Che i 12 medici in servizio al reparto di Ostetricia e Ginecolocia dell’ospedale Cannizzaro di Catania siano tutti obiettori di coscienza per la Procura – che come atto dovuto li ha indagati  tutti – è un ‘falso problema’.

Serve fare chiarezza – e sarà l’autopsia, fissata per oggi, a stabilire la causa della morte – per ricostruire il ‘calvario’ sanitario di Valentina Milluzzo, la giovane donna di 32 anni, che al quinto mese di gravidanza è morta dopo 17 giorni di ricovero insieme con i gemellini che portava in grembo. Valentina e Francesco, il marito, sarebbero diventati genitori grazie alla procreazione assistita.

Il reato ipotizzato dalla Procura e’ concorso in omicidio colposo plurimo. Un atto dovuto per fare eseguire l’autopsia come incidente probatorio. E non, appunto, perche’ tutti e 12 i medici siano obiettori di coscienza.

L’attenzione dei magistrati, invece, e’ concentrata sulla verifica, attraverso la cartella clinica, dei protocolli d’intervento e assistenza prestata alla paziente, oltre che ai controlli ai quali e’ stata sottoposta durante il ricovero e in particolare durante la crisi prima della morte domenica 16 ottobre.

La Procura aveva aperto l’inchiesta dopo la denuncia presentata dall’ avvocato Salvatore Catania Milluzzo, per conto del marito di Valentina, Francesco Castro. Nell’esposto c’è scritto anche che quando la donna il 15 ottobre scorso entra in crisi “dai controlli emerge che uno dei feti respira male e che bisognerebbe intervenire, ma il medico di turno si sarebbe rifiutato perche’ obiettore: ‘fino a che e’ vivo io non intervengo’, avrebbe detto loro”.

La stessa cosa avrebbe ripetuto, secondo l’esposto, per il secondo feto. Una ricostruzione ribadita dal padre della donna, Salvatore Milluzzo, ma che contrasta nettamente con quella fatta dal primario del reparto, Paolo Scollo, che col suo vice Emilio Lomeo, non e’ tra gli indagati perche’ assente dal reparto.

“I fatti dimostrano il contrario – sostiene – il medico, dopo il primo aborto, che e’ stato spontaneo, ha indotto il secondo con l’ossitocina, quindi non c’e’ proprio la base per parlare di obiezione di coscienza. Ha fatto quello che andava fatto secondo riconosciuti protocolli medici internazionali”.

Ma per i familiari di Valentina non è stato così: “mia figlia urlava in maniera terribile – ricostruisce ancora il padre – abbiamo detto al medico di non farla piu’ soffrire, ma per loro erano i dolori di una colica renale o del parto. Per sei ore e’ rimasta senza assistenza”.

Adesso il padre chiede “giustizia per Valentina”, ma “senza puntare il dito contro alcuno”. “L’importante – sottolinea – e’  che altre donne non muoiano di parto, che altre famiglie non debbano sopportare il dolore che proviamo noi”.

E i 12 medici in servizio tutti obiettori? Per il primario del reparto, Scollo il fatto “non ha alcuna rilevanza ne’ col caso ne’ col servizio reso a chi vuole fare ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, come dimostra – rileva – l’assenza di liste di attesa per l’aborto volontario”.

“Non ci risulta assolutamente che il medico si sia dichiarato obiettore di coscienza con i familiari di Valentina Milluzzo. Perche’ loro hanno detto cosi’? Dovete chiederlo a loro”, commenta il direttore generale del Cannizzaro, Angelo Pellicano’, confermando che “l’azienda sul caso ha aperto un’inchiesta interna”.

Oggi a Catania arriva la task-force del ministero della Salute. “Voglio avere elementi puntuali – ha detto il ministro Beatrice Lorenzin – per accertare che l’ospedale abbia rispettato tutte le procedure previste nel migliore dei modi”.

Per Scollo la morte potrebbe essere sopraggiunta “per un’emorragia procurata da una setticemia”. E non sarebbe stato possibile procedere chirurgicamente perche “un’isterectomia avrebbe provocato la morte per emorragia della donna”.

VIDEO INTERVISTA A SALVATORE MILLUZZO PADRE DI VALENTINA