La Procura generale della Cassazione ha archiviato la quasi totalità dei fascicoli aperti sui magistrati i cui nomi erano nell’archivio trovato nella villa di Antonello Montante con dossier dove l’imprenditore avrebbe annotato non solo gli incontri avuti con loro, soprattutto in occasioni istituzionali, ma anche presunte richieste di raccomandazioni.

Lo si è appreso al Csm in occasione dell’audizione del procuratore di Caltanissetta Amedeo Bertone. Anche la procura di Catania, a cui i colleghi di Caltanissetta avevano inviato gli atti un anno fa, aveva concluso i propri accertamenti con l’archiviazione.

I dossier riguardavano dieci magistrati che avevano rapporti con Montante, all’epoca in cui l’imprenditore era un paladino dell’antimafia, molti dei quali non sono più in servizio negli uffici giudiziari di Caltanissetta.

C’è un ‘quasi’ però che lascia aperta una inchiesta. Dei dieci magistrati che avrebbero evitato sanzioni andando in pensione uno di questi dovrà chiarire qualcosa o almeno i colleghi non hanno ancora concluso gli accertamenti a suo carico.

Insomma il filone giudiziario dell’inchiesta Montante esiste ma è ben poca cosa in base alle notizie che fino ad oggi trapelano.

Intanto la polziia scientifica è al lavoro sulle 24 pen drive e hard disk esterni distrutti trovati in un sacchetto durante la notte dell’arresto di Montante. Per ben due ore la polizia è rimasta fuori dall’appartamento milanese del Presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta, due ore durante le quali Montante avrebbe tentato di liberarsi di tanto materiale. Non sono le 24 pen drive distrutte ma anche documenti  gettati nel pozzo luce dell’immobile e tanto altro.

Lui nell’interrogatorio di garanzia nega e sostiene che il ritardo ad aprire dipese solo dal fatto che temeva non si trattasse di poliziotti e per quel che riguarda l e pen drive che si tratti di dispositivi guasti il cui contenuto era già stato trasferito ed è in possesso degli inquirenti in altra forma.

Ma le sua affermazioni non convincono e per questo si sta tentando di recuperare il contenuto dei dispositivi attraverso sofisticati sistemi tecnici mentre ieri l’ex presidente di Confindustria Sicilia è stato trasferito in carcere perchè continuerebbe ad operare per inquinare le prove. Dal 14 maggio scorso, data del suo arresto ai domiciliari con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione Montante non avrebbe dismesso la sua strategia di distruzione e occultamento e qusto sarebbe dimostrato anche dalla presenza di persone non autorizzate a casa sua nonostante il preciso divieto dovuto proprio agli arresti domiciliari.