Tra i contagiati dal coronavirus c’è anche Paolo Maldini, direttore tecnico del Milan, che ha raccontato la sua esperienza al Corriere della Sera.

L’ex campione di calcio ha raccontato: «Come sto? Abbastanza bene. Il peggio è passato. Ho ancora un po’ di tosse. Secca, come sente. Ho perso gusto e olfatto, speriamo tornino. È stata come un’influenza un po’ più brutta. Ma non è una normale influenza», spiegando il motivo di quest’ultima affermazione:  «In cosa è diversa? Guardi, io conosco il mio corpo. Un atleta conosce se stesso. I dolori sono particolarmente forti. E poi senti come una stretta al petto… È un virus nuovo. Il fisico combatte contro un nemico che non conosce».

L’ex campione di calcio, 51 anni, ha poi aggiunto: «Da chi l’ho preso? Non lo so. Mia moglie ha avuto un’influenza molto lunga, molto strana, è stata tre settimane a letto. Prima ancora, verso metà febbraio, il nostro primogenito, Christian, che ha 23 anni e vive con noi, ha avuto una brutta influenza, in famiglia forse è quello che è stato peggio di tutti. Io ho avvertito i primi sintomi giovedì 5 marzo. Quali? Dolori alle articolazioni e ai muscoli. Febbre: mai più di 38 e mezzo. Il giorno dopo, venerdì, sarei dovuto andare a Milanello, e sono rimasto a casa. Ho saltato anche Milan – Genoa».

L’ex capitano rossonero ha raccontato di essersi curato «solo con la tachipirina. Non ho preso antivirali perché non ho mai avuto difficoltà respiratorie» e di non aver avuto contatti con i giocatori. «Non li vedevo da 14 giorni. Nessuno di loro è positivo». Maldini ha poi raccontato di avere «scoperto che un amico, che avevo incontrato il 23 febbraio, era positivo, come un’altra persona che lavora con me. Non sappiamo chi ha iniziato la catena».

Poi, a proposito dell’altro figlio Daniel: «Anche lui vive con noi, anche lui ha dolori e febbre. Ma è talmente giovane… Mi pare che in famiglia sia quello che l’abbia presa in forma più leggera. Mia moglie e Christian hanno fatto il tampone e sono negativi. Ma siamo convinti che pure loro abbiano preso il virus, e ne siano già usciti».

Infine, la domanda sulla ripartenza del calcio: «Un finale di campionato ci deve essere, e ci sarà. Ma quando non possiamo dirlo ora. Capisco che per la gente sarebbe uno svago prezioso. Ma nel calcio è impossibile non soltanto giocare, ma pure allenarsi senza contatto. E poi è giusto mettere tutte le squadre sullo stesso piano».