Il risultato delle elezioni amministrative in Sicilia consegna un quadro politico nuovo tutto da interpretare nell’Isola. Una regione, da sempre feudo del centrodestra, vede un arretramento delle forze politiche della coalizione di governo in controtendenza rispetto a buona parte del Paese e adesso si apre una vera e propria crisi.

Dalla parte opposta un campo largo che avanza ma lo fa soltanto dove si allea con le due grandi incognite ovvero Ismaele La Vardera da un lato e Cateno De Luca dall’altro. In realtà De Luca vince quasi da solo a Messina e non incide ad Agrigento ma a livello regionale rischia di essere l’ago della bilancia. Un sondaggio, tutto da verificare in realtà, parla di un 12%. Un consenso che potrebbe far pendere l’ago della bilancia da un lato o dall’altro.

La crisi del Centrodestra

La crisi politica del centrodestra è ormai acclarata e non è servito a nulla nasconderla fino a due giorni fa. Dopo Saverio Romano che ha subito parlato di un centrodestra siciliano da ricostruire da z<ero, arriva il siluro di Raffaele Lombardo. Mercoledì Grande Sicilia MpA si riunirà e non esclude lo strappo. L’ex presidente della Regione parla di una “ex coalizione che va rifondata su basi nuove”.

Non è tenero neanche il forzista Nicola D’Agostino per il quale perdere Messina, Marsala, Enna, Agrigento, Bronte “per scelte personalistiche ed in assenza di regia politica, significa soltanto che manca un leader regionale di coalizione”.

Le incognite del campo largo

A sinistra non è ancora passata la sbornia della vittoria e si continua a festeggiare soprattutto ad Agrigento e Bronte strappate al centrodestra. Ma il vero interrogativo arriverà da domani o dopodomani al massimo. I partiti tradizionali della coalizione vanno avanti solo se si accompagnano con le mine vaganti De Luca e La Vardera: si vince solo con loro. C’è, adesso, il rischio di due polli in un pollaio e, parimenti, il dubbio per i partito strutturati come Pd e 5 stelle sulle scelte da fare. Da una parte provare la corsa senza i due “fenomeni” o senza uno dei due ma con il rischio di perdere anche contro un centrodestra in frantumi. Dall’altro il rischio di corre insieme ma farsi fagocitare dal populismo e consegnare un altro pezzo di elettorato di sinistra ad una meteora o all’oblio della delusione post vittoria elettorale. Un bel dilemma davvero