Un dettaglio può cambiare tutto, anche a distanza di quasi vent’anni. Nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi, una nuova perizia rimette al centro la scena del crimine.
Era il 13 agosto 2007 quando Chiara Poggi venne trovata senza vita nella villetta di famiglia in via Pascoli, a Garlasco. Da allora, il caso ha attraversato inchieste, processi, perizie e sentenze, fino alla condanna definitiva di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima.
Oggi, però, una nuova consulenza tecnica commissionata dalla famiglia Poggi propone una ricostruzione diversa rispetto a quella accolta nei primi anni dell’indagine. Un cambio di prospettiva che non indica nuovi colpevoli, ma che potrebbe incidere su un’eventuale richiesta di revisione del processo.
Il punto centrale? Secondo i consulenti, Chiara Poggi non sarebbe stata aggredita all’ingresso della casa, come ipotizzato in passato, ma in cucina. Un dettaglio solo apparente, che in realtà ha un peso rilevante nella lettura complessiva dell’omicidio.
Una nuova perizia sulla scena del crimine
La consulenza è stata effettuata da esperti incaricati dalla famiglia Poggi e si concentra sull’analisi della scena del crimine, con particolare attenzione alla distribuzione delle tracce di sangue e agli oggetti presenti in casa. A parlarne è stato direttamente uno dei periti, Dario Redaelli, che ha spiegato lo stato dei lavori in un’intervista al Corriere della Sera.
“Abbiamo concluso il nostro lavoro. Io, da analista della scena del crimine, ho pronta la relazione che settimana prossima consegnerò ai legali i quali ne faranno l’uso che ritengono opportuno”.
Le parole di Redaelli segnano un punto fermo: la perizia è conclusa e ora passa nelle mani degli avvocati. Non si tratta di un’ipotesi preliminare, ma di una relazione tecnica pronta per essere valutata in sede giudiziaria.
Secondo quanto emerso, i consulenti avrebbero raggiunto conclusioni diverse rispetto a quelle della Bpa – l’analisi delle macchie di sangue – effettuata nel 2007, che indicava l’ingresso della villetta come luogo iniziale dell’aggressione.
Perché la cucina cambia la ricostruzione dell’omicidio
Il cuore della nuova perizia è nella diversa collocazione dell’inizio dell’aggressione. Per gli esperti incaricati dalla famiglia Poggi, la violenza che ha portato alla morte di Chiara sarebbe cominciata in cucina. “Per noi — ha detto Redaelli al quotidiano di via Solferino — l’aggressione, che sfocia nell’omicidio, comincia invece in cucina, dove nella spazzatura dell’ultima colazione di Chiara è stato trovato il bricco di Estathé sulla cui cannuccia c’è il Dna di Alberto Stasi”.
Questo elemento, già noto agli atti, viene riletto alla luce della nuova analisi della scena. La presenza del bricco nella spazzatura della cucina, unita alle tracce biologiche, rafforzerebbe l’ipotesi che Chiara fosse impegnata in una normale attività quotidiana quando è stata aggredita.
Dal punto di vista criminologico, questo scenario suggerisce un contesto domestico, privo di segni immediati di allarme o colluttazione all’ingresso. Un’aggressione improvvisa, avvenuta in un ambiente familiare, potrebbe spiegare meglio alcuni aspetti della distribuzione delle tracce ematiche.
Nessun colpevole alternativo: cosa dicono i periti
Un aspetto importante, spesso al centro del dibattito pubblico, riguarda l’individuazione di eventuali responsabilità diverse da quelle già accertate.
Su questo punto, i consulenti della famiglia Poggi sono netti. Secondo quanto riportato, non esisterebbe un colpevole alternativo rispetto ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva.
La nuova perizia, quindi, non punta a individuare nuovi indagati, ma a riconsiderare la dinamica dei fatti alla luce di elementi tecnici che, secondo i consulenti, non sarebbero stati adeguatamente valorizzati in passato.

Alberto Stasi e Chiara Poggi
La possibile revisione del processo
L’obiettivo dichiarato della consulenza è quello di fornire nuovi elementi utili a una eventuale richiesta di revisione del processo che ha portato alla condanna definitiva di Stasi. “Abbiamo avuto i riscontri che stavamo cercando. Presenteremo i nostri risultati in una eventuale richiesta di revisione del processo ad Alberto Stasi, in modo tale che i giudici che dovranno valutare possano verificare anche questi ulteriore dati. La nostra attività attuale ha poco a che vedere con la vicenda Sempio, tutta concentrata invece verso una eventuale richiesta di revisione”.
Queste parole, pronunciate da Redaelli in un’intervista a Fanpage.it, chiariscono la strategia difensiva: concentrare l’attenzione sui presupposti tecnici per una revisione, lasciando sullo sfondo altri filoni investigativi.
Attualmente, per concorso nell’omicidio risulta indagato Andrea Sempio, ma la nuova perizia non sarebbe focalizzata su questo aspetto.
Le indagini parallele e il lavoro dei pm di Pavia
Accanto alla consulenza della famiglia Poggi, prosegue il lavoro della Procura di Pavia. I pubblici ministeri attendono di valutare in modo completo anche i risultati della nuova Bpa affidata ai Ris di Cagliari.
Questa analisi è già stata consegnata ai magistrati, ma al momento sono trapelate solo indiscrezioni. Tra queste, l’ipotesi che l’aggressione possa essere avvenuta in più fasi.
Resta però ancora aperta una domanda chiave: queste fasi si sono svolte tutte in cucina, oppure tra cucina e ingresso della villetta? Una risposta definitiva potrebbe arrivare solo dopo il confronto tra le diverse perizie.
FAQ – Le domande più cercate sul caso Chiara Poggi
- Chi ha ucciso Chiara Poggi? Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi.
- Perché si parla di una nuova perizia? La famiglia Poggi ha commissionato una consulenza tecnica che propone una diversa ricostruzione della scena del crimine.
- L’aggressione è avvenuta davvero in cucina? Secondo i nuovi consulenti sì, ma la magistratura deve ancora valutare tutte le perizie disponibili.
- Ci sono nuovi indagati? Al momento Andrea Sempio è indagato per concorso, ma la nuova perizia non si concentra su questo filone.
- È possibile una revisione del processo? La revisione è una possibilità prevista dalla legge, ma spetta ai giudici decidere se i nuovi elementi siano sufficienti.






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