MPA-Grande Sicilia apre un nuovo fronte nello scontro sulla privatizzazione dello scalo catanese. Il deputato regionale Santo Primavera attacca frontalmente il processo di cessione delle quote SAC e chiede al presidente Schifani di intervenire, sollevando una questione di legittimità istituzionale che precede qualsiasi valutazione di merito: la Camera di Commercio di Catania è commissariata, priva del suo organo elettivo, e non può assumere una decisione strategica di questa portata. “Scelte monocratiche per conto di un ente che in questo momento non rappresenta il territorio”, accusa il parlamentare di MPA, che invoca un intervento diretto del governatore per bloccare o ridisegnare l’operazione.

La manifestazione di interesse

L’offensiva arriva in un momento politicamente sensibile. Il 15 giugno scade la manifestazione di interesse per l’acquisto delle quote SAC e il processo di privatizzazione entra nella sua fase più delicata. Con la deadline alle porte, la finestra per un ripensamento si restringe di ora in ora, e il fronte del no, già allargato nelle scorse settimane da M5S, PD e altri gruppi, che avevano contestato l’esclusione di Siracusa dal board e la mancanza di un piano trasparente sugli investimenti, si fa più rumoroso ma non necessariamente più efficace.

Le pensioni dei lavoratori delle Camere di Commercio

Primavera prova a spostare il terreno dello scontro sul piano normativo. Richiama la legge regionale del 2018 che ha istituito il Fondo unico di quiescenza del personale delle Camere di Commercio siciliane, e lancia un’accusa che suona come un siluro: negli ambienti camerali circolerebbe la voce che la vera ragione della fretta di vendere starebbe nelle criticità del fondo pensionistico camerale. In soldoni, si cederebbe l’aeroporto per fare cassa e tappare un buco previdenziale. “Un messaggio subliminale sta circolando”, dice il deputato.

“La Regione metta i soldi”

La controproposta di MPA è però politicamente definita: se le quote della Camera di Commercio devono cambiare mano, che sia la Regione a rilevarle, mantenendo lo scalo in mano pubblica e consolidando al tempo stesso il fondo pensionistico. “Se persistono criticità sul Fondo, si accertino puntualmente e sia la Regione a immettere liquidità”, scandisce Primavera, che non manca di ricordare come l’articolo 17 dello Statuto speciale attribuisca alla Sicilia competenze proprie in materia di comunicazioni e trasporti. La gestione dell’aeroporto di Catania, insiste, non è una partita da lasciare al mercato senza programmazione né rendiconto ai siciliani.

Schifani, per ora, non ha risposto pubblicamente alle sollecitazioni di MPA. E intanto gli operatori interessati — tra cui, secondo indiscrezioni, il gestore spagnolo Aena e il fondo emiratino ADQ — continuano a studiare i dossier. Il braccio di ferro è aperto, ma i numeri del calendario parlano chiaro: chi vuole fermare la privatizzazione ha pochissimo tempo per farlo.