Si conclude con una condanna il delitto di Agatino Fichera, il sessantenne trovato due anni fa carbonizzato all’interno di una monovolume nelle campagne di Misterbianco, assassinato per questioni di denaro dal genero accusato di averlo ucciso e poi bruciato.

A pronunciare la sentenza di primo grado è stato il Gup Anna Maggiore che ha giudicato col rito abbreviato l’assassino Marco Santangelo condannandolo a diciannove anno e otto mesi per l’omicidio.

Pena più leggera, tre anni, invece per il fratello Riccardo accusato di distruzione di cadavere. Per l’imputato, arrestato quasi un anno dopo il delitto, il pm Vincenzo Serpotta aveva chiesto l’ergastolo.

Il corpo semi carbonizzato di Agatino Fichera fu trovato sul sedile posteriore della sua Fiat Doblò il 31 gennaio 2014. la monovolume era parcheggiata in contrada “Sieli”, tra Misterbianco e Motta Sant’Anastasia (nella foto). 

Dalla ricostruzione degli investigatori Fichera, a causa di ripetuti dissidi familiari, viveva nella sua piccola bottega di Monte Palma: dopo il ritrovamento del cadavere il negozio venne analizzato dalla scientifica che ritrovò tracce di sangue cancellate con la candeggina. Nel corso dell’autopsia emerse anche che al momento dell’incendio al Fiat Doblò in contrada Sieli Agatino Fichera era già morto. Nella tasca della giacca di Fichera i carabinieri trovano un registratore in cui era inciso un audio: la vittima aveva paura che qualcuno potesse assassinarlo sottolineando come i rapporti enado con la sua famiglia erano divenuto insanabili.

I fratelli Santangelo sono stati inchiodati da alcuni filmati in cui vi è il Doblò Fiat viene seguito prima da una Fiat Uno Bianca e si dirige verso Misterbianco. Poi il ritorno a Montepalma della sola Uno con a bordo tutti e due i Santangelo.

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