L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha incrementato la valutazione del rischio globale per il nuovo coronavirus da ‘alto’ a ‘molto alto’ perché alcuni Paesi stanno avendo difficoltà a contenere l’agente patogeno.

Le infezioni che si stanno diffondendo dall’Italia e dall’Iran ad altri Paesi stanno sollevando non poche preoccupazioni per il virus emerso in Cina, ha detto il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus in un briefing che si è svolto oggi, venerdì 21 febbraio. Alcuni sistemi sanitari non sono pronti ad affrontare quest’epidemia, ha aggiunto.

Come riportato su Bloomberg.com, l’incremento del livello di rischio ha lo scopo di stimolare i Paesi ad aumentare le loro risposte, ha affermato Mike Ryan, che gestisce il programma di emergenza dell’agenzia. I funzionari sanitari devono essere pronti a isolare i pazienti e a tracciare con attenzione i loro contatti per evitare che la malattia sfugga al controllo, ha aggiunto. Ryan ha ricordato che Paesi come Cina, Singapore, Nepal e Vietnam hanno dimostrato che le misure di contenimento possono funzionare. «Possiamo evitare il peggio ma il nostro livello di preoccupazione è al massimo – ha affermato Ryan – Si può fare molto per combattere il virus».

Alcuni ricercatori e scienziati, però, sono sul punto di definire il Covid-19 come una pandemia, un focolaio globale, potenzialmente letale.

Un gruppo di ricerca convocato dall’OMS, inoltre, ha pubblicato un rapporto che mostra che la trasmissione del coronavirus in Cina sia avvenuta in gran parte all’interno delle famiglie. Ciò suggerisce che misure come la quarantena di massa cinese, che ha coinvolto 50 milioni di persone, possono funzionare per prevenire la diffusione della malattia, al di là dei provvedimenti presi dagli operatori sanitari che possono isolare le persone infette e mettere in quarantena i loro contatti.

C’è preoccupazione, poi, per il primo caso registrato in Nigeria, dopo che un cittadino italiano ha raggiunto Lagos con un volo da Milano. I funzionari sanitari hanno avvertito che l’esportazione della malattia nei Paesi poveri potrebbe sfidare i loro sistemi sanitari e generare un’epidemia molto più ampia. Il filantropo e co-fondatore di Microsoft Bill Gates ha avvertito, a tal proposito, che l’impatto nell’Africa sub-sahariana potrebbe essere «molto, molto drammatico», ha riferito il Telegraph.