Un uomo di 60 anni residente nel Bellunese ha ottenuto dallo Stato un indennizzo di circa 197mila euro, dopo aver sviluppato gravi complicazioni neurologiche in seguito alla terza dose di vaccino anti-Covid Pfizer nel 2021. Il pagamento è arrivato nei giorni scorsi, a conclusione di un lungo percorso medico e legale iniziato nel 2022.
Il caso è stato riconosciuto ufficialmente dalle commissioni mediche che hanno accertato il nesso causale tra la vaccinazione e la patologia neurologica insorta poche ore dopo l’iniezione.
Dalla vaccinazione al ricovero: cosa è successo
Come riportato sul Corriere del Veneto, dopo la somministrazione del vaccino, l’uomo ha iniziato a manifestare sintomi gravi: non riusciva a parlare né a camminare. È stato ricoverato nel reparto di neurologia dell’ospedale di Feltre, dove i medici hanno diagnosticato una ADEM (encefalomielite acuta disseminata), una malattia infiammatoria che colpisce cervello e midollo spinale.
La patologia ha provocato un processo degenerativo del sistema nervoso centrale, con conseguenze permanenti. Oggi il paziente presenta:
- difficoltà nella deambulazione;
- febbre ricorrente;
- stanchezza cronica;
- deficit cognitivi.
L’invalidità riconosciuta è pari all’80%.
Il percorso legale: dal 2022 al riconoscimento
Nel luglio 2022, attraverso l’avvocato Emiliano Casagrande, è stata avviata la richiesta di risarcimento. Il legale ha inviato perizie, documentazione clinica e richieste formali sia al Ministero della Salute sia all’ULSS 1 di Belluno.
Il risultato è arrivato senza bisogno di un processo civile. Il paziente ha ottenuto:
- un indennizzo una tantum di circa 197mila euro;
- un vitalizio bimestrale di 2.000 euro, già attivo da aprile 2025.
Il riconoscimento si basa sulle tabelle previste dalla legge del 1992, che tutela chi subisce danni irreversibili da trattamenti sanitari.
Il calvario sanitario: anni tra ospedali e terapie
Negli ultimi cinque anni, l’uomo ha affrontato un percorso sanitario complesso, tra ricoveri e visite in diverse strutture: Feltre, Verona, Pieve di Soligo e Arco (Trentino).
Un continuo alternarsi di esami, terapie e valutazioni cliniche che hanno portato alla conferma definitiva del quadro neurologico.
Le parole del paziente: fiducia nella medicina
Nonostante le conseguenze, il paziente non mette in discussione la validità delle vaccinazioni: «Non ho nulla contro i vaccini, sono stato solo sfortunato».
E ancora: «Continuo a credere nella scienza medica e prevenzione così come nei vaccini e ringrazio tutti i sanitari che mi hanno assistito all’ospedale di Feltre».
Una posizione netta, che distingue il caso individuale dal valore generale delle campagne vaccinali e da un possibile uso strumentale di questa vicenda da parte dei NoVax.
Il ruolo delle commissioni mediche
Determinante è stato l’accertamento del nesso causale tra vaccino e patologia. Le commissioni mediche hanno stabilito che la malattia neurologica si è manifestata a poche ore dalla somministrazione, rendendo possibile l’accesso alle forme di indennizzo previste dalla normativa italiana.
In precedenza, era già stato riconosciuto un assegno periodico. Il nuovo provvedimento ha aggiunto il risarcimento in un’unica soluzione.
Un caso raro ma previsto dalla legge
Le reazioni avverse gravi ai vaccini anti-Covid restano eventi rari rispetto al numero complessivo di dosi somministrate. Tuttavia, il sistema normativo italiano prevede strumenti di compensazione proprio per questi casi.
Il riconoscimento economico rappresenta un atto istituzionale, ma non modifica la condizione clinica del paziente, che convive con limitazioni permanenti.
Tra risarcimento e vita quotidiana
L’indennizzo rappresenta una forma di tutela concreta, ma non cancella le conseguenze.
«Non tornerò come prima», ha spiegato il paziente, sottolineando comunque la qualità dell’assistenza ricevuta durante il percorso sanitario.






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