In Europa il settore delle criptovalute sta attraversando una fase di consolidamento. Non si tratta più soltanto di un interesse sporadico da parte di pochi operatori, ma di un’evoluzione che riguarda sempre più da vicino sia gli investitori retail sia le istituzioni finanziarie.
A dimostrarlo è una recente indagine (Europe Diving Into Crypto) condotta da Bitpanda Technology Solutions in collaborazione con Zeb Consulting, che ha coinvolto circa 10.000 investitori in 13 Paesi: dallo studio emerge una visione chiara di un mercato in espansione, ma non privo di ostacoli.
Nel complesso, oltre l’80% degli operatori finanziari europei ritiene che le criptovalute abbiano una notevole rilevanza nel mercato finanziario. Un dato che la dice lunga sulle potenzialità dei cripto-asset. Tuttavia, meno della metà degli operatori offre oggi la possibilità di investire direttamente in asset digitali: il gap tra interesse di mercato e offerta concreta rimane ampio.
Le principali aree di crescita in Europa
Regno Unito, Germania e Francia guidano il mercato dei cripto-asset per volume, ma sono i Paesi dell’Europa centrale e orientale a mostrare i tassi di crescita più interessanti, con un CAGR previsto del 5,8% entro il 2027. segnale di una dinamica diffusa e non limitata alle economie maggiori. In Polonia, per esempio, si registrano circa 3 milioni di investitori in criptomonete, a fronte di 2 milioni di conti di investimento di tipo tradizionale.
Tra aspettative e cautele: cosa manca per il salto di qualità
Una delle principali barriere al consolidamento del mercato delle criptovalute è la distanza tra l’interesse degli investitori e la disponibilità, da parte delle istituzioni finanziarie, di strumenti regolamentati e sicuri. Un dato indicativo è che quasi il 30% degli investitori retail preferirebbe acquistare criptovalute tramite la propria banca. La fiducia nell’intermediario, dunque, gioca un ruolo fondamentale: chi riuscirà a offrire accesso diretto in un contesto normato, trasparente e sicuro, potrà colmare un vuoto significativo.
L’introduzione del regolamento MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation, ovvero Regolamento sui Mercati delle Cripto-Attività) rappresenta in questo senso un passaggio fondamentale, perché definisce standard comuni e regole operative che possono favorire una maggiore partecipazione delle banche e degli operatori tradizionali, oltre ovviamente a garantire una maggiore sicurezza.
Dai nomi storici alle nuove opzioni: come cambia la domanda
Accanto agli asset digitali più noti e consolidati, come Bitcoin ed Ethereum, si stanno affermando anche criptovalute alternative che attirano l’attenzione di una parte crescente del pubblico. La possibilità di comprare Shiba Inu, per esempio, riflette l’interesse per strumenti diversi, spesso scelti per la loro accessibilità e per la curiosità che suscitano tra i nuovi investitori. E le stesse considerazioni si potrebbero fare per altre criptomonete come XRP, BNB, Solana ecc. Questo fenomeno sottolinea l’importanza, per gli operatori del settore, di affiancare all’offerta anche contenuti informativi chiari e affidabili.
La crescita c’è, ma devono essere rimossi gli ostacoli
Il quadro che emerge dalla ricerca Bitpanda e Zeb Consulting è duplice: da un lato, la crescita del settore è evidente, sia in termini di adozione sia di interesse istituzionale; dall’altro, permangono ostacoli legati alla fiducia, alla regolamentazione e all’accessibilità. In questo contesto, le banche che sapranno cogliere l’occasione avranno l’opportunità di posizionarsi come attori rilevanti in un ecosistema che sta diventando sempre più parte integrante del panorama finanziario europeo.






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