Ci stanno pensando davvero: il pedaggio sulla Palermo-Catania, una delle autostrade più sgangherate d’Italia finita sotto i riflettori dopo quanto accaduto poco più di un anno fa con il cedimento del viadotto Himera.

L’idea di immaginare il pedaggio sulla A19 di tanto in tanto torna in auge. Se ne parlò nel febbraio 2015, due mesi prima del crollo che mandò in tilt l’intero sistema autostradale siciliane sull’asse Est-Ovest. Poi il silenzio del resto c’era una emergenza da gestire.

Oggi (a due giorni da ferragosto), la questione torna attuale e sarebbe qualcosa di più di un’idea. Come scrive stamani il Giornale di Sicilia esiste un “piano è già stato approvato, senza tanto clamore, dalla giunta e prevede che anche in Sicilia si paghi il pedaggio nelle autostrade”.

Tutto passa da un percorso che prevede al chiusura del Cas mentre l’ Anas provvederà all’investimento per potenziare la rete. “Nascerà – spiega il Gds – una società mista Cas -Anas, che si muova come una spa e abbia la «capacità di confrontarsi con i mercati”.

I caselli sulla Palermo-Catania dovrebbero essere posizionati entro un anno, ma ce ne saranno altri anche sulla Palermo-Mazara e sulla Trapani-Palermo. E non tutto anche in Sicilia Orientale potrebbero spuntare i caselli sulla Catania-Siracusa.

“Il pedaggio – commenta sul Giornale di Sicilia, l’ assessore alle Infrastrutture, Giovanni Pistorio – sarà socialmente sostenibile e non servirà a fare profitto ma a coprire costi di gestione e manutenzione. E comunque arriverà insieme a un piano di investimenti che fino al 2019 farà piovere in Sicilia 800 milioni per ammodernare la rete”.

L’idea potrebbe anche funzionare, ma si prenda a campione l’A-18, la Messina-Catania, a pagamento da sempre, e spesso interessata da interruzioni e da lavori di manutenzione. Proprio un tratto della A-18  è ancora invaso dalla frana che si è staccata lo scorso ottobre (proprio oggi si è saputo che c’è il via libera ai lavori).

“La Messina-Catania per cui paghiamo un pedaggio salatissimo è un percorso ad ostacoli, quindi di che stiamo parlando. La verità è che il governo non riesce ad intercettare risorse e alla fine deve fare ricorso al privato e le ripercussioni le pagherà la nostra economia già in ginocchio – commenta Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars –. Vorrei ricordare, poi, che nei fondi Ue 2014-2020 non c’è un euro per l’asfalto. Ci dovevano pensare prima invece di tassare i siciliani”.

Nella relazione predisposta dall’assessore Pistorio si evincerebbe che il “Consorzio autostrade non ha più i mezzi per portare a compimento la sua mission. Anche per questo motivo da Roma già un paio di volte è arrivata la minaccia di revocare le concessioni”.

Una vicenda che fa sbottare il deputato del Pds-Mpa, Dino Fiorenza: “Il governo prima di immaginare altri balzelli – dice – doti la Sicilia di quelle infrastrutture di cui sono attrezzate gli altri territori. Ai siciliani non può più essere chiesto un centesimo”.

Magari qualche centesimo saremmo disposti a pagarlo così come qualche turista siciliano sta facendo in questo momento, ma le nostre autostrade oggi quanto valgono?

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