Avrebbe garantito un introito di circa 2.000 euro al giorno la vendita ad extracomunitari di falsi documenti necessari al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno da parte dell’organizzazione sgominata stamane dalla Digos della Questura di Catania durante l’operazione ‘Si può fare’ sfociata in 10 arresti. Le richieste dei ‘servizi’ resi dall’organizzazione a Catania sarebbero giunte da varie parti d’Europa (Malta e Francia) e d’Italia.

Il promotore, tra gli arrestati, si sarebbe vantato di operare da più di 20 anni e di aver ‘esitato’ 10 mila pratiche. Tra gli extracomunitari che sarebbero stati favoriti dall’organizzazione anche un tunisino che avrebbe avuto contatti diretti con un soggetto arrestato per altri fatti insieme a Anis Amri, il terrorista autori della strage di Berlino del 19 dicembre del 2016. Tra gli arrestati dell’operazione condotta stamane dalla Digos della Questura di Catania vi sono due ispettori della Polizia Municipale di Catania, Attilio Maria Riccardo Topazio, di 58 anni, addetto alla verifica delle residenze, e Giuseppe Torre, di 55, addetto alla verifica dell’idoneità dell’alloggio. Insieme con loro è finito in carcere un funzionario del Comune di Catania addetto alle iscrizioni anagrafiche e/o ai cambi di residenza, Michele Sampognaro, di 66 anni. Nell’operazione ‘Si può fare’ sono indagate altre 30 persone.I reati contestati sono, a vario titolo, associazione a delinquere, falso finalizzato al rilascio di falsi permessi di soggiorno, falso per induzione nei casi di falsità ideologiche, corruzione e agevolazione dell’immigrazione clandestina.

L’operazione è stata illustrata durate una conferenza stampa alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il Procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro ed il Questore Mario Della Cioppa. Capo e promotore dell’organizzazione sarebbe stato un senegalese di 51 anni regolare in Italia Abdourahmane Siley Seck, di 51 anni, che vendeva occhiali a sole con il marchio contraffatto nel marcato di Piazza Carlo Alberto, che sarebbe stato il quartier generale dell’associazione. Rinchiuso in carcere anche un altro senegalese, Cheikh Sarr, di 54 anni, irregolare in Italia, ritenuto il principale collaboratore di Seck. Agli arresti domiciliari sono stati posti Alessandro Faranda, di 44 anni, un falso datore di lavoro che si sarebbe anche prestato a sposare una cittadina dominicana per agevolarne il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari, un bengalese di 38 anni regolare in Italia, Kayum Hossain, che avrebbe contraffatto i documenti, due falsi ospitanti, Lorenzo Russo, di 63 anni, ed un indiano di 30 Simranjit Singh.

Il decimo arrestato è un senegalese regolare in Italia di 39 anni, Sahada Sow, che sarebbe stato il factotum dell’organizzazione e che avrebbe fatto il tassista abusivo dal Cara di Mineo alla Stazione ferroviaria centrale di Catania. L’indagine ha preso avvio dalla segnalazione di un responsabile dell’ufficio anagrafe del Comune di Catania che ha notato delle irregolarità nei documenti presentati da un cittadino indiano che voleva un certificato. L’organizzazione si occupava di dare la possibilità ad extracomunitari di avere permessi per lavoro subordinato, per motivi familiari, per i soggiorni di lungo periodo, assicurava false attestazioni in relazione alla titolarità di reddito ed alla disponibilità di un alloggio idoneo.

Reclutava inoltre coniugi di comodo per matrimoni simulati finalizzati ad ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari, fornendo datori di lavoro fittizi e compiacenti per permessi di soggiorno per lavoro subordinato, predisponendo buste paga per permessi di soggiorno per lavoro autonomo.

“I permessi di soggiorno che sono stati consegnati in base a questa procedura illegale saranno sottoposti a verifica e con un decreto saranno revocati nel momento in cui ci sarà una sentenza irrevocabile di condanna”. Lo ha detto incontrando i giornalisti il questore di Catania Mario Della Cioppa, che ha aggiunto: “Non escludiamo però un annullamento di ufficio in via di autotutela da parte della pubblica amministrazione laddove ci sono dei profili di illegittimità che una misura cautelare evidenzia. Stiamo verificando se utilizzare subito per questi cento questo tipo di percorso oppure attendere la sentenza irrevocabile”.

“Chi a Catania aveva pensato di trovare un varco per insinuarsi si pentirà di questo tipo di scelta e questo grazie agli inquirenti”. ha detto il Procuratore della Repubblica a Catania Carmelo Zuccaro .

(Ansa)