E’ il primo di una lunga serie di ‘giorni della verità’ una sorta di percorso di avvicinamento a quella udienza di parifica di bilancio della regione non ancora convocata dalla Corte dei Conti ma che è attesa entro metà ottobre. Sarà quello il giorno della verità per eccellenza, il giorno in cui si capirà veramente qual è la situazione economica dell’Isola.

Ma in attesa di quel giorno oggi tocca alla verità ‘politica’, al chiarimento nello scontro fra governo e Assemblea o meglio fra governo della Regione e Presidente dell’Ars visto che Gianfranco Miccichè ha accusato il governo di aver tenuto all’oscuro il Parlamento della situazione economica. Oggi risponderà in aula alla lettera del presidente della regione che gli chiede di non autorizzare per il momento norme di spesa ma ha già puntato il dito contro il Vice presidente della Regione e assessore all’Economia Gaetano Armao.

Ed oggi è il giorno della verità proprio perché sarà Armao a spiegare i conti prima, in mattinata, in Commissione bilancio, poi, nel pomeriggio il tema sarà al centro dell’aula.

Ma a prescindere dalla situazione che tecnicamente il Vice Presidente della Regione illustrerà in Commissione il dato politico è già venuto a galla dalla presa di posizione del Presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi che ha già parlato di un piano Marshall per la Sicilia di fatto evitando di sposare la ‘guerra anti Armao’ di Miccichè,

E proprio quel piano Marshall è stato al centro dell’intervento di Armao a Viterbo al Convegno del Ppe-Forza Italia “L’Italia e L’europa che vogliamo”

“Non può essere rinviato un Piano straordinario, anzi uno Straordinario impegno dello Stato per la Sicilia, senza il quale c’è il baratro. Non ci stiamo ad amministrare l’agonia. I siciliani sono cittadini di serie C e non solo per la scarsa disponibilità di infrastrutture” ha detto Armao.

E il Vice Presidente della Regione ha colto l’occasione per snocciolare i primi dati sull’abbandono del meridione e della Sicilia con riferimento proprio ai dati sulla spesa consolidata “La spesa pubblica consolidata (che effettuano Stato/Regione/Provincia/Comune), nelle autonomie speciali del Nord è superiore alla media nazionale; risulta in linea in Sardegna ed è ridotta del 16% in Sicilia. Nelle Regioni del Mezzogiorno la spesa in conto capitale si é ridotta di oltre il 40%, contro un incremento per il Centro-Nord del 13%. Ed in Sicilia c’è una contrazione, rispetto alla media del Mezzogiorno, di oltre il 56%”.

“Ma ci si rende conto a Roma che in tali condizioni le prospettive della Sicilia sono devastanti? Noi questo destino che sembra ineluttabile intendiamo ribaltarlo. Abbiamo aperto da un anno il negoziato per l’attuazione  dell’autonomia fiscale e finanziaria con il Governo Conte che occorre concludere introducendo fiscalità di sviluppo
e misure di compensazione dell’insularità. Solo l’impresa e gli investimenti possono far crescere la Sicilia”.

“La Sicilia chiede investimenti produttivi non trasferimenti clientelari a pioggia che, ricordando un vecchio detto cinese, forniscono a chi fame il pesce e non la canna da pesca che può renderlo autosufficiente”.

Ma il rilancio parte anche da una sentenza della Corte Costituzionale che riconosce alla Sicilia un credito valutato in circa un miliardo di euro da parte dello Stato. Si tratta della così detta retrocessione delle accise. In pratica quando venne aumentata la quota di compartecipazione sanitaria della Regione in cambio vene stabilito il trasferimento di una quota delle accise riscosse in Sicilia. Soldi mai arrivati perché quella norma restò lettera morta. La Sicilia fece ricorso e adesso c’è la sentenza. Un miliardo e più di arretrati e soprattutto 400 milioni di euro l’anno di trasferimenti aggiuntivi. Un altro tema importante per la Sicilia ma anche problematico per Roma