Il ministro dell’Interno Matteo Salvini è stato nuovamente iscritto nel registro degli indagati per il reato di “sequestro di persona commesso in Siracusa dal 24 al 30 gennaio 2019″. Lo ha detto lo stesso Salvini a Monza spiegando che il procuratore Carmelo Zuccaro ha presentato una “contestuale richiesta di archiviazione”.

“Il procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro mi comunica che ha inoltrato al tribunale dei ministri gli atti del procedimento penale 4665 nei miei confronti per i reati di cui agli articoli 81, 110, 605 comma 1,2,3 del codice penale”. Zuccaro ha richiesto l’archiviazione ma “anche l’altra volta – ha ricordato Salvini – il procuratore aveva chiesto l’archiviazione. Sono nuovamente indagato ma ribadisco che finché faccio il ministro dell’Interno, i colleghi di governo possono dire quello che vogliono, i porti italiani sono e rimangono chiusi”. “Possono aprire altri 18 procedimenti penali. Non cambio idea – ha concluso – e non cambio atteggiamento”.

L’inchiesta sul ministro dell’Interno, Matteo Salvini, destinatario di un avviso di conclusione indagine, era stata aperta dalla Procura distrettuale di Catania dopo la trasmissione degli atti, via Siracusa, dell’inchiesta per sequestro di persona avviata dalla Procura di Roma sui tempi che hanno portato allo sbarco di 47 migranti della Sea Watch il 31 gennaio scorso nel capoluogo etneo.

“Sono indagato, mi sento a mio agio. Ci sorrido, anche se non mi sembra normale un Paese dove un
ministro che fa quello che aveva promesso di fare, difende i confini e complica la vita agli scafisti e ai trafficanti di esseri umani viene indagato una volta, due e mi aspetto tre quattro o cinque”. ha detto Salvini intervistato a Radio radio.  “Mi auto denuncio, continuerò a fare quello che ho fatto
– ha aggiunto – penso che la magistratura possa avere tanto tempo da dedicare a altri soggetti più pericolosi”.

Nell’inchiesta sono indagati anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il vice premier Luigi Di Maio e il ministro Danilo Toninelli. Per tutti il procuratore Carmelo Zuccaro ha presentato richiesta di archiviazione al Tribunale dei ministri di Catania, che dovrà decidere sulla loro posizione entro i prossimi 90 giorni

Il fascicolo aperto da piazzale Clodio, contro ignoti, era stato trasmesso a Siracusa dove, ipotizzavano i magistrati della Capitale, sarebbe maturato il reato e chiedendo anche ai colleghi di valutare se esistessero profili di competenza del Tribunale dei ministri di Catania.

Da Siracusa, senza alcuna valutazione, gli atti sono stati a loro volta inviati alla destinazione finale: la Procura distrettuale di Catania, competente per territorio. Nell’esposto su cui si basava l’inchiesta della Procura di Roma, depositato a piazzale Clodio lo scorso 1 febbraio, si chiedeva anche di valutare eventuali coinvolgimenti dei responsabili dei dicasteri dell’Interno e dei Trasporti.

La richiesta di archiviazione su Matteo Salvini il procuratore Carmelo Zuccaro l’aveva già avanzata, per lo stesso reato, nell’ambito dell’inchiesta sul ritardo nello sbarco di migranti da nave Diciotti nel porto del capoluogo etneo avvenuto nell’agosto 2018. Il Tribunale dei ministri di Catania aveva invece sollecitato l’autorizzazione a procedere per il responsabile del Viminale, che è stata poi bocciata a larga maggioranza dal Senato.

Il Tribunale dei ministri di Catania, secondo quanto si apprende, ha già avviato l’istruttoria del procedimento sul ministro dell’Interno, Matteo Salvini. L’iniziativa fa seguito alla richiesta di archiviazione presentata dal procuratore Carmelo Zuccaro dell’inchiesta per sequestro di persona avviata dalla Procura di Roma sui tempi che hanno portato allo sbarco di 47 migranti della Sea Watch il 31 gennaio scorso nel capoluogo etneo.

La composizione del Tribunale del ministri di Catania è la stessa di quella che chiese l’autorizzazione a procedere per il responsabile del Viminale, poi bocciata dal Senato, per lo stesso reato per i tempi sullo sbarco di migranti su nave Diciotti dello scorso agosto nel capoluogo etneo.

I giudici dovranno decidere entro 90 giorni dal deposito della richiesta di archiviazione. Potranno inviare una nuova richiesta di autorizzazione a procedere al Senato o archiviare il fascicolo, decisione quest’ultima che sarebbe definitiva perché non appellabile.