Dietro gli insulti di Donald Trump a Papa Leone XIV e l’attacco frontale a Giorgia Meloni c’è anche un pezzo di terra siciliana: Sigonella. Il no italiano all’utilizzo della base per operazioni nell’area dello Stretto di Hormuz ha incrinato un rapporto che Meloni aveva coltivato per quattro anni. Poi è arrivato il Papa a criticare le minacce iraniane come “inaccettabili”. E Trump ha perso la misura.
Il comportamento incostante e le dichiarazioni estreme del presidente Trump negli ultimi giorni e nelle ultime settimane hanno dato una forte accelerata al dibattito sul fatto che sia “furbo come una volpe” oppure semplicemente “pazzo”. Il New York Times lo ha scritto apertamente.
Cosa ha detto e fatto Trump in pochi giorni
La sequenza è densa e vale la pena ricostruirla. Il 5 aprile Trump pubblica su Truth Social una minaccia verso l’Iran: centrali elettriche e ponti da colpire entro il giorno dopo se lo Stretto di Hormuz non fosse stato riaperto. Il messaggio diceva: “Martedì sarà il Giorno delle Centrali elettriche e dei Ponti, tutto in uno, in Iran… Aprite questo fottuto Stretto, bastardi pazzi, oppure vivrete all’inferno”. Un post che ha mosso il mondo.
Papa Leone XIV ha risposto definendo la minaccia “veramente inaccettabile”. Trump ha allora attaccato il Pontefice su Truth Social, descrivendolo come “debole” e “terribile in politica estera” e ha pubblicato un’immagine generata dall’intelligenza artificiale in cui si ritraeva come una figura messianica (poi smentita ma nessuno gli crede).
In un’intervista telefonica al Corriere della Sera, Trump ha poi preso di mira direttamente la Meloni: “Sono scioccato da Giorgia Meloni. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo. Non vuole aiutarci nella guerra”. Ha aggiunto che l’Italia non vuole partecipare, che la NATO è “una tigre di carta” e che ha chiesto all’Italia di inviare mezzi nello Stretto senza ottenere risposta.
Quando Meloni ha risposto definendo le sue parole sul Papa “inaccettabili”, Trump ha replicato: “È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”.
La risposta italiana: prima il silenzio, poi la condanna
L’attacco di Trump al Papa ha scosso la politica italiana e creato imbarazzo nel governo: Meloni ha reagito in mattinata con una nota di routine al pontefice per il viaggio in Africa e, solo nel tardo pomeriggio, dopo una valanga di critiche da parte delle opposizioni, ha condannato apertamente le “parole inaccettabili” di Trump nei confronti del Santo Padre.
Il primo esponente del governo a contestare apertamente Trump è stato Matteo Salvini, che ha detto che attaccare il Papa “non mi sembra una cosa utile e intelligente da fare”. Più diplomatico Antonio Tajani, che ha espresso “grandissimo rispetto nei confronti del Santo Padre”. Dall’opposizione, Elly Schlein ha parlato di “attacchi gravissimi, inaccettabili e senza precedenti nella storia”.
Meloni ha poi risposto direttamente a Trump: “Non mi sentirei a mio agio in una società dove i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Le parole di Trump sono inaccettabili, ho espresso la mia solidarietà al Papa”.
In Italia, l’attacco a Meloni ha prodotto un effetto raro: solidarietà trasversale, dalle opposizioni ai vertici istituzionali. Elly Schlein ha dichiarato alla Camera: “Siamo avversari in quest’Aula, ma tutti cittadini italiani e non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro Paese”.
Il 25° Emendamento: quando i repubblicani smettono di tacere
Mentre l’Italia reagiva agli attacchi, a Washington si muoveva qualcosa di più significativo. Il rappresentante Jamie Raskin del Maryland, il principale democratico della Commissione Giustizia della Camera, ha depositato un disegno di legge con 50 co-firmatari per istituire una Commissione sulla Capacità Presidenziale, prevista dal 25° Emendamento, per valutare se il presidente sia mentalmente o fisicamente in grado di svolgere le sue funzioni.
Il punto non è il destino del disegno di legge (che non passerà perché il Senato è a maggioranza repubblicana). Il punto è chi ha cominciato a parlare. L’ex rappresentante Marjorie Taylor Greene, georgiana e storica alleata di Trump, ha detto alla CNN che minacciare di distruggere la civiltà iraniana “non è retorica dura, è pazzia”. Candace Owens, voce della destra radicale, lo ha definito “un pazzo genocida”. Alex Jones, fondatore di Infowars, si è espresso in termini simili.
Un sondaggio Reuters/Ipsos di febbraio rilevava che il 61% degli americani ritiene che Trump sia diventato più erratico con l’età e solo il 45% lo considera “mentalmente lucido e capace di affrontare le sfide”, in calo dal 54% del 2023.
Tuttavia, il dissenso a destra non si è esteso al Congresso, dove i parlamentari repubblicani rimangono pubblicamente fedeli al presidente, né al gabinetto, che dovrebbe approvare qualsiasi invocazione del 25° Emendamento, rendendo quell’ipotesi priva di conseguenze pratiche.
Questo significa che Trump rimane al suo posto, con i codici nucleari, con la leva commerciale sui dazi e con la capacità di rompere le alleanze nel momento di massima tensione geopolitica dagli anni Ottanta.
Il nodo siciliano: Sigonella e il costo del “no”
Per la Sicilia, questa crisi ha un nome preciso: Sigonella. Il no recapitato sull’uso della base ha presumibilmente incrinato il rapporto, per fratturarlo seriamente sulla difesa del Pontefice. Trump ha chiesto all’Italia la massima disponibilità per risolvere il problema nello Stretto di Hormuz. L’Italia ha risposto di no. Trump ha reagito colpendo il bersaglio più vulnerabile: la reputazione internazionale di Meloni e, attraverso di lei, il profilo dell’Italia come alleato credibile.
Sigonella non è solo una base. È il simbolo dell’ambiguità strategica italiana nel Mediterraneo: abbastanza vicina all’America da ospitarne i droni e i caccia, abbastanza autonoma da poter dire no quando i costi politici diventano insostenibili. Questa ambiguità, che ha protetto l’Italia per decenni, è ora sotto pressione da un’amministrazione che non tollera le sfumature…
Immagine di Giorgia Meloni e Donald Trump generata con l’IA.






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