Un opificio scaricava – inquinando il corso d’acqua – nel fiume Magazzolo a Cammarata, in provincia di Agrigento. A scoprirlo, denunciando tre persone ed elevando sanzioni per oltre 15 mila euro, sono stati i carabinieri del centro Anticrimine Natura di Agrigento che hanno portato avanti le annuali verifiche sulla campagna olearia.

Lo scarico direttamente allacciato al fiume

I militari dell’Arma, durante i controlli, hanno rinvenuto uno scarico abusivo di acque di vegetazione attraverso un sistema di collettamento che conduceva direttamente nel letto del fiume Magazzolo.

Le denunce degli ambientalisti di Mareamico

Nei giorni scorsi la situazione degli scarichi provenienti dai frantoi è stata denunciata anche dagli attivisti di Mareamico Agrigento, pubblicando una foto del 2012, la foto in copertina. “Questa immagine è storica – scrivono – proprio 10 anni fa come oggi abbiamo ricevuto questa foto, scattata da un nostro amico con un deltaplano a motore. Da quel momento abbiamo capito il danno che stavano perpetrando all’ambiente la maggior parte dei proprietari dei frantoi che, irresponsabilmente e illegalmente, rilasciavano nei valloni o nei fiumi le acque di vegetazione, che poi inevitabilmente finivano in mare uccidendo l’ecosistema. Ancora oggi, nonostante le denunce e i conseguenti sequestri e multe, questi imprenditori senza scupoli, continuano a inquinare i nostri corsi d’acqua”.

Industria alimentare chiusa dai Nas, scoperte gravi violazioni

Nei giorni scorsi chiusa a Niscemi, nel Nisseno, dai Nas una nota industria alimentare. La disposizione è arrivata in seguito a un’ispezione dei carabinieri del Nas, il nucleo antisofisticazione. A essere state scoperte una serie d’irregolarità, principalmente delle gravi violazioni sul piano dei sistemi depurativi e dello scarico delle acque di lavorazione provenienti dal ciclo dell’industria stessa. A emergere, dunque, una situazione complessivamente fuorilegge che non permette per questo tipo di attività di poter svolgere la produzione alimentare. Dall’esito di mirati accertamenti, è stato riscontrato che l’industria lavorava in assenza della prevista autorizzazione allo scarico dei reflui di tipo domestico e dell’impianto di depurazione provenienti dal ciclo lavorazione dei prodotti agroalimentari.