C’è un filo sottile che collega Enna ad Agrigento in questa primavera pre-elettorale: è il filo della crisi, e corre lungo tutta la spina dorsale del centrodestra siciliano. Due capoluoghi, due fronti aperti, una sola diagnosi. La coalizione che governa la Regione con Renato Schifani fatica a governare se stessa quando si tratta di scegliere i candidati sindaci. E mentre i tavoli delle trattative si riempiono di nomi, veti, risentimenti e silenzi, dall’altra parte dello schieramento si attende con pazienza e qualche sorriso appena accennato.

Enna: il cerino di Colianni

Ad Enna il problema ha un nome e una scadenza. L’assessore regionale all’energia Francesco Colianni, leader dell’Mpa-Grande Sicilia, il partito più strutturato nell’Ennese, si è ritrovato suo malgrado nelle vesti di arbitro, pompiere e stratega di una coalizione che scricchiola. Il mandato ricevuto è semplice da enunciare, quasi impossibile da eseguire: trovare entro fine settimana un nome condiviso per la corsa a sindaco in vista delle amministrative di primavera. Oltre quella scadenza, il rischio concreto è il liberi tutti.

La coalizione che Colianni deve tenere insieme raduna Noi Moderati, Fratelli d’Italia, Forza Italia e una galassia di movimenti civici gravitanti attorno alle figure di Campanile-Contino, Vasapollo-Gloria e Scillia. Sulla carta, un perimetro solido. Nella realtà, un campo minato. E il guastatore più insidioso porta il nome di Forza Italia.

Il caso Forza Italia a Enna

Dentro il partito azzurro si giocano due partite parallele e inconciliabili. La deputata regionale Luisa Lantieri partecipa ai tavoli di coalizione, ma non nasconde la sua simpatia per Paolo Gargaglione, presidente del Consiglio comunale di Enna, già candidato autonomo. Il nome di Gargaglione non è una novità: lo aveva avanzato il coordinatore regionale di Forza Italia, Caruso, in un incontro del mese scorso, incassando il niet di Fratelli d’Italia.

Eppure Lantieri non arretra. Sull’altro versante del partito, l’ala vicina all’europarlamentare Marco Falcone, con l’assessore comunale Gaetana Palermo e il numero due provinciale Francesco Occhipinti , punta invece a restare dentro la coalizione e giocare la partita fino in fondo. Tra Occhipinti e Lantieri non scorre buon sangue: la frattura è aperta, visibile, e rischia di diventare il vero convitato di pietra al tavolo delle trattative.

A complicare ulteriormente il quadro, il capitolo dei civici. Se l’accordo dovesse saltare – e il condizionale si fa ogni giorno più labile – i movimenti civici potrebbero decidere di non aspettare il funerale del centrodestra e correre in proprio. Il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Giovanni Contino, ex assessore, figura capace di attraversare le affiliazioni di partito. Un jolly, da giocare solo se il mazzo del centrodestra si rivela perdente. Non è un piano di ripiego: è la prova che il territorio ha elaborato, in silenzio, la propria alternativa. Senza dimenticare l’outsider Filippo Fiammetta e il suo coordinamento civico ennese, che aspetta anch’esso il momento giusto.

Crisafulli gongola

Fuori dal perimetro del centrodestra, Mirello Crisafulli osserva. Il candidato del Partito Democratico non ha bisogno di fare molto: ogni giorno di fumata nera nelle trattative degli avversari è un guadagno netto per chi si presenta come l’unica alternativa già pronta e compatta. In una città delle dimensioni di Enna, dove i rapporti di forza si misurano in poche migliaia di voti, la differenza tra una coalizione salda e un centrodestra balcanizzato può essere semplicemente decisiva. Sono saltati giù dal carro di Mirello, AVS e Sinistra italiana, mentre il M5S non ha sciolto la riserva anche se, secondo alcune autorevoli fonti, l’intesa c’è anche se non è ufficiale.

Agrigento: il rebus Sodano e la missione impossibile di Donzelli

Ad Agrigento la trama è ancora più aggrovigliata, con l’aggravante che qui si vota il 24 e 25 maggio 2026 e il tempo non è un’opinione. Al centro dello stallo c’è Calogero “Lillo” Sodano, ex sindaco della città dei Templi (dal 1993 al 2001) ed ex senatore, che non sembra intenzionato a fare alcun passo indietro , nonostante i veti che si moltiplicano intorno alla sua candidatura. Forza Italia e Mpa lo sostengono. Fratelli d’Italia esige l’unità ma non lo “incorona”. Lega e Democrazia Cristiana lo bocciano senza appello, con esponenti come Roberta Lala che lo hanno definito apertamente un “dinosauro”.

La gravità della situazione ha spinto i vertici di Fratelli d’Italia a inviare sul campo il responsabile nazionale dell’organizzazione, Giovanni Donzelli. Donzelli ha calciato in rimessa laterale il pallone che la stampa gli aveva passato, dichiarando che il partito lavora per tenere unita la coalizione e che “c’è ancora tempo, non troppo”. Nessuna incoronazione, nessuna scelta netta. I meloniani non gradiscono una candidatura “navigata” come quella di Calogero Sodano, ma non vedono di buon occhio nemmeno il ritorno dell’ex sindaco Calogero Firetto, appoggiato dalla DC.  L’unico nome alternativo che circola,  Luigi Gentile,  non è privo di complicazioni: Gentile è cognato dell’assessore comunale Carmelo Cantone, in quota Forza Italia, il che potrebbe generare ulteriori tensioni interne.

Nel frattempo la Lega ha rotto il silenzio, con il segretario regionale Nino Germanà che ha rivendicato apertamente il diritto di esprimere il candidato sindaco , citando la propria “generosità” sul fronte messinese come credito da spendere. Fratelli d’Italia, dal canto suo, ha risposto con una formula ambigua: “I nomi nel partito li abbiamo, ma per noi non è una questione di nomi, è una questione di coalizione”. Tradotto: o si trova un nome condiviso – che non sia Sodano – oppure FdI potrebbe scegliere di correre da sola.

Sul fronte opposto, il centrosinistra si è già mosso con decisione, compattandosi su Michele Sodano, ex parlamentare del M5S, con il sostegno del Partito Democratico e del movimento Controcorrente di Ismaele La Vardera. Una coincidenza che non sfugge a nessuno: potrebbe andare in scena il duello tra i due Sodano, Lillo contro Michele, centrodestra contro centrosinistra. Un copione bizzarro che la politica agrigentina sembra pronta a mettere in scena.

Scenari: cosa può succedere

Le strade percorribili, in entrambe le città, si riducono a due. La prima, difficile ma non impossibile, è quella del candidato di mediazione: un nome che non entusiasma nessuno ma che tutti possono accettare, l’unica via per presentarsi uniti alle urne. Ad Enna significherebbe trovare una figura terza che superi lo stallo e tenga a bada le spinte civiche. Ad Agrigento vorrebbe dire sacrificare Lillo Sodano sull’altare dell’unità, convincendo Forza Italia e Mpa a cedere in cambio di garanzie sui posti di lista.

La seconda strada è quella del liberi tutti, la più probabile se le trattative continueranno a procedere a questo ritmo. Ad Enna si potrebbero presentare almeno tre poli nell’area di centrodestra: quello riconducibile all’Mpa, quello della Lantieri-Gargaglione e quello civico di Contino, con Fiammetta a fare da quarta gamba. Ad Agrigento, la coalizione potrebbe scindersi tra l’asse Forza Italia-Mpa su Sodano e un fronte Lega-DC su Gentile, con FdI a fare l’ago della bilancia  o a correre per conto proprio.

In entrambi i casi, il beneficiario è lo stesso: il centrosinistra. A Enna Crisafulli lo sa, e aspetta. Ad Agrigento Michele Sodano non ha ancora dovuto alzare la voce. La legge della politica italiana, da Roma fino ai capoluoghi siciliani, non cambia: la frammentazione del centrodestra è storicamente il migliore alleato del centrosinistra. Il cerino è acceso. E brucia veloce.