Giovanni Pizzo
Ex assessore della Regione Siciliana, scrivo su vari quotidiani. Laureato in economia e commercio
Piazza Indipendenza, la piazza della politica regionale situata
nel capoluogo siciliano, sarebbe stata un
nome perfetto per la piazza principale della città colombiana sul mare, come
Palermo, che ispirò il romanzo “Cronaca di una morte annunciata” di Gabo, al
secolo Gabriel Garcia Marquez. Forse poteva
descrivergliela Borges, vate del sud del mondo, che dalla Felicissima
città passò per ricevere un premio, ma le date non coincidono. Nella novella si
parla di un omicidio, quello di Santiago Nazar, e oggi assistiamo a Palermo invece
ad un omicidio politico, quello del presidente siciliano Renato Schifani, nonostante
difese pelosissime e caballeros che giurano eterna fedeltà. Sin dal primo giorno
la sua maggioranza, evidentemente non unita
da afflati politici, gli ha scavato la fossa, tra anoressie legislative, inefficienze
amministrative, episodi multipli di corruzione che pongono la Sicilia al primo posto
in Italia. Da cui la similitudine sudamericana.
Sembra che a Villa Igiea, esattamente il luogo del soggiorno
di Jorge Luis Borges, si siano incontrati, segretamente, Giorgio Mulè,
incalzante vicepresidente della Camera, e Cateno De Luca, il Signore della contea
messinese. Scopo? Detronizzare Renato Schifani. Un incontro segreto a Villa
Igiea non lo può fare manco Dua Lipa, figuriamoci quei due. L’incontro si è concluso
in un nulla di fatto, ma sono molti coloro ormai che auspicano l’exitus di
Schifani. E coloro che lo difendono pubblicamente sembrano tutti novelli Jago,
e lì finì in tregenda nella migliore tradizione shakespeariana. Tra coloro che
oggi difendono il presidente c’è il commissario di FdI, Luca Sbardella, che
porta un cognome pesante, quello di Vittorio Sbardella, tenace colonnello
andreottiano nel Lazio, soprannominato “lo squalo”. Cosa non rassicurante per
un difensore, se fossimo nel presidente. Raffaele Lombardo, ex presidente e
capo di “autonomia parlamentare”, un gruppo quasi extraparlamentare, che da
tempo vota contro la pseudo maggioranza, di cui fa parte, almeno lo dice chiaro.
lo vuole azzerare, intendendo il suo governo. Ma si può sopravvivere dopo aver
azzerato un governo? E come lanciare una bomba intelligente che uccida tutti,
soprattutto un certo Assessore, se capiamo l’uomo di Grammichele, tranne
Schifani. Fantascienza.
Di fatto oggi Renato Schifani sembra il protagonista del
film “Il prigioniero di Zenda”, in ostaggio alla sua maggioranza, la quale
tutto vuole tranne il voto anticipato. I boatos romani dicono che cerchi di
fuggire dalla sua prigione siciliana, come fosse il castello d’If, nell’isola
di fronte Marsiglia, in un buen ritiro romano, dal Consiglio di Stato fino al
Csm, ma l’epilogo dei prigionieri non è mai fausto. Ascoltare Lombardo ed azzerare
tutto, invece di commissariare ogni cosa, dalle Asp alle strade, o seguire la massima
andreottiana del tirare a campare? Bel dilemma, per lui, per i siciliani un po’
meno.
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.


Commenta con Facebook