Tre diverse organizzazioni si dividevano altrettante “piazze di spaccio” operative nel popolare rione di San Giovanni Galermo, a Catania. Erano autonome fra loro e operavano in un tratto di strada compreso tra il civico 113 e il civico 129 di via Capo Passero ma tutte dipendevano dal clan Picanello e, attraverso quello, dal mafia dei Santapaola Ercolano.

E’ quanto hanno scoperto i poliziotti della squadra mobile di Catania grazie a intercettazioni audio e video, appostamenti, pedinamenti e tanto altro lavoro di tipo tradizionale.

“Gli elementi acquisiti permettevano di accertare, dicono dalla polizia, l’esistenza e l’operatività, in una vasta area di edilizia popolare, di un articolato sodalizio criminale suddiviso in gruppi autonomi con precisi e diversificati compiti finalizzati all’attività di vendita di stupefacenti del tipo marijuana e cocaina”.

Sono stati così individuati tre distinti gruppi, facenti capo rispettivamente a Eugenio Minnella, Alessandro Tomaselli e Giuseppe Bellia, ai quali viene contestato il ruolo di promotori ed organizzatori del traffico.

Lo spaccio avveniva sotto la costante vigilanza di numerose vedette, comuni a tutti i gruppi, alcune definite “fisse” e dislocate lungo la via Capo Passero, munite di radio ricetrasmittenti, altre “mobili”  che giravano a bordo di ciclomotori, avvisando anzitempo i pusher (alcuni dei quali in possesso di radioline) all’arrivo dei controlli.

NOMI E FOTO DI TUTTI GLI ARRESTATI

Dalle indagini emergeva che il gruppo di Minnella, genero del noto presunto narcotrafficante detenuto Marco Battaglia era composto da Andrea Corsaro, Concetto Aiello, Massimiliano Previte e  Jonathan Spampinato e gestiva la piazza di spaccio in via Capo Passero n.129.

Allo stesso modo il gruppo di Alessandro Tomaselli era composto da Alessandro Vecchio, Angelo Speranza e Francesco Finocchiaro e gestiva la piazza compresa tra i numeri civici 89 – 129.

Infine il gruppo facente capo a Giuseppe Bellia era composto da Emanuel Kevin Ferro,  Damiano Sparacino e  Carmelo Scalia e gestiva il tratto compreso tra i numeri civici 113-121.

Nell’ambito dell’attività di indagine emergevano le figure di due donne, Vincenza Aiello, che faceva da magazziniere degli stupefacenti dopo l’arresto del marito, Giuseppe Nizzare e alla quale venivano rinvenuti 5 chili di marijuana occultati all’interno dell’armadio della camera da letto; e Luana Battaglia figlia di Marco Battaglia, che aveva mansioni di vedetta.