C’è una persona che quella tavoletta l’ha vista arrivare in Sicilia e che oggi commenta il furto conoscendone la storia dall’inizio.

Vittorio Sgarbi è intervenuto sul colpo portato a segno al MuMe di Messina con un’intervista rilasciata al Messaggero e al Qn.

La lettura del critico

Il giudizio sugli autori è netto.

È un furto messo a segno da ignoranti, ladri inconsapevoli del valore inestimabile delle opere e convinti di potere piazzarle sul mercato. Non ci riusciranno e, spero presto, saranno ritrovate”, ha dichiarato.

Secondo la sua ricostruzione, i quadri sottratti potrebbero trovarsi ancora “a casa dei ladri e per loro sarà difficile trasferirli”.

Chi fece acquistare la tavoletta

Sull’opera bifronte il critico rivendica un ruolo diretto.

Ricorda, infatti, di essere stato lui “ad averla attribuita al pittore messinese e ad avere indotto l’allora assessore alla Cultura della Regione Sicilia, Fabio Granata, ad acquistarla nel 2003 a un’asta di Christie’s per 319mila sterline, una cifra addirittura inferiore al suo reale valore”.

Sono trascorsi ventitré anni da quell’acquisizione.

L’ipotesi del mandante

Alla domanda sull’eventuale esistenza di un committente dietro il colpo, la risposta esclude quella pista.

“Nella mia lunga esperienza non ho mai assistito a furti su commissione, si tratta sempre di una sopravvalutazione delle proprie capacità da parte di chi effettua il colpo e dell’inesperienza nel campo”, ha spiegato.

E ha aggiunto: “Gente convinta di essere in grado, a saccheggio portato a termine, di potere effettuare transazioni in realtà impossibili”.

Il giudizio sulla sicurezza

L’ultimo passaggio riguarda il sistema di protezione del museo.

Interrogato sull’esistenza di falle, il critico non ha lasciato margini: “Non c’è dubbio, perché se il sistema avesse funzionato a dovere i ladri non sarebbero usciti”.

Foto dal profilo Facebook.