I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito il sequestro dell’intero compendio aziendale della Napolitano Store, società di Casalnuovo di Napoli attiva nella vendita di smartphone ed elettrodomestici. Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Nola su richiesta della Procura locale, nell’ambito di un’indagine per reati tributari.

L’operazione costituisce il seguito degli accertamenti che, lo scorso 17 settembre, avevano già portato a un sequestro preventivo di oltre 5,7 milioni di euro, misura successivamente confermata dal Tribunale del Riesame. Secondo l’ipotesi investigativa, l’azienda avrebbe utilizzato la propria visibilità sui social network e una politica di prezzi competitivi per consolidare un volume d’affari basato sulla sistematica evasione fiscale.

Napolitano Store

La vicenda Napolitano Store è diventata, nel giro di pochi mesi, un caso emblematico su come social media, commercio e fiscalità possano intrecciarsi in modo esplosivo. Non si tratta solo di numeri o di sequestri milionari, ma di un modello di vendita che, secondo gli investigatori, avrebbe sfruttato la popolarità online per sostenere un sistema di frode strutturato e continuativo.

Al centro dell’inchiesta c’è l’imprenditore e tiktoker Angelo Napolitano, volto noto sui social per la promozione quotidiana di telefoni cellulari ed elettrodomestici a prezzi fortemente concorrenziali.

Il sequestro dell’intera attività aziendale

Il provvedimento eseguito nelle ultime ore è particolarmente incisivo: non riguarda singoli beni, ma l’intero compendio aziendale della società. In pratica, la Napolitano Store è stata bloccata nella sua totalità, con i sigilli apposti ai punti vendita presenti tra Casalnuovo e Napoli.

La decisione del gip arriva dopo che, secondo la Procura, la società avrebbe continuato a mettere in atto le stesse condotte illecite già contestate, nonostante il sequestro preventivo di settembre. Una circostanza che ha portato gli inquirenti a ritenere l’attività “sistematicamente finalizzata alla realizzazione di profitti illeciti mediante condotte integranti reati tributari”.

Il maxi sequestro di settembre e lo yacht da 16,5 metri

Per comprendere la portata dell’operazione attuale, bisogna tornare indietro di alcuni mesi. Il 17 settembre scorso, la Guardia di Finanza aveva già eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 5.740.561 euro nei confronti della società e del suo legale rappresentante.

Tra i beni finiti sotto chiave figurava anche uno yacht di 16,5 metri, formalmente intestato a terzi ma ritenuto nella piena disponibilità dell’indagato. Un elemento che, secondo gli investigatori, rafforzerebbe il quadro indiziario sulla sproporzione tra redditi dichiarati e patrimonio effettivamente utilizzato.

Il Tribunale del Riesame aveva confermato integralmente la misura, aprendo la strada agli approfondimenti successivi.

La presunta frode Iva e il ruolo delle “cartiere”

Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, il cuore del sistema fraudolento sarebbe stato rappresentato da un meccanismo di frode all’Iva basato sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

In particolare, la società avrebbe:

  • mascherato vendite al dettaglio come vendite all’ingrosso;
  • emesso fatture senza applicazione dell’Iva, sfruttando il regime del reverse charge;
  • utilizzato società cosiddette “cartiere”, prive di dipendenti e di reale operatività, e sistematicamente inadempienti agli obblighi fiscali.

In questo modo, vendite che avrebbero dovuto essere soggette all’aliquota Iva ordinaria venivano contabilizzate come operazioni tra aziende, eludendo l’imposta.

Smartphone a prezzi stracciati, ma solo in contanti

Uno degli aspetti che più ha attirato l’attenzione degli investigatori riguarda le modalità di vendita dei telefoni cellulari. Dai riscontri raccolti è emerso che i dispositivi venivano proposti a prezzi significativamente inferiori rispetto a quelli praticati dalla grande distribuzione organizzata e dagli stessi produttori.

Tuttavia, c’era una condizione fondamentale: il pagamento doveva avvenire esclusivamente in contanti.

Al cliente, secondo quanto accertato, veniva consegnata una “bolletta” priva di validità fiscale, molto simile a uno scontrino, ma elaborata tramite un apposito software gestionale. Il documento riportava il codice IMEI del telefono venduto, consentendo:

  • di giustificare l’uscita del prodotto dal magazzino;
  • di monitorare internamente le vendite;
  • di garantire al cliente l’eventuale sostituzione del dispositivo.

Un sistema che, per gli inquirenti, avrebbe consentito di mantenere una parvenza di regolarità commerciale, pur in assenza di documentazione fiscale valida.

La crescita anomala del fatturato

Un altro elemento chiave dell’indagine è rappresentato dall’andamento economico della società. Secondo le stime della Procura, Napolitano Store avrebbe registrato una crescita del fatturato definita “esponenziale e anomala”.

I numeri parlano di un passaggio:

  • da 2,2 milioni di euro nel 2017
  • a 20,8 milioni di euro nel 2023.

Una progressione che, secondo gli investigatori, non sarebbe giustificabile senza il ricorso sistematico a pratiche evasive, soprattutto considerando i margini ridotti imposti dai prezzi estremamente competitivi pubblicizzati.

Il ruolo dei social e la visibilità su TikTok

La società pubblicizzava quotidianamente la propria attività sui social network, in particolare su TikTok, dove l’imprenditore era molto attivo con decine di contenuti pubblicati ogni giorno.

I video mostravano offerte lampo, nuovi arrivi e prezzi fortemente ribassati, contribuendo a costruire un’immagine di successo e accessibilità. Secondo gli inquirenti, però, proprio questa esposizione mediatica avrebbe facilitato l’individuazione di un modello di vendita sospetto, basato su volumi elevati e margini apparentemente incompatibili con il rispetto delle regole fiscali.

Lo sapevi che…?

  • La frode Iva è uno dei reati tributari più diffusi nel commercio di elettronica.
  • Le società “cartiere” vengono spesso utilizzate per emettere fatture false e abbattere artificialmente il carico fiscale.
  • I social network sono sempre più monitorati dalle autorità come fonte di informazioni investigative.

FAQ

Perché è stata sequestrata Napolitano Store?
Per il sospetto di frode all’Iva e vendite “in nero” attraverso fatture false e pagamenti in contanti.

Il sequestro riguarda solo alcuni beni?
No, riguarda l’intero compendio aziendale, inclusi i punti vendita.

Cosa c’entra TikTok nell’indagine?
I social venivano usati per pubblicizzare i prodotti a prezzi molto bassi, attirando l’attenzione degli investigatori.

Lo yacht sequestrato a chi apparteneva?
Era formalmente intestato a terzi, ma ritenuto nella disponibilità dell’indagato.