Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico o del pediatra.
Nello Stato di New York un bambino è morto di morbillo. È il primo decesso per questa malattia nello Stato dopo trent’anni, mentre gli Stati Uniti contano 4.852 casi dall’inizio del 2026. La notizia riguarda anche l’Italia. Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), negli ultimi dodici mesi il nostro Paese ha registrato più casi di tutti nell’Unione europea. La seconda dose di vaccino, nel 2024, si è fermata all’84,45%.
Cosa è successo al bambino morto di morbillo a New York
Il decesso è avvenuto nella contea di Lewis, nell’entroterra dello Stato, a nord-est di Syracuse: un’area in cui vivono comunità Amish e mennonite. Lo riporta Il Sole 24 Ore, che cita una dichiarazione congiunta dei dipartimenti della salute della contea e dello Stato. Al 14 ottobre, secondo l’agenzia Bloomberg, la contea aveva confermato 15 casi, tutti in persone non vaccinate.
Al 24 ottobre nello Stato di New York i casi erano 178, otto dei quali nella città di New York. A ottobre la governatrice Kathy Hochul aveva dichiarato lo stato di emergenza, sbloccando risorse per test e campagne vaccinali.
«Si tratta del primo decesso per morbillo a New York negli ultimi 30 anni; un tragico promemoria di ciò che è in gioco quando, da Washington, si mina deliberatamente il progresso decennale compiuto per proteggere i cittadini americani da malattie prevenibili», ha scritto Hochul in un post su X.
Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), negli Stati Uniti i casi del 2026 sono 4.852 in 45 Stati: è l’epidemia più grave degli ultimi decenni. Nella vicina Pennsylvania un’epidemia con oltre 1.430 contagi ha causato cinque decessi. I Cdc ne hanno confermati tre, mentre il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ne ha messo in discussione la natura.
Il Sole 24 Ore ricorda che negli Stati Uniti la diffusione del virus è andata di pari passo con il calo delle vaccinazioni. Kennedy, sostenuto dal presidente Donald Trump, ha sollevato sulla sicurezza dei vaccini dubbi che il quotidiano definisce privi di fondamento. Ad agosto Trump ha firmato un ordine esecutivo che raccomanda di dividere il vaccino combinato in iniezioni separate. A novembre il Paese rischia di perdere lo status di nazione in cui il morbillo è eliminato: accadrebbe se venisse accertata la trasmissione continua di un ceppo per più di 12 mesi.
Morbillo in Italia: quanti casi ci sono
L’ultimo rapporto dell’Ecdc copre i dodici mesi fino al 30 settembre 2026. In quel periodo nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo sono stati notificati 2.325 casi. All’Italia ne sono stati attribuiti 651, il 28% del totale e il dato più alto tra i Paesi monitorati. La maggior parte delle infezioni ha riguardato persone non vaccinate o vaccinate con una sola dose.
Secondo la Società italiana di pediatria (Sip), l’incidenza italiana è più che doppia rispetto alla media europea: 11 casi per milione di abitanti contro 5,1.
Perché la seconda dose è il punto debole
In Italia sono previste due dosi di vaccino, la prima a 12 mesi e la seconda a cinque anni. Secondo un’elaborazione della Sip sui dati del ministero della Salute, tra il 2016 e il 2024 le coperture vaccinali sono cambiate così:
- prima dose: dall’87,26% al 94,77%;
- seconda dose: dall’82,24% all’84,45%.
La soglia indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità per interrompere la trasmissione è il 95%. Con la seconda dose nessuna Regione la raggiunge.
«La morte di un bambino per morbillo negli Stati Uniti, di cui abbiamo avuto notizia proprio ieri, ricorda che non stiamo parlando di una malattia innocua. I nuovi dati europei sono un segnale che non possiamo ignorare: il morbillo continua a circolare e l’Italia paga il prezzo di coperture vaccinali ancora insufficienti. La priorità è individuare e recuperare chi non è adeguatamente protetto, non soltanto tra i bambini, ma anche tra gli adolescenti e i giovani adulti», afferma il presidente della Sip, Rino Agostiniani, in una nota ripresa da Quotidiano Sanità.
Per Rocco Russo, responsabile del Tavolo tecnico vaccinazioni della Sip, il problema è chi non completa il ciclo. «A fronte dei progressi registrati con la prima dose, la copertura con la seconda non solo resta insufficiente, ma negli ultimi anni mostra persino una lieve flessione», osserva Russo. «Questo significa che continuano a esserci persone che non completano il ciclo vaccinale, contribuendo al permanere di gruppi suscettibili all’infezione. L’obiettivo non deve essere soltanto aumentare il numero di bambini che iniziano il percorso vaccinale, ma assicurarsi che lo completino. Serve un impegno concreto e coordinato di tutti gli attori coinvolti nel percorso vaccinale, perché le lacune nelle coperture possono avere conseguenze gravissime, fino alla perdita di vite umane che la vaccinazione avrebbe potuto proteggere».
Nei giorni scorsi sull’esitazione vaccinale era intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva definito «sconcertante» l’opposizione ai vaccini.
Cosa dicono i pediatri e gli esperti
La Federazione italiana medici pediatri (Fimp) ha commentato la notizia con una nota del presidente Antonio D’Avino. «La morte di un bambino per morbillo nello Stato di New York, il primo decesso registrato dopo trent’anni, è una notizia drammatica che ci ricorda quanto sia pericoloso considerare alcune malattie come definitivamente superate. Il morbillo è altamente contagioso, può determinare complicanze gravi e, in alcuni casi, essere letale. Ma soprattutto è una malattia che possiamo prevenire».
«Quando le coperture vaccinali si riducono», spiega D’Avino, «il virus torna inevitabilmente a trovare spazio, con conseguenze che possono essere particolarmente gravi proprio per i bambini e per le persone più fragili. Anche in Italia è necessario mantenere alta l’attenzione, recuperando eventuali ritardi vaccinali e contrastando le sacche di mancata immunizzazione. Come Pediatri di Famiglia abbiamo una responsabilità centrale nel rapporto con i genitori: informare in modo chiaro, rispondere ai dubbi e rafforzare la fiducia nella prevenzione. Non possiamo permettere che una malattia prevenibile torni a rappresentare un rischio per la vita dei bambini».
Il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, sentito dalla Gazzetta dello Sport, guarda all’Italia: «La vicenda americana deve rappresentare un campanello d’allarme anche per l’Italia. Il morbillo non conosce confini e, quando le coperture vaccinali scendono sotto il 95% aumenta il rischio di focolai epidemici, soprattutto nelle comunità con molte persone non immunizzate». E aggiunge: «La priorità deve essere recuperare le vaccinazioni mancate, contrastare la disinformazione e proteggere soprattutto i bambini più piccoli e le persone fragili».
L’infettivologo Matteo Bassetti è più netto: «Anche in Italia potrebbe accadere: con il calo delle coperture vaccinali è solo questione di tempo prima che il morbillo torni a uccidere. E non sarà una fatalità, ma una tragedia in gran parte prevenibile». Commentando il decesso di New York ha scritto: «Dopo oltre 30 anni, nello Stato di New York si torna a morire di morbillo. È il prezzo dell’ignoranza travestita da libertà di scelta, della disinformazione e del rifiuto dei vaccini. Pensavamo di aver relegato queste morti al passato. Ci sbagliavamo».
Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, se l’è presa con la disinformazione: «Politici irresponsabili, giornalisti cialtroni e medici criminali diffondono bugie sui vaccini che alimentano la diffidenza dei genitori. Alla fine di tutto questo ci scappa il morto, ed è sempre un bambino».
Quanto è contagioso il morbillo
Il morbillo è tra le infezioni più contagiose al mondo. Il suo numero di riproduzione di base, cioè quante persone un malato può contagiare in media in una popolazione senza immunità, è stimato tra 12 e 18. Circa il 90% delle persone non immunizzate esposte a un malato si infetta.
Il virus si trasmette con le secrezioni del naso e della gola e con le goccioline emesse con tosse e starnuti. Può restare nell’aria e sulle superfici di una stanza fino a due ore dopo il passaggio di una persona infetta. Il contagio è possibile già nei quattro giorni prima della comparsa dell’esantema e fino a quattro giorni dopo.
Quali sono i sintomi del morbillo
L’incubazione dura tra 7 e 18 giorni. Poi in genere compaiono febbre crescente, tosse, raffreddore, congiuntivite e malessere. In alcuni casi si aggiungono fastidio alla luce, mal di gola, mal di testa e dolore addominale.
Dopo due-quattro giorni arriva l’esantema: puntini rossi che partono da volto e collo e si estendono al resto del corpo, per tre-sette giorni. Nel 60-70% dei casi, un giorno prima, possono comparire in bocca le macchie di Koplik, piccole lesioni biancastre.
Quali complicanze può dare il morbillo
Di solito si guarisce in due o tre settimane. La malattia però può causare complicanze gravi, soprattutto nei bambini sotto i cinque anni, nelle donne in gravidanza e nelle persone immunodepresse:
- polmonite;
- encefalite acuta;
- otite;
- disidratazione;
- convulsioni febbrili.
L’encefalite può lasciare danni neurologici permanenti. In rari casi, anche a distanza di anni, può comparire la panencefalite subacuta sclerosante.
Pregliasco ha messo in fila anche i numeri: «La morte di un bambino per morbillo negli Stati Uniti è una notizia drammatica che ricorda quanto sia pericoloso sottovalutare questa malattia. Il morbillo non è una banale infezione dell’infanzia: può provocare polmoniti, encefaliti, danni neurologici permanenti e persino la morte. Circa 1 bambino su 10 sviluppa un’otite, 1 su 20 può andare incontro a una polmonite e 1 su 1.000 può sviluppare un’encefalite. Secondo le stime statunitensi, da 1 a 3 bambini ogni 1.000 infettati possono morire. E morire di morbillo oggi è particolarmente doloroso perché esistono da decenni gli strumenti per prevenirlo».
Come si previene il morbillo
Non esiste una terapia antivirale specifica: le cure servono a sostenere l’organismo, con liquidi e farmaci contro febbre e dolore. La prevenzione passa dal vaccino, disponibile anche nella formulazione combinata contro morbillo, parotite e rosolia, con o senza la componente contro la varicella. Secondo i Cdc, con due dosi il vaccino è efficace al 97% nel prevenire l’infezione.
Sulla prevenzione lavorano anche strutture private. ArtemisiaLab, rete di centri clinici e diagnostici guidata da Mariastella Giorlandino, secondo una nota «mette a disposizione dei cittadini servizi di medicina preventiva, analisi cliniche e consulenze» specialistiche.
Dopo il contatto con un malato c’è ancora un margine: la profilassi post-esposizione può essere efficace se fatta entro 72 ore.



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