A quasi 19 anni dall’omicidio di Chiara Poggi è emersa una nuova testimonianza. Il 10 marzo 2025 Alessandro Biasibetti, uno degli amici storici della comitiva di Garlasco, poi diventato sacerdote, rispose alle domande dei carabinieri per conto della Procura di Pavia. La sua deposizione ricostruisce dove si trovava il giorno dell’omicidio e soprattutto come il gruppo di amici gravitasse attorno alla casa dei Poggi, dettaglio tutt’altro che secondario nel quadro processuale attuale.

Cosa ha detto Biasibetti sul 13 agosto 2007

Il testimone ha raccontato con precisione la giornata in cui apprese della morte di Chiara Poggi. “Mi ricordo molto bene la giornata del 13 agosto 2007. Ero in vacanza con la mia famiglia insieme alla famiglia Poggi, nello specifico Marco Poggi e i suoi genitori. Quel giorno eravamo andati a fare una lunga passeggiata io, Marco e i nostri padri. Mi ricordo che arrivati a un rifugio ci chiesero se eravamo la famiglia Poggi e ci dissero che ci cercavano al telefono. Rispose mio padre e gli riferirono che Chiara era morta. Eravamo sconvolti”.

Biasibetti ha poi ricostruito i momenti successivi: “Ci portarono con il soccorso alpino al primo distributore di carburante ove ci attendevano i carabinieri. Successivamente io e la mia famiglia riaccompagnammo la famiglia Poggi a Garlasco, mio padre guidando la loro macchina e mia madre guidando la nostra”. Ha aggiunto, nella seconda parte della deposizione: “Io e la mia famiglia riaccompagnammo la famiglia Poggi a Garlasco e li lasciammo dai carabinieri. Noi partimmo comunque per la montagna in quanto ormai avevamo pagato”.

Il salottino con la consolle e la tesi difensiva sul DNA

Il nucleo processualmente più rilevante della deposizione riguarda le abitudini del gruppo di amici a casa Poggi. Biasibetti ha descritto con dettaglio il modo in cui la comitiva si frequentava: “Quando ci vedevamo nelle case era per giocare. Oltre a vederci fuori la sera ci vedevamo anche nelle nostre rispettive abitazioni. Andavamo più spesso a casa di Marco e a casa mia. A casa di Andrea credo di esserci andato solo io personalmente. Gli appassionati di videogame erano Marco e Capra, noi altri ci divertivamo ma era la loro passione. Ci mettevamo a giocare nel salottino al piano terra, quello in fondo tra il bagno e la porta del garage. Lì Marco aveva la consolle, non ricordo se Nintendo o Playstation”.

Questo passaggio non è irrilevante. La difesa di Sempio sostiene che il DNA di Chiara Poggi individuato sotto le unghie dell’indagato potrebbe essersi depositato per “trascinamento”, ossia attraverso il contatto fisico ordinario in un contesto di frequentazione abituale della casa. Le testimonianze degli amici del gruppo, inclusa quella di Biasibetti, servono agli inquirenti per mappare con precisione chi entrava in quella casa, con quale frequenza e in quali aree dell’abitazione.

Chi sono i componenti della comitiva

Nelle parole di Biasibetti compaiono più volte i nomi degli altri componenti del gruppo: Marco Poggi (fratello della vittima), Capra, Freddi e Andrea Sempio, l’attuale indagato. Tutti vengono descritti come parte di una comitiva consolidata, che si vedeva sia fuori la sera sia nelle rispettive case. La Procura di Pavia ha sentito o sta risentendo ciascuno di questi soggetti nell’ambito dell’inchiesta, a distanza di quasi vent’anni dai fatti.

Biasibetti è il componente della comitiva che nel tempo ha intrapreso la strada del sacerdozio, particolare che le agenzie hanno segnalato come elemento di colore ma che non incide sul valore della sua deposizione.