Quante persone in Italia vivono in aree dove una frana può cambiare la vita in poche ore o in pochi giorni? Secondo i dati ISPRA, nel 2024 la popolazione complessivamente esposta a rischio frane raggiunge milioni di residenti e oltre 1,28 milioni vivono nelle classi di pericolosità più alta (P3 e P4).
È con questo contesto che si capisce meglio quello che sta succedendo a Niscemi, nel Nisseno: un movimento del terreno che non è un “incidente improvviso” e basta, ma un fenomeno che può avere fasi, pause e riattivazioni. E che, soprattutto, richiede regole chiare: restare fuori dalle aree transennate, seguire gli avvisi e non sottovalutare i segnali.
Nelle ultime ore il messaggio del sindaco è stato netto e pubblico. In diretta social, Massimiliano Conti ha detto: “È una frana drammatica, non voglio che qualcuno prenda sottogamba questo evento. Per fortuna non si sono registrati feriti ma solo danni a case e oggi. State a casa”.
E mentre la macchina dei soccorsi e dei controlli lavora sul campo, i numeri dell’emergenza raccontano la scala del problema. Il vicesindaco Pietro Stimolo, a RaiNews24, ha spiegato: “Questa mattina si terrà un sorvolo con la Protezione civile. Poi dopo un briefing si vedrà se ampliare o mantenere la zona rossa, con l’allontanamento di altre 300 persone”. E ha aggiunto che “Attualmente il numero si attesta a 1500 – 1600 persone che sono fuori dalle loro abitazioni”.
Cosa sta succedendo a Niscemi e perché si parla di frana “di notevole estensione”
Quando si parla di frana, spesso si pensa a un evento istantaneo: un pezzo di collina che “crolla” e basta. Ma a Niscemi il quadro è diverso: qui il terreno sta mostrando un dissesto ampio, che ha spinto a evacuazioni e a una gestione in “zona rossa” con possibili ampliamenti.
Un elemento chiave, in casi così, è la storia del posto. Il geologo siciliano Michele Orifici (Vice Presidente Nazionale della Società Italiana di Geologia Ambientale) ha dichiarato: ”Stiamo seguendo con molta attenzione la frana, di notevole estensione, che sta interessando il territorio di Niscemi. Il dissesto, riattivato circa 10 giorni fa, secondo quanto si sta rilevando, riguarda la sostanziale evoluzione di quello che nell’anno 1997 causò ingenti danni. La fragilità del territorio presenta ancora una volta il proprio conto e lo fa in maniera molto salata visto il grande numero di persone che hanno dovuto, precauzionalmente, lasciare le proprie abitazioni. Le strutture di protezione civile stanno eseguendo le verifiche necessarie ad assicurare, prima di ogni cosa, la salvaguardia della popolazione”.
Orifici collega anche la situazione meteo più recente al contesto più ampio: “Il recente ciclone Harry e la frequenza con cui eventi meteo sempre più potenti si abbattono nell’area del Mediterraneo, ci impongono di guardare al futuro in maniera molto più attenta; occorrono azioni strategiche di adattamento al cambiamento climatico molto rapide con priorità a quei territori che, per le proprie caratteristiche geologiche, sono storicamente esposti al dissesto e al rischio idrogeologico. La ‘resilienza’ al clima che cambia, oggi passa dal ruolo che ognuno, popolazione, tecnici, istituzioni, può e deve avere”.
Che cos’è una “frana a scorrimento” in parole semplici
“Frana a scorrimento” è un modo comune per riferirsi a un tipo di frana in cui una massa di terreno (o roccia) scivola lungo una superficie di scorrimento: immagina un tappeto che, su un pavimento liscio e inclinato, inizia a muoversi verso il basso.
Il Dipartimento della Protezione Civile, quando descrive i tipi di frane, distingue grandi famiglie e sottolinea che le frane cambiano molto tra loro per tipo di movimento e durata. Tra queste famiglie ci sono proprio gli scorrimenti (oltre a crolli e colamenti).
Nello scorrimento, la parte che “parte” non si disgrega subito come fango in corsa: spesso resta abbastanza “compatta” e avanza lungo un piano o una zona più debole. Questo spiega perché in alcune situazioni si vedono:
- crepe che si aprono nel terreno e nei muri;
- strade che si deformano o “tirano”;
- pali, recinzioni e marciapiedi che perdono allineamento.
Due parole utili: traslazionale e rotazionale
Gli scorrimenti non sono tutti uguali. In termini semplici:
- Scorrimento traslazionale: la massa scivola “quasi in blocco” lungo un piano più o meno rettilineo (come una slitta).
- Scorrimento rotazionale: la massa ruota leggermente mentre scende, lungo una superficie “curva” (come se una fetta di collina girasse su sé stessa).
Queste definizioni servono soprattutto a capire una cosa: non è detto che la frana sia rapidissima. Può muoversi lentamente, a scatti, con fasi di accelerazione e fasi di pausa.
Come si forma una frana a scorrimento: i passaggi più comuni
Una frana a scorrimento, quasi mai, nasce “dal nulla”. Spesso si forma con un insieme di condizioni che si sommano nel tempo. Ecco i passaggi tipici, spiegati senza tecnicismi:
Il pendio è già predisposto
Ci sono terreni e strati geologici più fragili, o alternanze (per esempio strati più rigidi sopra strati più “plastici”) che favoriscono piani di scivolamento.
L’acqua entra nel terreno
Piogge intense o prolungate possono saturare i terreni. Quando l’acqua aumenta, il terreno “tiene” meno e può iniziare a muoversi.
Si attiva o si riattiva una superficie di scorrimento
In molte aree, le frane hanno una “memoria”: se un movimento è già avvenuto anni fa, la stessa zona può diventare un punto debole che si riattiva in certe condizioni. È proprio il punto richiamato anche nelle dichiarazioni sul caso Niscemi, con il riferimento al 1997.
Il movimento procede a fasi
Non sempre è un unico evento. Può andare avanti per giorni, settimane o anche più a lungo, alternando rallentamenti e accelerazioni.
Quanto può durare: ore, giorni, mesi? Dipende (e perché)
La domanda che molti si fanno, davanti a immagini e notizie come quelle di Niscemi, è semplice: “Quando finisce?”. La risposta più onesta è: dipende dal tipo di frana e da cosa la alimenta.
Le frane, ricorda la Protezione Civile, si differenziano anche per durata e ripetitività del movimento. Questo significa che alcuni movimenti sono rapidi e si esauriscono presto, mentre altri possono durare molto più a lungo.
Nel caso degli scorrimenti (soprattutto se profondi o estesi), la durata può essere legata a tre fattori pratici:
- Pioggia e infiltrazioni: se continuano, il pendio resta “carico” d’acqua.
- Drenaggio e lavori di messa in sicurezza: interventi efficaci possono ridurre la pressione dell’acqua e stabilizzare.
- Monitoraggio e micro-movimenti: anche quando “sembra fermo”, può continuare a muoversi di poco.
Qui entra in gioco un concetto fondamentale: misurare. Le linee guida del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente dedicano molta attenzione al monitoraggio delle frane, proprio perché capire “quanto” e “come” si muove un versante cambia le decisioni su evacuazioni, strade e rientri.
Il legame tra Niscemi e la frana a scorrimento: perché questa definizione aiuta a capire l’emergenza
Mettere insieme i pezzi serve a leggere meglio la notizia, senza panico ma con serietà.
A Niscemi:
- si parla di un dissesto di notevole estensione e di una possibile evoluzione di un fenomeno storico;
- c’è una gestione di protezione civile con zona rossa e potenziali ampliamenti;
- le autorità invitano le persone a restare in sicurezza e a non oltrepassare i limiti.
Questo quadro è compatibile con un fenomeno che può richiedere tempo, verifiche e decisioni progressive. Non è solo “caduta di massi”: è un terreno che può scorrere, anche lentamente, e che quindi impone un controllo costante.
Cosa può fare un cittadino: comportamenti semplici che riducono i rischi
Quando c’è una frana in atto o un rischio di movimento del terreno, la parte più importante è spesso la più “noiosa”: fare quello che viene chiesto.
In pratica:
- rispetta transenne e divieti, anche se “sembra tutto fermo”;
- segui solo comunicazioni ufficiali (Comune, Protezione civile, Regione, forze dell’ordine, testate giornalistiche autorevoli);
- se vivi vicino a un pendio, segnala crepe nuove, porte che non chiudono, muri che fessurano;
- evita di sostare in strade sotto versanti instabili.
E ricorda: l’assenza di feriti non significa “rischio finito”. È un risultato positivo, ma la priorità resta la prevenzione.
FAQ: le domande che molti stanno cercando
Una frana a scorrimento è sempre lenta?
No. Può essere lenta e durare nel tempo, ma può anche accelerare in certe fasi, per esempio dopo piogge intense o quando cambia l’equilibrio del pendio.
Quanto può durare una frana come quella di Niscemi?
Non c’è un numero valido per tutti i casi. La durata dipende da estensione, profondità, acqua nel terreno e interventi. Per questo si fanno sorvoli, verifiche e monitoraggi continui.
Perché si evacua anche se la frana non “corre”?
Perché anche piccoli movimenti possono rendere instabili case e strade. E perché una frana può cambiare velocità. La prevenzione serve a evitare vittime.
Cosa devo fare se vedo crepe nuove vicino casa?
Segnala subito al Comune o alla Protezione civile locale. Non restare vicino alle aree transennate e non improvvisare verifiche da solo.
Le frane possono riattivarsi dopo anni?
Sì. Alcuni dissesti si riattivano quando tornano condizioni favorevoli (piogge, infiltrazioni, lavori, erosione). È uno dei motivi per cui la “storia” di un versante conta molto.






Commenta con Facebook