Nella conferenza stampa di fine anno il premier Giuseppe Conte ha parlato anche di reddito di cittadinanza, definita «una misura di cui vado orgoglioso. La rivendico e mi batterò con tutte le forze affinché sia conservata ma va migliorata in fase applicativa. Si è rivelata efficace per contrastare la povertà assoluta (in 8 mesi abbiamo – 60% della povertà) dobbiamo migliorarla per la prospettiva occupazionale».

Il presidente del Consiglio dei Ministri ha aggiunto che «non mi appagherò fino a quando, spero a breve, non ci sarà un progetto che non sia meramente assistenziale ma che sia rivolto anche alla formazione e alla occupazione. Quando accadrà questo potrò dirmi finalmente appagato».

«Sono misure, specie il reddito, che abbiamo conservato all’esito di un confronto politico in cui c’erano perplessità da parte delle altre forze di governo, ma abbiamo deciso di confermarla», ha rimarcato Conte.

Al premier ha replicato Giacomo Portas, leader dei Moderati e indipendente di Italia Viva: «Da Conte tante belle parole per giustificare un’azione di governo anemica. Vuole rilanciare davvero l’esecutivo? A gennaio tagli l’Irpef e modifichi il reddito di cittadinanza».

Critica anche la posizione di Europa+: «L’Italia è l’unico Paese dell’Unione europea in cui la spesa per interessi sul debito pubblico, 69 miliardi nel 2017, supera quella per l’istruzione, 66,1 miliardi: nei giorni in cui commentiamo le dimissioni del ministro dell’Istruzione, polemico per gli scarsi investimenti sulla scuola, ricordiamo al governo qual è la causa per cui in Italia ad ogni legge di bilancio si fanno le nozze coi fichi secchi». Così il vicesegretario Piercamillo Falasca che ha aggiunto: «Continuiamo a sprecare miliardi di euro in spese assistenzialiste e acchiappa-consenso, che gonfiano il debito pubblico e sottraggono risorse a istruzione, sanità, ambiente, infrastrutture e difesa. Per pagare il reddito di cittadinanza e Quota 100, per dire, lo Stato rinuncia a fare bene le uniche cose che davvero lo Stato dovrebbe fare».