La Cina sta rivedendo al ribasso il bilancio dell’epidemia di coronavirus. Infatti, il bilancio è sceso a 1.308 decessi, ovvero 108 in meno rispetto alle stime fornite ieri, giovedì 13 febbraio. È stato, infatti, adottato un nuovo metodo di calcolo che, ad esempio, non tiene conto dei ‘duplicati’ nei contaggi.

Inoltre, la National Health Commission ha precisato che anche il numero totale di casi di infezione nella Cina continentale – quindi, eccetto Hong Kong e Macao – è stato rivisto e ammonta a 63.851 casi. Poi, per quanto concerne il personale sanitarie, le vittime sono sei e oltre 1.700 i contagiati. Come sempre, il picco di casi di contaminazioni si trova a Wuhan, la capitale della provincia di Hubei e città – focolaio dell’epidemmia.

Intanto, sul fronte delle cure, in Cina i medici stanno chiedendo ai pazienti guariti dal Coronavirus di donare il sangue perché il plasma prelevato contiene un’alta concentrazione di anticorpi che si è dimostrato molto efficace nel trattamento dei pazienti in condizioni gravi. Si tratta di un tipo di terapia non nuovo. È stato tentato, seppur senza successo, durante l’epidemia di Ebola del 2014, mentre alcuni test all’epoca della Sars, come riportato da un articolo pubblicato sul Journal of Infectious Diseases, avevano evidenziato una riduzione nella mortalità.

La China National Biotec Group, una compagnia privata cinese, ha affermato che i pazienti hanno mostrato una riduzione nell’infiammazione e nella carica virale, con un miglioramento del livello di ossigeno nel sangue: «I pazienti che sono guariti dalla polmonite dovuta al coronavirus generano anticorpi che uccidono e rimuovono il virus. In assenza di un vaccino e di terapie specifiche questo plasma è il modo migliore per trattare l’infezione», si legge in un comunicato.

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Spostandoci in Italia, i primi due casi confermati di infezione nel nostro Paese, i due cinesi di Wuhan ricoverati all’Istituto Spallanzani di Roma, «continuano a essere ricoverati nella terapia intensiva. Le loro condizioni cliniche sono stabili con parametri emodinamici invariati. Continuano terapia antivirale. La prognosi resta riservata». Poi, l’Istituto ha comunicato che «sono stati valutati, ad oggi, nella nostra accettazione 66 pazienti sottoposti al test per la ricerca del nuovo Coronavirus. Di questi, 57, risultati negativi al test, sono stati dimessi. Nove pazienti sono tutt’ora ricoverati: 3 sono casi confermati (la coppia cinese attualmente in terapia intensiva ed il giovane proveniente dal sito della Cecchignola); 5 sono pazienti sottoposti a test per la ricerca del nuovo Coronavirus in attesa di risultato, un solo paziente rimane comunque ricoverato per altri motivi clinici».

Infine, una buona notizia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha precisato che non c’è stata un’accelerazione drammatica «nella traiettoria dell’epidemia». Ad eccezione della nave da crociera Diamond Princess che si trova nel porto di Yokohama, in Giappone, dove il tasso di contagi è molto alto, l’Oms non ha osservato un picco verso l’alto in relazione alle vittime.