La Procura di Pavia ha chiuso per la seconda volta le indagini a carico di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco nel 2007. Con il nuovo avviso di conclusione delle indagini i pm si avviano a chiedere il processo per omicidio aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti e futili. A sostegno dell’accusa sono state depositate nuove consulenze, tra cui quelle sull’impronta di una scarpa e sul Dna. Sempio è indagato e per lui vale la presunzione di innocenza.

Cosa dicono le nuove consulenze su Sempio

Dopo gli accertamenti integrativi disposti a fine maggio, la Procura ha depositato ora gli atti che, secondo l’accusa, rafforzano il quadro a carico dell’indagato.

Gli approfondimenti ribadiscono che l’impronta 33, lasciata sul muro della scala dove è stato trovato il corpo di Chiara Poggi, è attribuibile a Sempio, come già sostenuto in precedenza, e aggiungono un particolare: non si potrebbe escludere che chi ha toccato il muro avesse le mani sporche di sangue.

Sul fronte delle calzature, secondo il procuratore Fabio Napoleone i consulenti hanno eseguito accertamenti che “non consentono di sostenere l’esistenza di un’incompatibilità fisica tra la conformazione del piede di Andrea Sempio e la traccia di scarpa oggetto di analisi”. Una scarpa modello Frau taglia 42, si legge, “risulta compatibile con le misure del piede di Andrea Sempio”. Gli stessi consulenti hanno ritenuto che le osservazioni della difesa non introducano elementi nuovi tali da modificare le conclusioni precedenti sull’impronta 33.

La difesa di Sempio, con gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, ridimensiona la portata dell’atto: “È un 415 bis classico. Nessuna novità, non elenca le prove”.

Il nodo dei test del 2007 sui pedali della bici

Dalle nuove consulenze emerge però un elemento che riguarda anche Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi condannato in via definitiva per l’omicidio.

Secondo quanto è possibile dedurre dalla nota del procuratore Napoleone, i carabinieri del Ris di Parma nel 2007 non avrebbero fatto emergere che su alcuni test relativi alla bicicletta Umberto Dei non risultava traccia del Dna della vittima. Napoleone spiega che è stata acquisita una consulenza dei tecnici nominati dalla difesa Stasi, Ugo Ricci e Pasquale Linarello, sui cosiddetti Raw Data consegnati alla Procura dal Ris il 6 novembre 2025.

In quei dati, riferisce il procuratore, i consulenti hanno rilevato la presenza di “contro-analisi (ben due corse elettroforetiche datate 20 settembre 2007) del campione bu_p”, cioè lo stesso campione che aveva rivelato il Dna della vittima sui pedali della bici e che portò al fermo di Stasi, risultate “totalmente negative”. Analisi che, a giudizio dei consulenti, sarebbero state “idonee a scagionare Alberto Stasi già 19 anni fa”, ma che non risultavano nel fascicolo del procedimento del 2007 della Procura di Vigevano.

In sostanza, spiega Napoleone, il profilo genetico attribuito il 19 settembre 2007 “oltre ogni ragionevole dubbio” alla vittima “era risultato totalmente negativo il giorno successivo”, quando lo stesso consulente aveva effettuato nuove analisi. Di quei “tracciati negativi”, aggiunge, “non si è rinvenuta traccia in alcun atto delle indagini e dei processi a carico di Stasi”.

I nuovi tempi della morte di Chiara Poggi

C’è un secondo elemento che offre un appiglio anche alla difesa di Stasi. La Procura, con i nuovi accertamenti, allarga la finestra temporale entro cui sarebbe avvenuto l’omicidio.

Gli approfondimenti affidati alla medico legale Cristina Cattaneo e all’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone concludono per “una dinamica lesiva non immediatamente coincidente con il decesso”. Secondo i consulenti, almeno una parte delle lesioni alla testa e al volto “sia stata prodotta nell’ambito di una colluttazione o, comunque, di un’azione aggressiva protrattasi nel tempo, durante la quale la vittima avrebbe posto in essere atti di difesa quantomeno passiva”.

Sull’intervallo di sopravvivenza, i risultati “depongono concretamente per una produzione delle lesioni non immediatamente antecedente alla morte, ma anteriore al decesso con un intervallo orientativamente compreso come minimo fra 15 e 30 minuti, senza che possa escludersi una sopravvivenza complessiva più prolungata fino ai 60 minuti”.