Matteo Renzi, ieri alle Ciminiere di Catania, ha battezzato ufficialmente il suo partito siciliano e anche alla platea sicula (erano in cinquemila) ha offerto il suo innato ottimismo con annunci che i suoi elettori ma anche gli analisti politici dovrebbero segnare nel taccuino e tirare fuori al momento opportuno. Ovvero fra tre anni quando si rinnoveranno il governo e il parlamento siciliani.

Ha detto più o meno così: “Saremo il primo partito all’assemblea regionale siciliana”. E poi ancora lisciando il pelo dell’orgoglio regionale: “La Sicilia ha sempre anticipato il ciclo nazionale. Qui abbiamo tre anni davanti per far radicare Italia Viva e poi esprimere un nostro candidato alla presidenza della Regione”. Che ad occhio e croce non dovrebbe essere l’amico di sempre e capogruppo al Senato di Iv, Davide Faraone. Che ad essere stanco delle beghe siciliane (e degli scarsi successi quando si è candidato a dirigere qualcosa nella sua Regione) ha pure tutte le ragioni. E’ presto, mancano tre anni, ma a leggere dentro le fila della platea alle Ciminiere di volti giovani (ma non freschi) ce ne sono tanti. Da Luca Sammartino, eletto nel 2012 con l’Udc per poi passare ad Articolo 4 dello scomparso Lino Leanza, già vicepresidente del governo Lombardo, il presidente della Regione che due su due (dopo Totò Cuffaro) ha dovuto affrontare le accuse di concorso esterno in associazione mafiosa. E’ suo il nome più gettonato alla candidatura a governatore. Ma poi c’è anche Nicola D’Agostino, capogruppo all’Ars di Italia Viva. Stesso ruolo che ricopriva nel 2012 ma a capo dell’Mpa, il partito del solito Lombardo. Per non parlare di Valeria Sudano, senatrice eletta col Pd a Palazzo Madama, ferrea tradizione politica familiare cominciata con lo zio Mimmo, già potente senatore Dc. Anche la Sudano è una adepta di seconda battuta di Matteo Renzi. Il suo ingresso in politica all’Ars si deve a Cantiere Popolare, partito di Saverio Romano.

Romano chi? Quel Saverio nominato nel 2011 ministro dell’Agricoltura del governo Berluconi su cui l’ex presidente Giorgio Napolitano espresse dubbi evidenti. Come testimonia la nota allora diffusa dal Colle: “Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano dal momento in cui gli è stata prospettata la nomina dell’onorevole Romano a ministro dell’Agricoltura, ha ritenuto necessario assumere informazioni sullo stato del procedimento a suo carico per gravi imputazioni. A seguito della odierna formalizzazione della proposta da parte del presidente del consiglio, il presidente della Repubblica ha proceduto alla nomina non ravvisando impedimenti giuridico-formali che ne giustificassero un diniego. Egli ha in pari tempo auspicato che gli sviluppi del procedimento chiariscano al più presto l’effettiva posizione del ministro”.

Giovani ok, freschi – è evidente – un po’ meno. Ma d’altronde Matteo Renzi non fa mistero di aver ideato una formazione politica che vuole pescare al centro i suoi consensi aprendo a chi fuoriesce dalle altre formazioni. A partire dalle lusinghe rivolte ancora una volta ieri a Mara Carfagna e Renata Polverini di Forza Italia che neanche a farlo apposta, proprio ieri, faceva coincidere all’evento alle Ciminiere un summit azzurro in un hotel di Viagrande. L’ex presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani in un ping pong ideale di dichiarazioni, ha tentato di arginare l’invito di Italia Viva («Molta gente che ha votato FI in passato, sicuramente voterà per noi») con queste parole: «Noi siamo alternativi a Renzi e lui non ha niente a che vedere con noi. Le posizioni e l’elettorato di Renzi sono alternativi al popolo azzurro che ha aperto uno straordinario cantiere di confronto e proposta a Catania».
Permettete di dubitare sullo “straordinario” e sulla “alternatività”. Resta da capire, in Sicilia, quanto peserà il voto leghista e l’adesione al progetto “bellissimo” del presidente Musumeci. Che deve fare i conti con le alternative bellissimissime di Renzi e con quelle straordinarie di Forza Italia.

Ma un piano politico normale? Senza superlativi. Semplice. Un progetto in pochi punti, realizzabile. Non sia mai! In Sicilia siamo cantiere politico, sperimentatori, anticipatori… Sempre convinti che dal laboratorio regionale si possano dare le indicazioni al Paese Italia.
Povera Patria e povera Sicilia!