Sedici telefonate in un giorno, un cambio di versione rispetto a un verbale precedente e una difesa costruita sui dettagli. Silvio Sapone, ex carabiniere che lavorava nella sezione di polizia giudiziaria della Procura di Pavia al tempo dell’inchiesta su Andrea Sempio, indagato per il delitto di Chiara Poggi a Garlasco, è stato sentito a verbale il 17 novembre 2025 dai pm di Brescia nell’ambito dell’indagine sulla presunta corruzione legata all’archiviazione lampo del 2017. La sua posizione, riportata da Adnkronos, articolata e per certi versi contraddittoria rispetto a quanto dichiarato in precedenza, è al centro del nuovo filone investigativo che affianca il procedimento principale su Sempio.
Chi è Sapone e perché è finito nel mirino di Brescia
L’indagine bresciana nasce da un esposto presentato dalla madre di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi. L’esposto punta sulla richiesta di archiviazione del fascicolo su Sempio avanzata nel 2017 dall’ex pm Giulia Pezzino e dall’ex procuratore aggiunto Mario Venditti: un’archiviazione che i critici hanno definito troppo rapida rispetto agli elementi disponibili.
Sapone era uno degli ufficiali di polizia giudiziaria che lavorava su quel fascicolo. Le sue telefonate ad Andrea Sempio, avvenute il 21 gennaio 2017, sono state poste al centro delle domande dei pm bresciani.
Le 16 telefonate del 21 gennaio 2017: la spiegazione di Sapone
La contestazione è precisa: il 21 gennaio 2017 Sapone ha chiamato Sempio 4 volte dal cellulare personale e 12 volte dall’utenza dell’ufficio. L’invito a comparire ufficiale porta la data dell’8 febbraio, quindi quasi tre settimane dopo. Il pm di Brescia chiede conto di questa anomalia.
La risposta di Sapone è contenuta nel verbale: “Si pensava di sentire Sempio a verbale e l’ho chiamato per fargli la notifica. Poi i magistrati hanno cambiato idea perché lo volevano prima intercettare”. L’ex carabiniere sostiene dunque che la notifica era già prevista in quella data, ma che la decisione di procedere è poi slittata per una scelta dei pm, orientati a intercettare prima l’indagato.
Sul fatto concreto delle 16 chiamate senza risposta aggiunge: “Quel giorno Andrea Sempio non mi ha risposto. Dopo aver tentato di chiamarlo quel sabato mattina, hanno deciso di non sentire più Sempio”.
Il giorno successivo: la telefonata di Sempio e la “tranquillizzazione”
Il 22 gennaio, il giorno dopo il tentativo fallito, è Sempio a chiamare Sapone. Questo passaggio è uno dei più significativi del verbale. L’ex carabiniere ammette di aver parlato con l’indagato e descrive così quella conversazione: “Ho tergiversato. L’ho tranquillizzato perché era preoccupato della questione avendo letto il giornale. Mi ha chiesto se doveva preoccuparsi e gli ho detto di stare tranquillo”.
Sapone precisa il perimetro di quanto detto: “Non gli ho detto della notifica perché nel frattempo i magistrati avevano cambiato idea”. E aggiunge un elemento a suo avviso esculpante: “Quando vengono trascritte dai carabinieri di Milano le intercettazioni dell’epoca, risulta che Sempio abbia parlato, quindi non c’è stato alcun aiuto”.
Il cambio di versione: prima nega i contatti, poi li spiega con lo stress
Il nodo più delicato del verbale riguarda la coerenza con quanto dichiarato in precedenza. In un verbale precedente Sapone aveva negato di aver avuto contatti con i Sempio. Il 17 novembre 2025, davanti ai pm di Brescia, cambia versione: ammette la telefonata del 22 gennaio e la conversazione con Andrea Sempio, imputando la divergenza allo stress del momento in cui aveva reso le prime dichiarazioni.
La posizione che ribadisce è comunque di totale estraneità a qualsiasi forma di agevolazione: “I Sempio non li conosco. Quando ho sentito Andrea Sempio era per sdrammatizzare la cosa”. E ancora: “Io non conosco i Sempio. Non ho agevolato nessuno”.
La difesa finale: “Se avessi voluto agevolarlo, non avrei usato il mio cellulare”
Chiudendo il verbale, Sapone costruisce un argomento che definisce logico: “Io non ho agevolato nessuno. Altrimenti non avrei usato il mio telefono cellulare per chiamarlo. Il numero non l’ho trovato io, ma gli altri Upg (ufficiali di polizia giudiziaria). Non conoscevo nessuno, né i Sempio né i loro avvocati”.
Sull’accusa, circolata in alcuni programmi televisivi, che Sempio conoscesse in anticipo le domande dell’audizione, Sapone è netto: “Nelle trasmissioni televisive si dice che Sempio sapeva già le domande, ma questo è impossibile perché le domande le facevano i pm”.
Rispetto al fascicolo nel suo complesso, l’ex carabiniere ribadisce una posizione di equidistanza procedurale: “Per me tutti i fascicoli sono uguali”. Sull’attività investigativa svolta precisa: “Si sapeva dei sospetti su Sempio dai giornali. Non avevamo atti. La prima cosa che abbiamo fatto è l’analisi dei tabulati”.
Il quadro dell’indagine bresciana
L’indagine della Procura di Brescia punta a verificare se l’archiviazione del 2017 sia avvenuta in modo corretto o se vi siano stati comportamenti illegittimi da parte dei soggetti coinvolti. I pm Pezzino e Venditti sono indicati come i firmatari della richiesta di archiviazione. Sapone, in quanto ufficiale di polizia giudiziaria che ha avuto contatti diretti con l’indagato prima dell’invito ufficiale a comparire, è un testimone chiave di questo filone.
Il procedimento principale, che vede Sempio indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, resta formalmente separato. L’inchiesta bresciana riguarda la gestione del fascicolo nel 2017, non la responsabilità penale per il delitto.






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