Niscemi si sta sgretolando, lentamente ma inesorabilmente, e con il terreno che scivola a valle trascina con sé anche il futuro di centinaia di famiglie. A dirlo senza giri di parole è il capo della Protezione civile siciliana, Salvo Cocina, che fotografa una situazione ormai compromessa: molte delle abitazioni che insistono sull’area interessata dalla frana non potranno più essere recuperate.

La proposta di Cocina

«Probabilmente gran parte di queste case non potrà essere più recuperata e bisognerà pensare a reperire nuovi alloggi», spiega Cocina. Da qui una proposta netta, concreta, che guarda all’emergenza ma anche al dopo: un contributo economico per consentire ai cittadini di acquistare una casa già esistente. «È la scelta migliore, più rapida ed efficace – sottolinea – anche perché nei nostri paesi ci sono tante abitazioni chiuse».

Una soluzione che nasce dalla consapevolezza che il tempo delle riparazioni è finito: per molte famiglie la casa non è solo inagibile, è perduta per sempre.

La frana accelera, le case restano sospese nel vuoto: “Condannate al crollo”

La situazione a Niscemi, nelle ore successive alla prima frana, è ulteriormente peggiorata. Cocina racconta di un nuovo e violento scivolamento a valle, avvenuto a meno di 24 ore dal precedente: «Alle 10 del mattino si è registrato un ulteriore aggravamento, con un aumento delle pareti verticali da 7-15 metri fino a 30-45 metri».

Uno scenario drammatico, quasi irreale. Case rimaste sospese nel vuoto, lungo il ciglio della frana, ora sono «inevitabilmente condannate al crollo», così come quelle più vicine alla linea sommitale. Per questo, su indicazione dei tecnici comunali e dei geologi del Dipartimento regionale e nazionale di Protezione civile, è stato deciso di allargare la zona rossa: la fascia di rispetto passa da 100 a 150 metri.

Le cause del disastro affondano in un mix letale: la fragilità geologica del territorio, caratterizzato da terreni argillosi e instabili, le piogge intense e persistenti degli ultimi giorni che hanno saturato il suolo, e un reticolo urbano cresciuto nel tempo lungo aree naturalmente predisposte al dissesto. Un equilibrio precario che l’acqua ha spezzato, facendo collassare interi versanti.

Oggi Niscemi paga tutto insieme. E il conto è altissimo.

Musumeci e Galvagno: “1.500 evacuati, un paese sotto choc. Non solo case, ma persone”

A fare da cornice all’emergenza è il dato più duro: circa 1.500 persone evacuate, intere famiglie costrette ad abbandonare la propria casa, spesso nel cuore della notte, con poche cose in mano e nessuna certezza sul ritorno. Lo conferma il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che assicura il massimo impegno dello Stato.

«La linea di frana ha raggiunto i quattro chilometri – afferma – e per precauzione la fascia di rispetto è stata ampliata. Il governo nazionale farà la sua parte fino in fondo». Musumeci ringrazia prefettura, amministratori, forze dell’ordine, vigili del fuoco, tecnici e volontari impegnati senza sosta per mettere in sicurezza i cittadini e ridurre i disagi.

Ma c’è un livello ancora più profondo della tragedia, quello umano. A sottolinearlo è il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, che parla di un paese sotto choc. «Qui il tema è catastrofico – dice – perché oltre agli aspetti strutturali ed economici ci sono oltre mille evacuati, tra cui bambini. Un’intera comunità ha bisogno anche di un supporto psicologico».

Non solo ricostruzione e aiuti materiali, dunque, ma cura delle ferite invisibili. L’Assemblea regionale siciliana ha già ricevuto un primo disegno di legge per gli aiuti immediati, ma la sensazione diffusa è che, per Niscemi, nulla sarà più come prima.

Per molti, la casa non è soltanto inagibile: è un ricordo sepolto sotto la terra che scivola.