Il Governo interviene sull’Assegno Unico Universale con un emendamento al decreto Pnrr depositato in Commissione Bilancio della Camera: il beneficio viene esteso anche ai lavoratori degli altri Stati membri dell’Unione europea che non risiedono in Italia.
Il cambiamento riguarda anche i figli a carico residenti all’estero, che finora erano esclusi dall’erogazione. L’impatto è immediato: il perimetro del sussidio si allarga oltre i confini nazionali, allineando la misura ai principi europei sulla libera circolazione dei lavoratori.
La relazione tecnica quantifica in circa 50.000 i nuovi figli beneficiari.
Stop ai vincoli: cade il requisito dei due anni di residenza
L’intervento normativo elimina uno dei punti più contestati: l’obbligo di due anni di residenza in Italia e la presenza dei figli sul territorio nazionale.
La modifica risponde ai rilievi dell’Unione europea e anticipa un possibile contenzioso davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che avrebbe potuto dichiarare discriminatoria la normativa italiana nei confronti dei lavoratori “mobili”.
Il principio cambia in modo netto: il diritto al sostegno non dipende più esclusivamente dalla residenza stabile, ma dalla condizione lavorativa e dal legame economico con il Paese.
Come cambia l’erogazione: durata e rinnovo
Il nuovo impianto introduce criteri più flessibili ma anche più precisi.
L’assegno:
- sarà proporzionato alla durata effettiva della residenza, del domicilio o dell’attività lavorativa in Italia;
- dovrà essere richiesto per il periodo di lavoro svolto;
- dovrà essere rinnovato ogni anno a partire dal 1° marzo.
Per i lavoratori non residenti, quindi, il diritto non è automatico e permanente: segue la durata del rapporto di lavoro.
Perché il Governo interviene ora
La modifica non è solo tecnica. È una scelta politica e giuridica.
L’Italia interviene per:
- evitare una procedura di infrazione europea;
- adeguarsi ai principi di non discriminazione tra lavoratori UE;
- rendere il sistema di welfare compatibile con la mobilità interna all’Unione.
Il rischio concreto era una bocciatura della normativa italiana da parte della Corte di giustizia, con effetti immediati sulla validità delle regole vigenti.
Impatto reale: cosa cambia per le famiglie
Il cambiamento riguarda soprattutto:
- lavoratori transfrontalieri;
- cittadini UE occupati in Italia ma residenti altrove;
- famiglie con figli residenti in altri Paesi membri.
Per queste categorie, l’assegno diventa finalmente accessibile. Il sistema riconosce il contributo economico al Paese anche senza residenza stabile.
Tempistiche parlamentari
L’iter non è ancora concluso. Il voto sugli emendamenti al decreto Pnrr è atteso dopo la pausa di Pasqua, con ripresa dei lavori prevista per martedì. Questo passaggio sarà decisivo per la conferma definitiva della misura.






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