Su Netflix c’è un film che, oltre ad essere straordinariamente recitato dai due protagonisti: Jonathan Pryce e Anthony Hopkins, descrive in maniera emblematica la differenza della visione del mondo tra il papa emerito Benedetto XVI e papa Francesco: I due Papi. Sì, perché, dal punto di vista della regione cattolica, siamo contemporanei di un fatto eccezionale.

Una contrapposizione che è ‘esplosa’ con il libro ‘Dal profondo del nostro cuore’, scritto da Ratzinger con il cardinale Robert Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino della Disciplina dei Sacrimenti, in uscita in Francia il prossimo 15 gennaio. Si tratta di un volume che ha, come tema, il valore della fede e l’importanza sacrale del celibato dei preti, successivo al Sinodo sull’Amazzonia, che si è svolto ad ottobre, durante il quale è emersa la possibilità di permettere ai preti di unirsi in matrimonio per colmare la necessità del Vaticano di avere suoi rappresentanti in quella parte di mondo.

Ora, nel volume c’è una frase molto forte scritta dal pontefice tedesco che, rispetto al sudamericano, ha una prospettiva decisamente più conservatrice: «Non posso tacere, il celibato è indispensabile. Io credo che il celibato dei sacerdoti abbia un grande significato ed è indispensabile perché il nostro cammino verso Dio possa restare il fondamento della nostra vita». Da rimarcare, poi, che Benedetto XVI – si è firmato così nel volume – ha scelto di condividere quest’esperienza letteraria con un cardinale nominato arcivescovo a soli 34 anni da papa Giovanni Paolo II e con posizioni opposte a quelle di Bergoglio.

Insomma, si tratta di un intervento ‘a gamba tesa’ del papa emerito su un momento in cui il successore sta vagliando l’ipotesi di concedere eccezionalmente il sacerdozio in Amazzonia anche a chi è sposato.

IL COMMENTO DI MOGAVERO

Intervistato da Repubblica, Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo ed ex sottosegretario della CEI, ha affermato: «A Benedetto XVI riconosciamo grande passione ecclesiale. Anche se, in mancanza ancora di un pronunciamento di Francesco dopo i lavori del Sinodo, l’uscita di questo libro mi sembra un mettere le mani avanti eccessivo, come a dire che si vuole mettere in guardia dall’andare oltre cià che si ritiene non modificabile».

«In effetti – ha aggiunto Mogavero – i padri sinodali hanno ribadito l’importanza dei diaconi sposati, un ministero antico e da tempo accettato dalla Chiesa latina. Quindi il libro mi pare soltanto, in una forma solenne e ragionata, il tentativo di mettere comunque al riparo da sviluppi futuri che ovviamente ci potranno comunque essere».

Sui preti sposati, Mogavero ha detto: «Ritengo che i tempi siano maturi per un’apertura che a mio avviso non è scandalosa. L’eventuale introduzione dei preti sposati non metterebbe in dubbio il valore del celibato, solo risponderebbe a esigenze oggi nuove».

IL COMMENTO DI PENNISI

Intervistato da La Stampa, l’arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi, ha affermato: «Benedetto XVI ha legittimamente espresso la sua convinzione. Tocca a Francesco tenere presente l’universalità della Chiesa e prendere una decisione, tenendo conto di una tradizione testimoniata dai tempi della lettera di san Paolo ai Corinti».

Secondo Pennisi il no è «una convenienza, un’utilità dal punto di vista spirituale ed ecclesiale, nel senso che si ritiene tradizionalmente che il celibato metta in condizione di donarsi in maniera integrale alla propria missione. Ma non significa che ciò non accada anche per il clero uxorato. Nelle Chiese ortodosse a non sposarsi sono i vescovi e i monaci. Nella Chiesa latina i presbiteri sono celibi, i diaconi permanenti no».

«È dal Concilio Vaticano II – ha ricordato Pennisi – che si discute di ‘viri probati’, cioè dell’ordinazione di uomini sposati di una certa età e di provata fede che possano celebrare messa in quelle comunità che hanno scarsità di sacerdoti e dov’è difficile che un prete possa recarsi regolarmente. Nel 1971 la proposta fu sottoposta ai vescovi e ottenne scarse adesioni, ma la mancanza di preti non richiede necessariamente l’ordinazione. Si può ovviare estendendo i ministeri».

«Il Sinodo ha riproposto la questione – ha concluso l’arcivescovo di Monreale – e occorre aspettare. Si possono esprimere convinzioni, ma poi vale la decisione del Papa. È irrealistico un quadro in cui il Pontefice regnante venga corretto o ostacolato da posizioni contrarie. È il Papa a fare la sintesi e a dare l’indicazione per il bene della Chiesa. Bisognerà vedere quali condizioni verranno trattate. Potrebbe essere una decisione che non riguarda tutto il clero ma solo determinate situazioni o la possibilita’ di ordinare uomini sposati».