Produrre vino spumante a 1.200 metri di altitudine, in un territorio dove la viticoltura ha progressivamente perso terreno rispetto ad altre attività agricole. È la sfida avviata dall’Istituto regionale del vino e dell’olio sui Nebrodi, attraverso un progetto sperimentale che ha individuato nella montagna messinese un ambiente da studiare per la produzione di bollicine.

L’iniziativa non nasce oggi. Nel 2010 l’IRVO ha avviato a Ucria, in provincia di Messina, la realizzazione di un vigneto sperimentale a quota 1.200 metri, con varietà bianche in prevalenza autoctone, tra cui il Catarratto. L’obiettivo era verificare le potenzialità di queste uve per la produzione di spumanti con il metodo classico.

Il tema torna al centro dell’XI edizione del Festival del Giornalismo Enogastronomico. Sabato 3 ottobre, dalle 16.45 alle 17.30, Gianni Giardina, enologo dell’IRVO e ambasciatore della Viticoltura Eroica CERVIM, guiderà una masterclass dedicata agli spumanti di montagna e alla vitivinicoltura eroica dei Nebrodi.

Dalla viticoltura tradizionale alla sperimentazione in alta quota

I vigneti di montagna non costituiscono una presenza completamente nuova nel paesaggio dei Nebrodi. In passato, la vite occupava anche appezzamenti situati tra gli 800 e i 1.000 metri di altitudine, spesso destinati alla produzione familiare.La progressiva riduzione di queste coltivazioni ha lasciato piccoli vigneti residuali che testimoniano una tradizione agricola ormai poco rappresentata nell’economia locale.

Il progetto di Ucria ha affrontato la questione da una prospettiva diversa: verificare se le condizioni ambientali della montagna possano consentire produzioni specializzate, con caratteristiche tali da distinguersi rispetto ai vini ottenuti in altri territori.La scelta delle varietà e delle tecniche di vinificazione rappresenta un passaggio fondamentale. Le uve destinate alla produzione di spumanti devono raggiungere un equilibrio adeguato tra maturazione, acidità e caratteristiche aromatiche. La sperimentazione in alta quota permette di studiare questi parametri in condizioni differenti da quelle dei vigneti di pianura e delle zone collinari.

Una prospettiva produttiva per le aree interne

Il progetto apre una riflessione sul possibile ritorno della vite in alcuni territori montani dei Nebrodi.La presenza di condizioni favorevoli alla viticoltura non significa, tuttavia, che tutti i terreni di montagna possano ospitare vigneti economicamente sostenibili. Occorre valutare esposizione, caratteristiche dei suoli, disponibilità idrica, accessibilità e costi delle lavorazioni. Anche i risultati della ricerca devono trovare un riscontro nella produzione aziendale.

La masterclass del 3 ottobre consentirà di approfondire il percorso della sperimentazione e le caratteristiche degli spumanti di montagna. Il punto centrale riguarda la possibilità di trasformare una tradizione agricola in una produzione contemporanea, capace di valorizzare le peculiarità dei Nebrodi senza ignorare i vincoli economici e ambientali dell’alta quota.