Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate cambierà passo nei controlli fiscali. Meno verifiche “a strascico”, più controlli mirati, basati su analisi del rischio e sull’incrocio intelligente dei dati. È questa la linea che emerge con chiarezza dai documenti ufficiali di programmazione e dalle norme che legano la strategia dei controlli a strumenti come gli ISA e il concordato preventivo biennale.
La domanda che molti contribuenti – professionisti, partite IVA, imprese e anche cittadini – si pongono è semplice: chi verrà controllato e perché? La risposta, altrettanto chiara, è che il Fisco non guarda più solo a quanto si dichiara, ma a quanto ciò che si dichiara è coerente con tutto il resto.
Negli ultimi anni, infatti, la disponibilità di dati digitali è cresciuta in modo esponenziale. Fatture elettroniche, corrispettivi telematici, movimenti finanziari e informazioni condivise tra amministrazioni permettono oggi controlli più precisi e meno casuali. Nel 2026 questa trasformazione entrerà a pieno regime.
La nuova strategia dei controlli fiscali: cosa dice il PIAO 2024-2026
Il cambio di rotta non è improvvisato. È scritto nero su bianco nel Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2024-2026 dell’Agenzia delle Entrate.
Il documento fissa un obiettivo preciso: 320.000 controlli sostanziali all’anno fino al 2026. Ma attenzione: non si tratta di verifiche casuali o generalizzate. Il termine “controllo sostanziale” indica accertamenti che entrano nel merito delle imposte dovute, come:
- Irpef e Ires
- IVA
- IRA
- imposta di registro
- crediti d’imposta
- agevolazioni fiscali e contributi
Accanto a questi, il Piano prevede anche controlli parziali automatizzati, basati su segnalazioni informatiche e anomalie riscontrate nei dati.
Un altro punto chiave è la collaborazione rafforzata con la Guardia di Finanza: nel 2026 75.000 posizioni saranno analizzate congiuntamente dalle due amministrazioni per attività di controllo coordinate. Il messaggio è chiaro: meno quantità, più qualità.
Cosa si intende davvero per “controllo fiscale”
Quando si parla di controlli fiscali, spesso si pensa subito alle verifiche in azienda o agli accertamenti complessi. In realtà, oggi il concetto è più ampio.
Un controllo può essere:
- una richiesta di chiarimenti
- una comunicazione di anomalia
- una segnalazione preventiva
- un accertamento vero e proprio
Molti interventi nascono prima di arrivare a sanzioni o contenziosi, con l’obiettivo di correggere errori o incongruenze. È il modello della cosiddetta compliance collaborativa, che mira a far emergere spontaneamente eventuali irregolarità, evitando conflitti inutili.
Gli “alert” del Fisco: come funzionano le analisi del rischio
La selezione dei contribuenti da controllare si basa su un patrimonio informativo enorme. Negli ultimi anni, la digitalizzazione ha reso questo sistema sempre più efficace.
Tra le principali fonti utilizzate ci sono:
- fatturazione elettronica
- corrispettivi telematici
- archivio dei rapporti finanziari
- dati catastali e immobiliari
- informazioni previdenziali
- scambi di dati con altre amministrazioni e con l’estero
Tutto confluisce in grandi banche dati che consentono analisi incrociate sempre più raffinate. Un ruolo centrale lo svolge Sogei, società pubblica partner tecnologico del Ministero dell’Economia, che gestisce oltre 200 banche dati utilizzate per individuare i profili considerati a maggior rischio di evasione. L’obiettivo non è “controllare tutti”, ma individuare le anomalie statistiche e comportamentali.
ISA: cosa sono e perché il punteggio è sempre più importante
Gli ISA, Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale, sono uno degli strumenti centrali della nuova strategia.
Si tratta di indicatori che esprimono, su una scala da 1 a 10, il livello di affidabilità fiscale di un contribuente.
Il punteggio nasce dall’analisi di vari elementi di normalità e coerenza dell’attività svolta.
Gli ISA si applicano a:
- imprese
- professionisti
- lavoratori autonomi
Il loro scopo non è solo “misurare”, ma favorire il dialogo tra Fisco e contribuente.
Un punteggio alto consente di accedere a benefici premiali, come:
- riduzione dei controlli
- esclusione da alcuni accertamenti
- rimborsi fiscali più rapidi
Un punteggio basso, invece, non è una prova automatica di evasione, ma rappresenta un segnale di rischio che può portare ad approfondimenti.
I principali campanelli d’allarme per il Fisco
Ci sono alcune situazioni che, più di altre, attirano l’attenzione dell’Amministrazione finanziaria.
Tra le più frequenti:
- ricavi dichiarati molto bassi rispetto alla struttura dell’attività
- presenza di personale, magazzino o costi elevati non coerenti con gli incassi
- crediti d’imposta o crediti IVA anomali rispetto al settore
- operazioni con l’estero con profili “internazionali” atipici
- incoerenze ripetute tra dichiarazioni e dati disponibili
Anche la mancata adesione o la decadenza dal concordato preventivo biennale comporta un’intensificazione dei controlli. In sostanza, il Fisco non cerca il singolo errore formale, ma schemi ricorrenti di incoerenza.
Concordato preventivo biennale: perché influisce sui controlli
Il concordato preventivo biennale è uno strumento pensato per dare certezza al contribuente e stabilità alle entrate fiscali.Chi aderisce accetta una base i mponibile concordata con il Fisco per due anni. In cambio, ottiene una maggiore tranquillità sul fronte dei controlli. Chi non aderisce – o decade dal concordato – rientra invece tra i profili a maggiore rischio, con una probabilità più alta di essere selezionato per verifiche approfondite.
Lo sapevi che…?
- La maggior parte dei controlli fiscali nasce senza accessi fisici, ma da analisi informatiche.
- Le comunicazioni preventive servono spesso a evitare sanzioni, se il contribuente corregge per tempo.
- I dati della fatturazione elettronica consentono controlli quasi in tempo reale.
Cosa cambia davvero per i contribuenti nel 2026
Il cambiamento più importante è culturale.
Il Fisco del 2026 non punta più a “pescare a caso”, ma a intervenire dove i numeri non tornano.
Per i contribuenti in regola, questo significa meno controlli inutili.
Per chi presenta incoerenze strutturali, invece, il rischio di verifica aumenta. La parola chiave diventa coerenza fiscale.
FAQ
- Nel 2026 aumentano i controlli fiscali? Il numero resta stabile, ma cambiano qualità e modalità: più mirati, meno generalizzati.
- Chi ha un ISA basso viene controllato automaticamente? No. Il punteggio basso è solo un indicatore di rischio, non una prova di evasione.
- Le fatture elettroniche vengono controllate tutte? Sì, ma in modo automatizzato. Solo le anomalie portano ad approfondimenti.
- Il concordato preventivo protegge dai controlli? Riduce il rischio, ma non elimina del tutto la possibilità di verifiche.
- Anche i privati possono essere controllati? Sì, soprattutto in presenza di incongruenze patrimoniali o finanziarie.






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