«Il libro si sofferma sulle trasformazioni che hanno investito la mafia siciliana negli ultimi decenni e sul ruolo di quei soggetti che contribuiscono, oggi, a instaurare un sistema di potere politico-mafioso». Ecco le parole che Antonio Vesco ha usato sul suo “Criminalità immaginate” (Tamu Edizioni/Tangerin), durante la presentazione che si è tenuta nel cortile della Cgil di Catania. Un appuntamento molto partecipato, introdotto e moderato dalla giornalista de La Sicilia, Luisa Santangelo.
«La mafia è sempre stata una questione politica e un fenomeno di classi dirigenti – ha aggiunto Antonio Vesco – insomma, non prettamente criminale, bensì politico e che coinvolge anche le istituzioni e le classi dirigenti dei territori che ne sono interessati. Il dibattito pubblico tende, ancora oggi, a semplificare molto sul tema delle mafie e trovo sempre più urgente una convergenza tra realtà diverse, dal sindacato alle associazioni, dai movimenti sociali all’informazione e alla ricerca scientifica, per restituire complessità a un fenomeno articolato».
Ha aggiunto Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea Cgil Sicilia: «L’approccio legalista ci ha indotti, per anni, a pensare che la mafia fosse quasi esclusivamente un fenomeno legato all’esercizio della violenza fisica. Invece, si tratta di qualcosa di più complesso, di un reticolo, di una variegata aria grigia, all’interno della quale i diversi soggetti agiscono solidalmente per accaparrarsi risorse, condizionare attività economiche e sociali e gestire il consenso. Così, nel tentativo di assoggettare il tessuto sociale, non solo delle parti più deboli della società, la mafia, oggi, continua a esercitare una forma di violenza sottile ed estremamente crudele: spesso isola socialmente e distrugge anche moralmente. Occorre dunque alzare il livello di attenzione, nei confronti di un fenomeno politico e per cui nessuno può ritenersi immune dai tentativi di condizionamento».
Alla presentazione del libro era presente pure Mario Spampinato dell’associazione Volerelaluna, il quale ha puntato l’attenzione sulla «connessione tra mafia, politica ed edilizia, che continua a esserci da anni e, via via, con vari esempi che ci portano fino ai giorni nostri. Ecco, in tutto ciò c’è sempre un filo conduttore che lega mafia, politica e imprenditoria».
Presente anche Dario Pruiti di Arci Catania che ha affermato: «Questo libro è prezioso, in quanto offre un significativo apparato teorico per tutti quelli che oggi vogliono fare antimafia militante. La narrazione dell’antimafia dominante, nel mondo dell’associazionismo, oggi è tristemente appiattita sulle questioni legalistiche e sulla narrazione giudiziaria, che è importante ma non è la sola. Abbiamo bisogno di un apparato teorico per interpretare bene la realtà e secondo me Antonio Vesco lo fa, offrendo prospettive di narrazione importanti».
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