Per quasi quarant’anni ha attraversato corridoi di commissariati, sale operative e uffici investigativi con lo stesso stile sobrio e riservato che lo ha accompagnato per tutta la carriera. Oggi, a sessant’anni, Gaetano “Tony” Cavallaro, siracusano, ripone pistola e distintivo in un cassetto e saluta la Polizia di Stato. Con il suo pensionamento si chiude una pagina che coincide con una delle stagioni più importanti della lotta alla mafia siracusana.
La carriera
Entrato in Polizia nel 1988, Cavallaro appartiene a quella generazione di investigatori cresciuta sul campo, tra appostamenti, pedinamenti e indagini che hanno segnato profondamente il territorio. Una lunga esperienza professionale che ha trovato il suo momento più intenso negli anni trascorsi alla Squadra Mobile di Siracusa, dal 2000 al 2009.
Gli anni d’oro della Squadra mobile di Siracusa
Furono gli anni della guida di Gennaro Semeraro, il dirigente recentemente scomparso che lasciò un’impronta profonda nell’attività investigativa della Questura aretusea. Attorno a lui si formò un gruppo di poliziotti che contribuì a infliggere colpi durissimi a Cosa Nostra siracusana, attraverso operazioni destinate a segnare la storia giudiziaria della provincia.
Le indagini antimafia
Tra queste, “Lybra”, “Maremonti” e “Ultimo Atto”, inchieste che portarono all’arresto di affiliati, fiancheggiatori e figure di vertice delle organizzazioni criminali, contribuendo a ridisegnare gli equilibri mafiosi del territorio. Cavallaro fu tra gli investigatori che parteciparono a quella stagione di contrasto alla criminalità organizzata, quando la Mobile rappresentava uno dei principali avamposti dello Stato nella lotta alle cosche.
La cattura del boss
Tra i ricordi professionali più significativi resta la cattura del boss Alessio Attanasio, esponente dell’omonimo clan mafioso. All’inizio degli anni Duemila, venne rintracciato in un rifugio, in Sila, dove avrebbe voluto festeggiare il Capodanno del 2002.
Sventò una rapina libero dal servizio
Il coraggio e il senso del dovere avevano già caratterizzato il suo percorso alcuni anni prima. Nel 1994, mentre era libero dal servizio, intervenne per sventare una rapina ai danni di un supermercato. Un’azione che gli valse la promozione per merito straordinario, riconoscimento assegnato a chi si distingue per eccezionale valore nell’espletamento del servizio.
Dopo l’esperienza alla Mobile, Cavallaro ha continuato a ricoprire incarichi di responsabilità nei commissariati della provincia. Ad Avola ha guidato la squadra di polizia giudiziaria, mentre successivamente è stato responsabile dell’Ufficio Controllo del Territorio del Commissariato di Priolo Gargallo, mettendo la propria esperienza investigativa al servizio delle nuove generazioni di poliziotti.
La passione per lo sport
Ma accanto alla professione c’è sempre stato lo sport, altra grande passione che accompagna la sua storia personale e familiare. Il fratello ha fatto parte dell’Ortigia Pallamano che alla fine degli anni Ottanta conquistò la vetta dell’handball nazionale mentre lui, che è stato anche arbitro di calcio, continua ancora oggi il proprio impegno come componente della Procura federale della Figc, ruolo che testimonia un legame mai interrotto con il mondo delle regole e dello sport.
La storia
Con il pensionamento di Tony Cavallaro esce di scena uno degli uomini che hanno vissuto dall’interno la lunga stagione del contrasto a Cosa Nostra siracusana. Una generazione di investigatori abituata a lavorare lontano dai riflettori, spesso nell’ombra, senza cercare visibilità. Restano le indagini, gli arresti, le operazioni che hanno contribuito a rendere più forte la presenza dello Stato in un territorio difficile. E resta il ricordo di una stagione che ha cambiato il volto della provincia, scritta anche dal lavoro silenzioso di uomini come Tony Cavallaro.






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