Un folto gruppo di studenti dell’Università di Catania ha occupato questa mattina la sede del Rettorato. Gli accademici chiedono di essere ascoltati dal direttore generale dell’ateneo Bellantoni nel corso di un’assemblea convocata per oggi. L’università catanese è al centro di uno scandalo relativo a presunti concorsi truccati. Il Gip Carlo Cannella, nella sua ordinanza di 676 pagine, ha disposto la sospensione dell’esercizio dal pubblico ufficio per il rettore Francesco Basile, del pro rettore Giancarlo Magnano di San Lio, dell’ex rettore Giacomo Pignataro e di altre sette professori universitari.

Gli studenti avevano già occupato il rettorato venerdì scorso subito dopo la notizia dell’inchiesta. In un centinaio si erano radunati in serata fuori dal Rettorato chiedendo garanzie agli studenti in questo momento di grande confusione. “La richiesta al Direttore bellantoni di presentarsi all’assemblea di oggi è dettata dalla volontà – continuano – di noi studentesse e studenti di avere chiaro quale sarà nei prossimi mesi il futuro di UniCT. Pretendiamo infatti che venga oggi pubblicamente garantito che in nessun modo, nè adesso nè durante la sessione d’esame di settembre\ottobre, venga in nessun modo intaccato il Diritto allo Studio degli studenti. Abbiamo già pagato fin troppo per responsabilità altrui”.

Le richieste degli studenti sono chiare. “Vogliamo anche – dicono ancora – che vengano smentite le dichiarazioni vergognose del Rettore Basile, sul fatto che l’Università sia un luogo d’elité. Questo gesto, forte, che stiamo facendo si oppone proprio a questa logica: l’ università è degli studenti e delle studentesse, e dovrebbe essere un luogo aperto a tutte e tutti, con un Diritto allo Studio garantito al 100%, con dei servizi davvero funzionanti, e una formazione e studio critico e non solo nozionistico. Vogliamo riaffermare la nostra centralità, e sottolineare che abbiamo ben chiaro quanto marcio si dalle fondamenta il sistema universitario, da decenni, che però per noi è il momento di cambiare”.

Gli accademici mettono l’accento sul presunto baronaggio, una piaga per gli studenti che vorrebbero trovare un posto, per merito, all’interno degli atenei. “Ci stupiamo molto – concludono – che molti docenti su questo abbiano fatto buon viso a cattivo gioco: crediamo che lucidamente l’Università sia in questo momento indifendibile e che i docenti dovrebbero, prima di tutto, affermare che, per quanto non si debba fare di tutta l’erba un fascio, esiste un problema risaputo di baronaggio, clientelismo e favori”.