Si discute in questi giorni del nuovo bando per le concessioni balneari in Italia. Gli operatori di Lampedusa, però, lo contestano sostenendo che “ignora il contesto umanitario, ambientale ed economico dell’isola”. Per questo richiedono dei correttivi che vadano a favore dell’isola e di chi gestisce le proprie attività familiari locali, cercando di differenziare il trattamento rispetto al resto delle altre mete balneari italiane.

“Chiediamo al governo nazionale e al governo regionale, in particolare all’assessore al Territorio e ambiente Giusi Savarino, di attivarsi per modificare il ‘bando tipo nazionale per le concessioni balneari’ che, così come strutturato, non tiene conto delle profonde differenze tra i territori italiani, penalizzando le isole minori ed in modo particolare Lampedusa”- afferma Fabio Teresa, presidente del Consorzio turistico balneare isole Pelagie.

In Italia, per molto tempo, le concessioni balneari sono state rinnovate in automatico di padre in figlio. L’Europa ha però stabilito che questo sistema viola la libertà di concorrenza, che invece stabilisce la direttiva Bolkestein.

Il principale problema riscontrato dai lampedusani è che, attivando questa direttiva, l’isola verrebbe trattata come qualsiasi altra località balneare, ignorando la realtà complessa che vive.

La direttiva nasce per liberalizzare i servizi nel mercato unico europeo, imponendo gare pubbliche per le spiagge. Questo creerebbe una competizione impari: una famiglia lampedusana che gestisce una piccola attività per il noleggio di ombrelloni, avrà meno risorse rispetto ad un imprenditore di una multinazionale. Qualora il bando dovesse premiare solo chi offre più soldi o chi fa grandi investimenti, i locali perderebbero tutto.

Trattare Lampedusa senza distinzioni sarebbe un errore umanitario ed economico. Gestire un’attività sull’isola comporta costi non indifferenti e, in più, c’è il peso della crisi migratoria che rende incerto il futuro del turismo. La direttiva non vede differenza tra una multinazionale che vuole aprire un resort e un piccolo imprenditore locale che offre servizi di base. Eppure, proprio nonostante la crisi migratoria che comporterebbe una nota diminuzione del turismo, l’imprenditore locale rimane a presidiare il territorio, mentre il grande imprenditore probabilmente si limiterebbe a chiudere e a spostarsi da un’altra parte: lasciando la spiaggia abbandonata e senza servizi.

“Lampedusa è un’isola che oltre ad essere caratterizzata da un’economia basata su piccole imprese familiari che operano in condizioni molto diverse rispetto alla terraferma, vive quotidianamente il peso dei flussi migratori nel Mediterraneo con un impatto umanitario, sociale ed economico che non ha paragoni nel resto del Paese. Qui si affronta ogni giorno una realtà complessa, che incide profondamente sull’equilibrio del territorio e sull’immagine stessa dell’isola. In questo contesto, applicare regole uniformi rischia di produrre effetti gravemente distorsivi, mettendo in competizione realtà locali con ‘operatori esterni’ economicamente più strutturati che, sfruttando il principio della concorrenza, sarebbero agevolati nel sostituirsi a chi fino ad oggi ha contribuito a salvaguardare un equilibrio delicatissimo”- aggiunge Fabio Teresa

Mentre è in corso il confronto tecnico tra governo e regioni, gli operatori chiedono dei correttivi al bando. In particolare, propongono: punteggi che premino chi vive nell’isola e ha gestito un’attività durante un’emergenza umanitaria, il riconoscimento dei costi di insularità per evitare che le imprese locali vengano penalizzate nei bilanci e il riconoscimento delle specificità per ottenere un trattamento unico per l’isola.

“Lampedusa e Linosa non sono solo ‘località turistiche’ e, in assenza di correttivi specifici, il rischio concreto è quello di compromettere un intero tessuto economico locale costruito nel tempo da famiglie e imprese del territorio. Proprio mentre è in corso il confronto tecnico tra Governo, Regioni ed enti locali sul bando tipo, chiediamo il riconoscimento della specificità delle isole minori e, conseguentemente, la totale esclusione di Lampedusa e Linosa dall’applicazione della direttiva Bolkestein, alla luce della loro condizione unica di territori insulari e di frontiera, oggi completamente ignorata”- conclude Fabio Teresa