mozdzioch sui ritrovamenti di età normanna.
A Castronovo di Sicilia la convenzione con l’Università di Roma Torvergata e l’Università di York, ritrovamento sul monte Kassar dell’unica fortificazione bizantina nella Sicilia occidentale e intervento in c.da San Pietro dove si trova una stratificazione che va ininterrottamente dall’età tardo romana fino a quella sveva.
Nei comuni di Alia, Montemaggiore Belsito e Sclafani Bagni, si stanno effettuando saggi preventivi all’interno di un comprensorio ricco di insediamenti archeologici datati dall’età preistorica al Medioevo.

A Gratteri si stanno effettuando indagini archeologiche nell’Abbazia normanna di San Giorgio. Lo scavo, condotto nell’area della chiesa e dell’attiguo convento, ha permesso di scoprire tombe databili in età normanna e sveva e ha confermato l’origine bizantina del sito.
A Cefalù lo scavo effettuato sul sagrato del Duomo in collaborazione con la Diocesi di Cefalù ha messo in luce sepolture e strutture coeve alla fabbrica del duomo normanno e una ricca stratigrafia che dall’ età medievale va a ritroso fino alla fine del V-IV secolo a.C. All’età romana ed ellenistica si datano, invece, i resti di abitazioni del più antico centro abitato.
A Partinico si stanno effettuando ricognizioni archeologiche in c.da Sirignano, dove si trovano resti di un insediamento romano. A Sciara lo scavo archeologico, nell’ambito della realizzazione del metanodotto Gagliano-Termini Imerese, ha permesso di rinvenire due possibili vasche di età medievale connesse alle attività produttive del territorio.
A Gangi è in corso uno scavo nell’area archeologica di Monte Alburchia con particolare riferimento alle edicole votive di età ellenistico-romana. A Collesano a breve si svolgeranno scavi all’interno del castello di origine normanna, mentre a Ustica proseguono le indagini in collaborazione con INGV, per il ritrovamento, nel piano Cardoni, di un villaggio del neolitico.
Numerosi saggi preventivi sono, inoltre, in corso in tutta la provincia.

Ragusa

Nel parco archeologico di Kamarina è attiva da due anni una missione archeologica dell’Università di Roma Tor Vergata, diretta dalla professoressa Marcella Pisani, che ha già intrapreso lavori di scavo nell’area sacra del tempio di Atena e che quest’anno estenderà le ricerche nella zona dell’Agorà, l’area degli altari monumentali.

Siracusa

Ripartono i cantieri di scavo dell’Ecole francaise di Roma con il Cnr di Palermo a Megara Hyblaea dove si trova quella che, da tanti, è stata definita la “Pompei del sud”. Gli scavi, affidati a Massimo Cultraro puntano ad intercettare la griglia di strade e definire la ricostruzione urbanistica di un’area particolarmente interessante che si trova in prossimità del Tempio B, primo edificio di culto dei megaresi. Interessanti approfondimenti anche alla Villa del Tellaro di Noto, dove sono in corso ricerche archeologiche con la University of South Florida e presso l’area archeologica di Pantalica con il dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania.
La soprintendenza di Siracusa ha affidato all’Università di Varsavia gli scavi di Akrai, a Palazzolo Acreide, che dovrebbero portare in luce i resti della città ellenistica. Si indaga anche su un altro teatro antico, quello di Leontinoi, la città descritta da Polibio come grandiosa, che quest’anno celebra 2.750 anni. Oggetto della ricerca è l’ingresso monumentale alla città, gli scavi, infatti, stanno indagando sull’area della Porta nord della polis e sono promossi dall’Università di Catania con Massimo Frasca, già docente di Archeologia della Magna Grecia e direttore della Scuola di specializzazione in archeologia.

Trapani

Dalla punta più occidentale della Sicilia fa da apripista il Parco archeologico di Segesta che – grazie agli scavi iniziati nelle scorse settimane sotto la direzione di Rossella Giglio e la collaborazione con Maria Cecilia Parra della Scuola Normale di Pisa – ha portato in luce l’ingresso monumentale dell’Agorà ed oggi sta conducendo nuovi scavi nell’Acropoli Sud dove si stanno ampliando le ricerche alla “Casa del Navarca” appartenuta a un tale Eraclio, amico di Cicerone, e nell’area circostante dove si trovavano altre residenze private.

A Marsala, invece, si lavora alla necropoli punica emersa durante gli scavi per la realizzazione della rete fognaria che, nelle scorse settimane, ha riportato in luce alcune tombe inviolate e continua a restituirne altre confermando la presenza di un’importante sito. Sempre a Marsala, il dipartimento di archeologia dell’Università di Ginevra riprenderà a breve gli scavi tra l’Insula prima e la Plateia Aelia dell’antica città di Lilibeo, mentre l’Università di Amburgo, con l’uso di attrezzature all’avanguardia, avvierà durante l’estate i lavori di rilievo per la realizzazione di una carta archeologica della città. Grazie al Dipartimento di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali DEMS della Università di Palermo, inoltre, si organizza la VI edizione della History & Politics summer school che si svolgerà a Marsala dal 23 al 28 agosto dal titolo “Eutopia. Istituzioni, democrazia, futuro”.

A Mozia, inoltre, sono in corso scavi con l’Università di Palermo che hanno interessato l’area della “necropoli arcaica” già individuata e parzialmente scavata nel secolo scorso da Whitaker e dal professor Vincenzo Tusa. Le ricerche sono state rivolte a discernere la sequenza stratigrafica delle sepolture e indagare alcuni settori della necropoli, conservati all’interno delle torri della cinta muraria dove sono state individuate aree di sepoltura riservate solo ad individui di età non adulta. Con l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” le ricerche si sono concentrate, invece, nell’individuazione degli edifici afferenti al Santuario del Kothon, posto nella parte meridionale dell’abitato e nella individuazione della sequenza di frequentazione del Santuario di Cappiddazzu, uno dei luoghi sacri moziesi nel quale la presenza umana sembra non aver conosciuto momenti di interruzione.

A Pantelleria si sono già raggiunti mportanti risultati grazie alla pluriennale collaborazione con l’Università di Tubinga e alla missione guidata dal professor Thomas Scheffer. In particolare si evidenziano importanti risultati nella zona dell’acropoli, a monte dell’abitato moderno che ogni anno produce nuove indicazioni. Tra le nuove scoperte si segnala la scoperta dell’Andy del piccolo anfiteatro (comizio) e delle fortificazioni; inoltre sono stati evidenziati apparati pavimentali con tanit di pregevole fattura che saranno oggetto di restauro.

Con il professor Cattani dell’Università di Bologna, continuano la ricerca e gli interventi di restauro conservativo. Con una gestione programmata attraverso la formula di cantieri aperti (cantieri della conoscenza) già in corso a Selinunte. Nell’area di Scauri, infine sono in corso attività di conservazione mentre al Lago di Venere opera il professoressa. Carrie Ann Murray dell’Università di Brock. Qui gli scavi hanno rivelato caratteristiche architettoniche basse in entrambe le aree denominate Area A e B, e un’abbondanza di cultura del materiale ceramico. I materiali risalgono al VI secolo a.C. al II secolo d.C. e segnalano fasi di occupazione sia punica che romana. Inoltre, alcuni dei materiali, comprese le decorazioni e i componenti architettonici, indicano che le strutture in essi contenute erano di carattere importante e apparentemente sacro.

A Selinunte si torna a scavare nel tempio “R” con lo staff della New York University guidato dall’archeologo Clemente Marconi e riprendono le attività in collaborazione con istituzioni accademiche tra cui l’Istituto Germanico di Roma. L’università di Bonn, ad esempio, sarà impegnata nell’area del porto orientale. Altri scavi saranno effettuati nell’Agorà grazie all’Università di Berlino e nel quartiere delle vecchie fornaci dove la direzione del Parco sta predisponendo visite speciali, aperte al pubblico, ad alcune porzioni dell’abitato. Con l’Università Cattolica di lublin, infine, è stata attivata la ricerca dell’antico teatro.

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