La Chiesa siciliana fa scudo attorno a Papa Leone XIV, finito nel mirino di Donald Trump per le sue posizioni sui conflitti globali. Da Siracusa e dalle province dell’isola come Enna, giunge una ferma solidarietà al Pontefice proprio mentre si trova in un delicato viaggio apostolico in Africa. Si tratta di una reazione corale che stigmatizza il linguaggio della prevaricazione e rilancia l’impegno per il dialogo internazionale. Un gesto di vicinanza che riafferma il ruolo della Chiesa come voce morale universale.

L’attacco di Trump

La tensione è salita alle stelle dopo che il presidente USA ha duramente contestato l’autorità del Papa in materia bellica. Trump ha dichiarato che il Pontefice “non ha idea di quello che sta succedendo” e non dovrebbe parlare di guerra, definendo “inaccettabile” anche la difesa di Leone XIV operata dal governo italiano. Esternazioni che hanno provocato una reazione trasversale nel Paese, compattando le forze politiche a difesa della figura del Santo Padre.

Il vescovo di Siracusa

Monsignor Francesco Lomanto arcivescovo di Siracusa, ha scritto direttamente al Papa esprimendo la “mite fermezza” della Chiesa locale contro chi usa “toni ed argomenti del tutto inaccettabili” Lomanto ha condannato con forza il “delirio di onnipotenza” che agita il mondo, ribadendo che solo la preghiera può infrangere la “demoniaca catena del male”. Il presule ha invocato per ogni nazione una “pace disarmata e disarmante”, citando simbolicamente le lacrime della Madonna di Siracusa a conforto delle ferite inferte dai conflitti. Anche dal territorio ennese e dalle altre realtà isolane emerge la condanna verso un linguaggio che calpesta la dignità e la giustizia, riaffermando che la violenza non avrà mai l’ultima parola.

Le parole del vescovo di Piazza Armerina

Monsignor Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina (diocesi che comprende Enna), ha definito le esternazioni di Trump “un attacco frontale e durissimo” contro il Papa e il suo servizio al mondo. Gisana ha precisato che il Pontefice non attacca le persone, ma quel “meccanismo che produce le guerre”, invitando a dire basta all’”idolatria di se stessi e del denaro” e all’”esibizione della forza”. Il presule ha esortato i fedeli a seguire l’esempio del Papa nella promozione di opere di riconciliazione.