Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere le 7 persone tratte in arresto al termine di un’operazione della polizia su un presunto traffico di armi ad Avola.
I nomi degli arrestati
Le misure cautelari sono state emesse nei confronti di Maurizio Di Pietro junior, 24 anni; Salvatore Paolo Di Pietro, 22 anni; Sebastiano Umberto Di Pietro, 20 anni; Luca Barbarino, 23 anni; Giuseppe Bianca, 21 anni; Giuseppe Bellavita, 21 anni, e Sebastiano Fortuna, 23 anni, che era già detenuto. Gli indagati, difesi dagli avvocati Natale Vaccarisi, Corrado Guerri e Diego Fancello, sono stati sottoposti all’interrogatorio di garanzia sono tornati in carcere.
La tesi della Procura
Secondo la ricostruzione della polizia e della Procura di Siracusa, il gruppo avrebbe avuto nella sua disponibilità armi e contestualmente avrebbe gestito un commercio di droga, introducendo stupefacenti nel carcere di Cavadonna oltre che telefonini cellulari. Inoltre, sempre nella tesi degli inquirenti, gli indagati si sarebbero resi responsabili di spedizioni punitive per imporre la propria supremazia criminale nel territorio.
“Misura cautelare solo per detenzione di armi da fuoco”
La difesa afferma che gli indagati hanno ricevuto le misure “solo per il porto e detenzione di armi da fuoco”. Peraltro – secondo quanto affermato dagli avvocati Natale Vaccarisi, Corrado Guerri e Diego Fancello – si tratta delle stessi armi da guerra rinvenute nel settembre del 2025 in un casolare in contrada Falconara, a Noto, per cui vennero arrestati Sebastiano Fortuna e Sebastiano Umberto Di Pietro: il primo era già in carcere per questa vicenda, il secondo, invece, aveva ottenuto i domiciliari.
Le contestazioni
Il collegio difensivo afferma che “non risulta alcuna contestazione di reati inerenti alla detezione ed allo spaccio di sostanze stupefacenti”. Inoltre, nell’ordinanza del gip – fanno sempre sapere i legali degli indagati – non si evincono rappresaglie o spedizioni punitive legate al dominio delle piazze di spaccio ad Avola”. La difesa sta valutando di impugnare l’ordinanza davanti al Tribunale del Riesame di Catania.






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