La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio sulla morte di una 47enne della provincia etnea che il 27 marzo ha fatto ricorso all’eutanasia in una clinica in Svizzera.

La donna non era malata terminale, ma da tempo soffriva di depressione.

Il Gip di Catania, come ricostruisce il quotidiano La Verità, ha annullato un sequestro dei beni della donna.

Il caso era stato ricostruito anche dal quotidiano La Sicilia che aveva sottolineato come la donna non fosse una malata terminale, ma soffrisse di una forte depressione diagnosticata dall’Asp. La famiglia della donna aveva mostrato perplessità sulla sua decisione e, con l’ausilio di tre legali, ha presentato una denuncia ai carabinieri.

La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta, senza indagati, ipotizzando il reato di istigazione al suicidio e disposto, a scopo cautelativo, il sequestro di un conto corrente e di un immobile della donna. Il provvedimento, però, è stato rigettato dal Gip che ha sottolineato come la donna abbia seguito regolarmente l’iter per la preparazione per la morte assistita ottenendo la cosiddetta ‘luce verde’.

Inoltre il giudice ha osservato che la 47enne, quando si è rivolta all’associazione in Svizzera, non fosse in uno stato di infermità o deficienza fisica tale da indurla ad avere compiuto la sua scelta senza averne la necessaria consapevolezza.

E’ da tempo ormai che una parte della società civile chiede a gran voce l’applicazione della legge sull’eutanasia anche in Italia. I casi che hanno suscitato più clamore mediatico, nel nostro Paese, sono stati quelli di Piegiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare e aiutato a morire nel 2006 da un medico nella sua casa e di Fabiano Antoniani, in arte dj Fabo, tetraplegico a seguito di un incidente d’auto e che a lungo ha chiesto allo Stato il diritto a morire in Italia decidendo poi di recarsi una clinica svizzera per praticare il suicidio assistito.

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