Il pagamento della pensione di giugno scatterà lunedì 1° giugno. Quello che troveranno molti pensionati, però, sarà diverso rispetto al mese scorso. Nei cedolini compariranno ricalcoli, recuperi fiscali, arretrati e trattenute straordinarie che modificheranno anche di molto gli importi percepiti. Giugno è il mese in cui si chiudono numerosi regolamenti di conti tra INPS e contribuenti, e quest’anno la sovrapposizione è particolarmente intensa.

Chi trova di più: i ricalcoli per gli ex Inpdap

La variazione più favorevole riguarda una parte degli ex dipendenti pubblici andati in pensione con la vecchiaia ordinaria attraverso le gestioni ex Inpdap. Per mesi molti di loro hanno percepito assegni inferiori al dovuto a causa di errori nei calcoli dell’INPS. L’istituto sta completando i ricalcoli automatici e nel cedolino di giugno compariranno sia gli importi corretti sia gli arretrati accumulati nel tempo. In alcuni casi le somme restituite potranno superare i mille euro.

Non si tratta di un bonus: è un conguaglio, la restituzione di somme che spettavano già ai pensionati e vengono riconosciute solo ora. Chi rientra in questa casistica può verificare la propria posizione accedendo all’area personale MyINPS con SPID o CIE.

Chi trova di meno: trattenute per detrazioni non spettanti

Per altri pensionati giugno sarà il mese delle trattenute. L’INPS ha avviato il recupero di detrazioni IRPEF riconosciute erroneamente a circa quindicimila pensionati che avrebbero beneficiato di agevolazioni fiscali non spettanti. Le somme vengono recuperate direttamente dagli assegni attraverso rateizzazioni che ridurranno il netto mensile.

È l’effetto dei conguagli fiscali: quando il sistema previdenziale incrocia i dati reddituali aggiornati, emergono differenze che si traducono in crediti o debiti per il pensionato.

Perché il cedolino di giugno va controllato con attenzione

Molti pensionati, abituati a ricevere importi sostanzialmente stabili durante l’anno, potrebbero trovarsi di fronte a variazioni inattese senza comprenderne immediatamente la causa. Per questo il cedolino disponibile su MyINPS va consultato con qualche giorno di anticipo rispetto al pagamento, voce per voce, soprattutto quando compaiono trattenute o accrediti straordinari.

La sentenza della Cassazione: la pensione non parte da sola

Accanto alle variazioni di giugno, una pronuncia recente della Corte di Cassazione ricorda un principio che molti lavoratori ignorano. Senza una domanda formale all’INPS il diritto alla pensione resta sospeso e l’assegno non viene erogato. Il semplice compimento dei 67 anni, oggi soglia per la pensione di vecchiaia, non basta a far partire i pagamenti.

La Cassazione ha chiarito anche un secondo punto cruciale: le mensilità non richieste in tempo non vengono recuperate successivamente come arretrati. La pronuncia nasce dal caso di una lavoratrice che, pur avendo maturato i requisiti pensionistici, aveva inoltrato la domanda con ritardo. La Suprema Corte ha stabilito che il diritto ai ratei mensili nasce solo dal momento della richiesta formale.

Ogni mese di ritardo nella presentazione della domanda di pensione all’INPS equivale a una mensilità persa definitivamente.

Il problema delle carriere discontinue

La questione è ancora più delicata per chi ha avuto percorsi lavorativi frammentati, alternando lavoro dipendente, autonomo o collaborazioni. In questi casi i contributi possono essere distribuiti tra diverse gestioni previdenziali e il loro accorpamento richiede una richiesta esplicita del lavoratore. L’INPS non procede automaticamente all’unificazione delle posizioni contributive. Questo significa che eventuali ritardi o dimenticanze possono tradursi in mesi di pensione persi definitivamente.

Chi ha contributi in più gestioni può verificare la propria posizione complessiva attraverso la procedura di totalizzazione dei periodi assicurativi sul sito INPS, senza aspettare di aver già raggiunto i requisiti di età.