Personalità come il prof. Micari criticano il progetto appellandosi ai rilievi della Corte dei Conti, dimenticando che ogni ritardo costa ai siciliani 6,5 miliardi l’anno. E anche nel suo partito c’è chi riconosce che il Ponte è un’opera necessaria
In questi giorni sono fioccate, puntualmente, le reazioni ai rilievi mossi dalla Corte dei Conti alla delibera CIPESS relativa alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Ci ha colpito in particolare l’intervento del prof. Fabrizio Micari, ingegnere, già rettore dell’Università di Palermo e candidato, nel 2017, a Presidente della Regione siciliana, che si è soffermato sulle presunte carenze progettuali riscontrate dalla corte, affermando che “c’è davvero da essere preoccupati”.
Sì, in effetti c’è da preoccuparsi, ma non per le presunte “lacune” del progetto: c’è da preoccuparsi per un intervento, quello della Corte, che rischia di bloccare l’opera per mesi, rinviando ancora una volta il momento in cui i siciliani potranno finalmente smettere di pagare il prezzo salato dell’isolamento. Il quale, lo ricordiamo, è stato quantificato in 6,5 miliardi di euro l’anno tra maggiori costi logistici, ritardi, inefficienze e mancate opportunità economiche. Anche a carico al prof. Micari, che vive e lavora in Sicilia.
E ancora più preoccupante è che la Corte, come diversi giuristi hanno osservato, sembra essere andata ben oltre il proprio perimetro tecnico-contabile, entrando nel merito di temi come lo studio dei flussi, la valutazione dell’habitat naturale, o la validità dei pareri resi — aspetti che difficilmente rientrano nelle competenze della magistratura contabile.
Un’anomalia che merita almeno una riflessione, anche alla luce di alcune coincidenze: il presidente della Corte dei Conti, il siciliano Guido Carlino, è stato nominato nel settembre 2020 su proposta del premier Giuseppe Conte; e la relatrice istruttoria del caso, la dott.ssa Valeria Franchi, è stata consulente giuridico del governo Conte per due anni (2019-2021) ed esperta del ministro Patuanelli per alcuni mesi.
In questo contesto, sorprende l’intervento del prof. Micari, che sembra più attento ad attaccare il governo, ed in particolare il ministro delle Infrastrutture Salvini e la “sua approssimativa compagnia progettante”. Come se il progetto fosse stato redatto da un manipolo di fedelissimi del segretario leghista, anziché da decine di professionisti di fama mondiale.
E qui nasce il vero problema, tipico della politica nostrana: nella foga di allinearsi alle posizioni della segretaria del suo partito — quella che, a bordo di un traghetto, liquidò la questione “Ponte” affermando che per traghettare bastano soltanto 20 minuti— il professore dimentica le gravi conseguenze su costi, emissioni e competitività create alla Sicilia dall’assenza di una continuità logistica ferroviaria e stradale con il continente.
Va infatti rammentato al professore, ed a tutti quelli che, in questi giorni, hanno “fatto il tifo” per la Corte dei conti, che opporsi al Ponte significa, in realtà opporsi a:
• Alta Velocità: impossibile far giungere in Sicilia i treni AV senza l’infrastruttura di collegamento stabile
• Alta Capacità: senza il Ponte, la rete siciliana resterà scollegata dal corridoio TEN-T Scandinavo-Mediterraneo, rinunciando a qualsiasi velleità di connessione via terra con l’Europa;
• Rilancio dei porti e della logistica: Messina, Augusta, Palermo e Gioia Tauro potrebbero diventare poli strategici del Mediterraneo;
• Riduzione dell’inquinamento: creato dalle migliaia di mezzi su gomma e dagli aerei che saranno sempre, nelle attuali condizioni, preferiti al più sostenibile treno.
• Occupazione e sviluppo: ogni grande opera genera migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti e attira investimenti privati.
E per quanto riguarda i fondi di Sviluppo e Coesione, ricordiamo che investirli in infrastrutture strategiche significa moltiplicarne gli effetti positivi, non sprecarli in piccoli interventi frammentati e senza visione, quando si riesce a portarli a termine. Come il prof Micari sa, infatti, una buona parte dei FSC destinati alla Sicilia (fino al 40%!) è finita spessissimo per tornare al mittente, proprio per l’incapacità d portare a termine gli interventi previsti. Ed è successo con tutti i governi regionali, sia di destra che di sinistra.
Non deve sorprendere, alla luce di queste semplici considerazioni, che all’interno dello stesso PD non tutti condividono la linea dei “no ponte”. Come riporta Sicilia in Progress nell’articolo “Ponte sullo Stretto, Bianco: opera utile. Un appello che spacca il PD”, voci autorevoli del partito — come l’ex sindaco di Catania Enzo Bianco o il presidente della Commissione regionale antimafia Antonello Cracolici— riconoscono l’importanza strategica dell’opera e chiedono un confronto serio e non ideologico.
Segno che la contrarietà al Ponte non è affatto unanime e che molti, anche a sinistra, iniziano a capire che dire sempre “no” significa condannare la Sicilia all’immobilismo.
In sintesi, l’errore che una certa parte politica sta commettendo è quello di iscrivere opere pubbliche come il Ponte sullo Stretto ad un partito, o a una coalizione, dimenticando che un’opera pubblica, citando Cracolici, “non è né di destra né di sinistra”, ma è di tutti.
Non soltanto perché l’opera in questione rappresenta una scelta di civiltà, equità e progresso, ma anche perché essa è destinata a servire anche quelli che votano a sinistra e che, magari, vi si sono opposti. I quali, una volta realizzata l’opera, e potendone usufruire, ne comprenderanno finalmente l’utilità, pensando all’errore commesso dai dirigenti del loro partito. Un errore che, invero, in assenza di un ripensamento, si sommerà a tanti altri del passato.
Ing. Roberto Di Maria
per Rete Civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno
Luogo: MESSINA
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.






Commenta con Facebook