Circa quaranta passeggeri della MV Hondius avevano già lasciato la nave prima che l’epidemia di hantavirus diventasse di dominio pubblico. Lo ha comunicato il ministero degli Esteri olandese, specificando che lo sbarco è avvenuto durante una sosta sull’isola di Sant’Elena, territorio britannico nell’Atlantico meridionale. La compagnia di crociere Oceanwide Expeditions non aveva mai dichiarato che, oltre alla moglie del primo passeggero deceduto, altre persone fossero scese dalla nave in quel punto. Le autorità in Sudafrica e in Europa stanno lavorando per rintracciare tutti i contatti.
Cosa non aveva detto la compagnia
Oceanwide Expeditions aveva comunicato una sola cosa sullo sbarco a Sant’Elena: che la vedova dell’uomo olandese deceduto a bordo l’11 aprile aveva lasciato la nave per accompagnare la salma del marito, poi aveva preso un volo di linea per il Sudafrica ed era morta dopo essere svenuta all’aeroporto di Johannesburg il 26 aprile. Quella versione era incompleta. Secondo il ministero degli Esteri olandese, tra gli sbarcati a Sant’Elena c’erano circa quaranta persone. Le autorità olandesi non hanno specificato dove si trovino ora questi passeggeri. Il tracciamento è ancora aperto.
Il terzo evacuato arriva a Schiphol: l’odissea del secondo aereo ambulanza
Mercoledì sera la compagnia aveva confermato che tre persone sintomatiche erano state evacuate dalla MV Hondius mentre si trovava nelle acque di Capo Verde: un cittadino olandese di 41 anni (il medico di bordo), un cittadino britannico di 56 anni e un cittadino tedesco di 65 anni, secondo quanto dichiarato dal ministero degli Affari Esteri olandese e da Oceanwide.
Il primo aereo ambulanza aveva già trasportato due dei tre a destinazione: il cittadino olandese è stato ricoverato all’University Medical Center di Leiden, nei Paesi Bassi; il cittadino tedesco di 65 anni è stato trasferito all’ospedale UKD di Düsseldorf, in Germania.
Il terzo evacuato, il britannico di 56 anni, ha avuto un percorso più accidentato. Il secondo aereo era partito da Capo Verde ma ha dovuto fare scalo a Gran Canaria per due ragioni distinte: il Marocco si era rifiutato di aprire il proprio spazio aereo all’aeromobile; sull’isola, il personale ha segnalato un guasto all’impianto elettrico a supporto del paziente. Risolto il problema tecnico, l’aereo è decollato e ha atterrato all’aeroporto di Schiphol poco dopo le 9 di giovedì mattina. Diverse ambulanze attendevano sulla pista, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa olandese ANP. Il passeggero a bordo era in condizioni stabili al momento dell’atterraggio.
Un caso in Svizzera, un contatto in Francia
Mercoledì era già emerso che un uomo risultato positivo all’hantavirus in Svizzera aveva anch’egli trascorso un periodo sull’isola di Sant’Elena prima di prendere un volo di rientro, anche se i dettagli dei suoi spostamenti non sono stati precisati ufficialmente. Le autorità svizzere hanno escluso rischi per la popolazione generale.
La Francia ha identificato un proprio cittadino come caso contatto, nell’ambito del tracciamento dei passeggeri presenti su un volo con uno dei contagiati. Il ministero della Salute francese ha attivato la Direzione generale della Sanità e il Centro nazionale di riferimento per gli hantavirus.
Il bilancio al 7 maggio: 3 morti, almeno 8 casi tra confermati e sospetti, nazionalità coinvolte in cinque Paesi europei (Paesi Bassi, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Francia) oltre al Sudafrica.
Il nodo Argentina: 101 casi dal giugno 2025, il doppio dell’anno prima
Parallelamente alle operazioni di evacuazione, funzionari ed esperti argentini stanno cercando di stabilire se il loro Paese sia all’origine del focolaio. La crociera era partita dall’Argentina, che l’Organizzazione mondiale della sanità classifica regolarmente come il Paese con la più alta incidenza di hantavirus in America Latina.
Il martedì precedente, il ministero della Salute argentino aveva segnalato 101 infezioni da hantavirus a partire dal giugno 2025: circa il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Diversi ricercatori argentini nel campo della sanità pubblica attribuiscono questa impennata agli effetti del cambiamento climatico, che altera la distribuzione geografica dei roditori portatori del virus.
Pregliasco: “Evitare allarmismi, i sistemi di sorveglianza funzionano”
Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vicepresidente di Samaritan International, ha commentato la decisione del ministero della Salute di allertare gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera:
“Sul caso dell’hantavirus è importante evitare inutili allarmismi. Le autorità sanitarie stanno facendo ciò che normalmente si fa in presenza di un focolaio internazionale: monitoraggio, informazione alle strutture di frontiera e coordinamento con gli organismi internazionali. Non siamo di fronte a una situazione assimilabile a quella vissuta con il Covid. L’hantavirus è noto da tempo e presenta modalità di trasmissione molto diverse, generalmente legate al contatto con roditori infetti. Dopo la pandemia, però, termini come ‘allerta’ o ‘focolaio’ hanno inevitabilmente un forte impatto emotivo sull’opinione pubblica. Per questo è fondamentale accompagnare le attività di sorveglianza sanitaria con una comunicazione equilibrata, trasparente e proporzionata al rischio reale”.
La posizione di Pregliasco è allineata con quella dell’OMS: il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus aveva già confermato il 6 maggio che il rischio per la salute pubblica globale legato a questo focolaio rimane basso.






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