Aurora Quattrocchi è la miglior attrice protagonista della 71ª edizione dei David di Donatello, assegnati a Roma ieri sera, 6 maggio. Il premio, consegnato per il film “Gioia Mia” di Margherita Spampinato, premia una carriera lunga cinquant’anni e un’interprete che di anni ne ha 83.

Nata a Mattuglie, in Istria, da genitori palermitani, Quattrocchi è cresciuta nel capoluogo siciliano dove ha debuttato in teatro nel 1974 con “Attore con la O chiusa” di e con Franco Scaldati. Palermo è rimasta il suo centro di gravità artistico, anche quando i palcoscenici si sono moltiplicati in tutta Italia.

Il premio l’ha ricevuto dalle mani di Raoul Bova, davanti alla platea della 71ª edizione del riconoscimento cinematografico più importante d’Italia.

Cosa ha detto Aurora Quattrocchi sul palco

Non un discorso di ringraziamento standard. Aurora Quattrocchi ha preso il microfono e ha detto quello che le stava a cuore, con la chiarezza di chi non ha più niente da perdere e tutto da affermare. Le sue parole esatte: “Io mi auguro che il cinema possa avere sempre, sempre, sempre di più successo, meraviglia e fantasia e gioia… E gioia mia non deve finire mai. E che riaprano le sale cinematografiche grandi come questa, non se ne può più di quelle salette micragnose dove il film non viene visto”.

Una battuta sola, che ha detto più di molti editoriali sul destino delle sale in Italia. La Quattrocchi non ha attaccato le piattaforme streaming per nome, non ha citato report di settore. Ha usato l’aggettivo “micragnose” (tirchie, meschine, inadeguate) per descrivere la deriva degli spazi dove oggi il cinema viene proiettato e ha invocato le grandi sale come luoghi dove un film può davvero essere visto, non solo proiettato.

 

Chi ha sconfitto per il David 2026

Quattrocchi ha battuto in cinquina Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino, Anna Ferzetti, Barbara Ronchi e Tecla Insolia. Una lista che racconta quanto fosse competitiva la categoria. Vincere in questo gruppo, a 83 anni, con un film d’esordio distribuito da Fandango, non è un risultato di circostanza.

“Gioia mia”: di cosa parla il film che ha portato il David a Palermo

Nico, un bambino vivace, scontroso e impertinente, cresciuto in una famiglia laica, in un mondo moderno, tecnologico e iperconnesso, è costretto a passare l’estate in Sicilia, ospite di un’anziana zia signorina religiosissima e scorbutica che vive sola, in un antico palazzo pieno di leggende e superstizioni, senza wi-fi né elettrodomestici, senza nessun tipo di tecnologia, completamente fuori dal tempo. La zia lo accoglie con fastidio, cerca di inserirlo con prepotenza nel suo mondo popolato da angeli e spiriti, dominato da un senso magico della religione. Lo scontro tra modernità e passato, tra ragione e religione, tra velocità e lentezza, segna l’inizio del loro burrascoso rapporto. Eppure pian piano, nasce un legame profondo di cui entrambi non sapevano di avere bisogno.

Quattrocchi interpreta la zia Gela. Un personaggio che richiede la capacità di essere burbera senza risultare antipatica, austera senza perdere calore. Il film è arrivato nelle sale con Fandango l’11 dicembre 2025, forte di un percorso festivaliero che aveva già evidenziato la sua portata.

@rairadio2 “Mi auguro che il cinema possa avere sempre di più successo e meraviglia, successo e gioia.” ✨ Aurora Quattrocchi vince il premio come Migliore Attrice protagonista per Gioia Mia ai #David71 ♬ audio originale – RaiRadio2

Cinquant’anni di carriera

Lungo tutta la propria carriera teatrale Quattrocchi ha affiancato personalità quali Luigi Maria Burruano, Giacomo Civiletti, Massimo Verdastro, John Turturro, Moni Ovadia e Roberto Andò, solcando palcoscenici come il Teatro Carignano di Torino, il Piccolo Teatro e il Teatro dell’Elfo di Milano, il Teatro Argentina di Roma e i Teatri San Ferdinando e Mercadante di Napoli.

Al cinema esordisce nel 1989 con “Mery per sempre” di Marco Risi. In seguito partecipa a molti altri film, tra cui “Malèna” di Tornatore, “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, “Nuovomondo” di Emanuele Crialese, “Anime nere” di Francesco Munzi, “Nostalgia” di Mario Martone.

Il David di Donatello 2026 non arriva come riconoscimento alla carriera ma per un ruolo specifico, interpretato a 83 anni, in un film d’esordio. È una distinzione che conta: non il premio alla carriera per grazia ricevuta, ma il riconoscimento per una performance singola, giudicata migliore di quelle di attrici cinquant’anni più giovani.