La casa in Sicilia non è mai stata così cara, almeno per chi è in cerca di un affitto. La Sicilia registra un aumento del 2,7% nel secondo trimestre del 2026, toccando gli 8,8 euro/m² (nuovo massimo storico dal 2012). Una studio che fotografa una vera e propria emergenza abitativa per l’isola: la spinta del turismo, il boom delle locazioni brevi e una domanda che polverizza l’offerta stanno trasformando i capoluoghi siciliani in mercati inaccessibili per studenti e famiglie a medio reddito.

I dati appena rilasciati dimostrano un’Italia a due velocità, in cui la pressione si sta progressivamente spostando dai grandi centri urbani ormai saturi verso le aree a vocazione turistica e a minore densità demografica.

Mentre i mercati tradizionalmente più caldi sembrano aver raggiunto un tetto massimo di sostenibilità economica per le tasche delle famiglie, con Milano che resta stabile (ma si conferma la città più cara a 23,3 euro/m²) e Roma quasi ferma a +0.2%, a correre sono soprattutto le realtà locali. Durante la primavera, ben il 61% dei capoluoghi italiani ha visto aumentare i propri canoni, trainato dai record di Verona (11,8%) e Massa (9,5%). Sul fronte opposto, invece si registra una frenata a Venezia (-2,6%) e in altri 32 centri guidati dal calo di Savona (-9%). 

La tendenza all’aumento si fa ancora più evidente su scala provinciale, dove l’80% dei territori ha chiuso il trimestre con il segno più. Le oscillazioni più marcate si sono concentrate in Sardegna con Nuoro (+22,2%) e Sassari (+18,2%), a dimostrazione di come la stagionalità e la mobilità lavorativa stiano amplificando i prezzi fuori dalle grandi metropoli.  A livello regionale, la Valle d’Aosta si conferma la zona più costosa del Paese con una media di 26,6 euro/m² e una crescita trimestrale del 10,5%. L’unica eccezione al rialzo diffuso spetta al Trentino Alto Adige, che ha fatto registrare una flessione del 1,2%.

“La pressione sui canoni nasce da uno squilibrio strutturale, spiega Vincenzo De Tommaso, Responsabile dell’Ufficio studi Idealista, la domanda di affitto si concentra proprio dove comprare è più difficile, come le grandi città del Centro- Nord e i poli turistici, ma lì l’offerta in locazione, pur in graduale ripresa, resta insufficiente rispetto a chi cerca casa”.

Le conseguenze di questo cortocircuito tra domanda e offerta ricadono inevitabilmente sui soggetti più vulnerabili del mercato. Nelle aree ad alta tensione abitativa, l’affitto sta assorbendo una quota sempre più cospicua e preoccupante del reddito mensile, penalizzando in particolar modo i giovani e i nuclei familiari.