I dispersi nel doppio terremoto che mercoledì ha devastato il Venezuela sono arrivati a 49.566. Il dato, aggiornato sul sito ufficiale istituito per raccogliere le segnalazioni delle persone di cui si sono perse le tracce, è quasi cinque volte quello di ventiquattro ore fa. I morti accertati dal governo salgono ad almeno 235. I feriti sono circa 4.300.
La cifra dei dispersi è quella che più racconta la dimensione reale di questo disastro. Decine di migliaia di famiglie non sanno ancora dove si trovano i propri cari. Le linee telefoniche in vaste aree del Paese sono interrotte, la copertura cellulare è assente in molti quartieri di Caracas, e chi cerca notizie lo fa attraverso i social media, quando riesce a connettersi.
250 edifici crollati: La Guaira e Caracas le zone più colpite
La stima degli edifici crollati o gravemente danneggiati, diffusa dal presidente del Parlamento Jorge Rodríguez, è di almeno 250. Le operazioni di soccorso proseguono, soprattutto nella regione di La Guaira, sulla costa caraibica a nord di Caracas, e nell’area della capitale. Il ministro dell’Interno Diosdado Cabello ha confermato crolli anche in città. Tra le regioni investite dalle scosse figurano Trujillo, Yaracuy, Carabobo, Aragua e Miranda.
A La Guaira le immagini circolate sui social mostrano palazzi ridotti a macerie. Nella giornata di ieri tre bambini sono stati estratti vivi, coperti di polvere ma illesi, in uno dei pochi momenti di sollievo tra le ore immediatamente successive alle scosse. Le operazioni di ricerca sotto le macerie continuano senza sosta.
A Caracas centinaia di residenti hanno trascorso la notte all’aperto, tra parchi e parcheggi, per paura dei crolli. L’aeroporto internazionale Simón Bolívar è rimasto chiuso per una pista crepata. La metropolitana è sospesa, il gas naturale interrotto in vaste aree urbane. Chi voleva usare i social media per cercare notizie di familiari si è trovato spesso senza connessione.
Il team italiano: 41 vigili del fuoco partiti da Pratica di Mare
Dal Viminale, attraverso il Centro operativo nazionale, è stato organizzato un dispositivo di 41 vigili del fuoco. Il nucleo portante è composto da 25 esperti del Modulo Usar Ita-02, specializzati nelle complesse operazioni di ricerca e soccorso sotto le macerie, provenienti da Piemonte, Liguria, Veneto e Lombardia.
A loro si affiancano 2 tecnici per la valutazione dello scenario emergenziale, 12 operatori del modulo Tast (Technical Assistance and Support Team) di Lombardia e Toscana, incaricati del supporto logistico e cartografico della base operativa sul campo, e 2 specialisti Co.Em. (Comunicazione in Emergenza) per il coordinamento del flusso informativo. Il decollo è avvenuto dall’aeroporto militare di Pratica di Mare, su aeromobile messo a disposizione dall’Aeronautica militare, nell’ambito di una missione internazionale organizzata dal Dipartimento della Protezione civile in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri.
La risposta internazionale: 150 milioni dagli USA, 40 tonnellate dalla Croce Rossa
Le squadre di soccorso arrivano da tutto il mondo. Gli Stati Uniti hanno inviato due navi militari, aerei da trasporto ed elicotteri, stanziato 150 milioni di dollari in aiuti e sospeso alcune sanzioni per facilitare l’accesso ai fondi d’emergenza internazionali.
L’ONU ha allestito rifugi per gli sfollati. La Croce Rossa internazionale ha inviato almeno 40 tonnellate di materiali di soccorso. Papa Leone XIV ha donato 100.000 euro. Starlink ha offerto connettività gratuita per un mese alla popolazione colpita nelle aree più isolate.
Il governo venezuelano ha annunciato la creazione di un fondo da 200 milioni di dollari per la ricostruzione di ospedali e abitazioni danneggiate. I ministri dell’economia e delle finanze sono stati incaricati di sovrintendere all’operazione. Le scuole rimarranno chiuse per diversi giorni: alcuni edifici scolastici sono stati convertiti in rifugi e centri di raccolta aiuti.






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