C’è un fantasma che aleggia sul centrodestra siciliano e si chiama Ismaele La Vardera. E c’è un nome che Raffaele Lombardo pronuncia con tagliente precisione quando spiega perché l’ex Iena ha vinto ad Agrigento e a Bronte: Luca Sammartino.

L’assemblea provinciale ad Enna

Il leader dell’Mpa-Grande Sicilia non usa mezzi termini davanti all’assemblea provinciale riunita ad Enna, alla presenza degli assessori regionali Elisa Ingala e Francesco Colianni. Il messaggio è uno solo, diretto e senza veli: la Lega ha fatto da apripista involontario al nemico. E la coalizione che sostiene il governo Schifani farebbe bene a prenderne atto, in giunta regionale, in assemblea e nei Comuni.

I casi di Bronte ed Agrigento

Lombardo parte dai numeri, che in politica sono come la Bibbia. Ad Agrigento, Luigi Gentile, candidato sostenuto dalla Lega di Sammartino, ha raccolto il 15,41 per cento dei voti. Quella fetta di consensi, sottratta al perimetro del centrodestra compatto, ha di fatto – è la tesi dell’ex presidente della Regione –  spianato la strada alla sconfitta di Dino Alonge, candidato di Mpa, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Udc. Stesso copione a Bronte, dove la candidata, leghista con il sostegno di FdI, ha frenato la corsa di Giuseppe Castiglione, alfiere del centrodestra unito. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: La Vardera esulta, il centrodestra piange.

“L’attacco Sammartino”

“La carta vincente di La Vardera si chiama la Lega di Sammartino”, scandisce Lombardo. Una frase che suona come un atto d’accusa, tanto più pesante perché accompagnata da una mezza assoluzione: “Ha fatto questo lavoro senza rendersene conto — aggiunge — perché se ci fosse stata una lucida strategia, l’avrei capita”. Peggio di un tradimento calcolato, secondo il leader autonomista: una leggerezza che ha prodotto il danno di una sconfitta.

Ma chi è, per Lombardo, La Vardera che agita i sonni del centrodestra? Il ritratto che ne traccia il leader autonomista è tutt’altro che lusinghiero. Anni fa, ricorda Lombardo, “si candidò a sindaco di Palermo per mettere su una sorta di cortometraggio con le interviste, ma non si candidò”. Il leader del Mpa ha ricordato l’emendamento fake presentato dall’ex Iena che ha tratto in inganno l’assemblea, che lo ha effettivamente votato. Un episodio che Lombardo stesso definisce un boomerang: “Qualche sindaco, dati alla mano, ha dimostrato che quell’emendamento aveva le sue basi e quel milione può essere usato da qualche Comune o da qualche Unione dei comuni”.

 

Fuori da Agrigento e Bronte, però, il quadro cambia radicalmente. In tutti gli altri Comuni chiamati al voto, il tribuno palermitano ha perso nell’analisi di Lombardo. Insomma, secondo l’autonomista, nessuna onda anomala, nessuna rivoluzione, solo due sacche di resistenza alimentate — questa è la tesi di Lombardo — non dalla forza di La Vardera, ma dalle contraddizioni interne al centrodestra. Una differenza che il leader dell’Mpa tiene a sottolineare con forza: non si tratta di un fenomeno politico strutturato, ma di un effetto collaterale di alleanze sfilacciate.

L’appello agli alleati

E qui il discorso di Lombardo cambia registro, si fa più largo, abbraccia l’orizzonte delle regionali. L’appello alla coalizione è netto: “In giunta se ne tenga conto, in assemblea se ne tenga conto, nei Comuni se ne tenga conto”. E Lombardo aggiunge: “Vi posso assicurare che non è solo il mio punto di vista”. Una precisazione che suona come un segnale verso gli alleati: il malumore dentro la coalizione, lascia intendere il leader dell’Mpa, non sarebbe circoscritto alla sua sola area politica.

La stagione dei congressi

Sul fronte interno, il leader dell’Mpa annuncia una stagione di rilancio: congressi provinciali e locali per rifondare il partito su basi valoriali solide, per far emergere una classe dirigente nuova. “C’è bisogno di una classe dirigente nuova, e un pezzo di questa classe dirigente nuova è qui”, dice Lombardo guardando la platea ennese.

Il messaggio deflagrante

Ma è il finale a contenere il vero messaggio politico. Lombardo evoca il 2012 con un avvertimento preciso e senza margini di ambiguità: “Non dimenticate che noi, io e altri amici, nel 2012, quando non ci convinsero certe scelte, siamo andati da soli. Questo ha portato al successo del candidato Crocetta”. Non un aneddoto, ma un segnale politico concreto: “Lo stare insieme solo per vincere si porta dentro una serie di contraddizioni”. E le contraddizioni, in Sicilia, presentano sempre il conto.

La porta, tuttavia, resta socchiusa. “Senza abusi, senza colpi di mano, si costruisce una coalizione che non solo vince ma che lavori e funzioni nell’interesse della Sicilia”. Patti chiari, basi nette. Altrimenti, il centrodestra siciliano rischia di ritrovarsi a fare i conti non con La Vardera, ma con se stesso.